La dannazione ebola: in poco meno di un anno uccise dal virus 1600 persone

Africa ExPress
Kinshasa, 7 luglio 2019

In poco meno di un anno la decima epidemia di ebola, che si è presentata in due province della Repubblica Democratica del Congo (Nord Kivu e Ituri) il 1° agosto 2018, ha ucciso 1.613 persone. Durante questo periodo sono state vaccinate quasi 152.000 persone; malgrado ciò ben 2.295 hanno contratto la malattia e tra loro solamente 667 sono guarite dal temibile virus.

Qualche giorno fa è morta una donna a soli settanta chilometri dal confine con il Sud Sudan, Paese che ora è in stato di massima allerta. Nel più giovane Stato della Terra, che ha ottenuto la sua indipendenza dal Sudan solamente nel 2011, e dove si sta consumando una terribile guerra civile dalla fine del 2013, il servizio sanitario è ovviamente particolarmente precario. Le autorità di Juba hanno fatto sapere di aver inviato sette persone nel Yei River State, che confina con il Congo-K, per incrementare i controlli al confine.

Epidemia di ebola nel Congo-K

La donna è morta a Ariwara, un importante centro commerciale nella ex colonia belga. Precedentemente era stata a Beni, nel Nord-Kivu, distante oltre 500 chilometri dal luogo del decesso.

Rory Stewart, segretario di Stato britannico allo Sviluppo internazionale, durante il suo breve soggiorno nel Nord-Kivu, ha chiesto a tutte le organizzazioni impegnate nella lotta contro ebola, nonchè alle autorità di Kinshasa, un impegno ancora maggiore per debellare la patologia, che rischia di destabilizzare tutta la regione. La Gran Bretagna contribuisce anche finanziariamente al progetto volto a contrastare ebola direttamente attraverso il DFID (acronimo inglese per Dipartimento per lo sviluppo internazionale, un organismo governativo del Regno Unito responsabile della gestione degli aiuti d’oltremare).

Mentre Omar Aboud, a capo della Missione delle Nazioni Unite per la stabilizzazione nella Repubblica Democratica del Congo (MINUSCO) a Beni (Nord-Kivu), durante la commemorazione in occasione del 59esimo anniversario dell’indipendenza, ha sottolineato che bisogna mettere in campo tutti gli sforzi possibili per liberare la popolazione dall’ebola e dai continui attacchi dei gruppi armati.

Pochi giorni fa il capo Maï-Maï (Union des patriotes pour la libération du Congo), Kambale Mayani, durante un incontro con le autorità militari della regione, ha dichiarato di essere disposto a deporre le armi.

Miliziani del gruppo armato Maï-Maï, Congo-K

A Ituri la situazione è ancora precaria, dopo gli scontri etnici delle ultime settimane, che hanno causato la morte di oltre 160 persone. E PAM (Programma Alimentare Mondiale), ha fatto sapere di aver triplicato i propri sforzi per assistere il sempre crescente numero degli sflollati. Per arginare la propagazione di ebola, l’Organizzazione assiste con aiuti alimentari particolari le persone affette dal virus e coloro che sono entrati in contatto con i malati.

Secondo PAM, attualmente gli sfollati sono oltre 4,5 milioni, persone che provengono per lo più da zone rurali e non possono continuare a coltivare le loro terre. In tutto sono ben 13 milioni i congolesi vivono in condizioni di insicurezza alimentare estrema, tra loro 5 milioni di bambini.

Da oltre vent’anni nel Paese si stanno consumando innumerevoli conflitti che si sono intensificati dal 2016, in particolare nell’est e nel sud-est del Paese.

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