Sudan: accordo tra militari e società civile per governo di transizione

Speciale per Africa ExPress
Cornelia I. Toelgyes
Quartu Sant’Elena 5 luglio 2019

Nelle prime ore del mattino il mediatore dell’Unione Africana per la crisi del Sudan ha annunciato con grande soddisfazione che il Consiglio Militare di Transizione, la coalizione dei contestatori e i partiti dell’opposizione hanno trovato finalmente un accordo. Le due fazioni hanno adottato un compromesso sulla spartizione dei poteri in seno al Consiglio Sovrano, l’organo che dirigerà la transizione fino alle prossime elezioni, previste fra tre anni e tre mesi.

“Il Consiglio militare e l’Alleanza Freedom and Change – la coalizione civile, che comprende Sudanese Professional Association e partiti all’opposizione – otterranno cinque seggi ciascuno nel nuovo organo direttivo”, ha spiegato Mohamed Hacen Ould Lebatt, mediatore dell’UA. A un non militare, gradito però a entrambe le parti andrà un undicesimo seggio.

Sudan, Khartoum: raggiunto accordo tra militari e civili per governo di transizione

Sudanese Professional Association ha fatto sapere che i militari guideranno il Consiglio per i primi 21 mesi, mentre i civili per i rimanenti 18. L’accordo dovrebbe essere completato per la firma lunedì prossimo. Finora non sono stati resi noti i nomi dei componenti del Consiglio. Chissà se nel nuovo organo leggeremo anche il nome di qualche donna, che durante le proteste di questi mesi hanno svolto un ruolo essenziale.

Sia l’attuale Consiglio Militare di Transizione (TMC), che i civili concordano sulla necessità di aprire un’inchiesta volta a far luce sulle responsabilità del massacro del 3 giugno. E Mohammad Hamdan Daglo, meglio conosciuto come Hemetti, attuale capo delle forze paramiliatri di Rapid Support Forces (ex janjaweed) e oggi anche numero due del TMC, ha ringraziato i mediatori per i loro sforzi, la loro pazienza e si è complimentato anche con i “fratelli” della coalizione civile per la loro disponibilità.

Peccato che nessuno – o ben pochi – abbiano menzionato che l’ex capo dei janjaweed si sia recato in Eritrea proprio lunedì scorso, dove ha incontrato Isaias Afeworki, presidente del regime di Asmara per discutere della precaria situazione sudanese. Lo scorso maggio Isaias aveva inviato il ministro degli Esteri,  Osman Saleh, e Yemane Ghebreab, consigliere del dittatore, a Khartoum per colloqui con esponenti di Freedom and Change. Precedentemente avevano incontrato il capo dei putchisti e il suo vice Hemetti.

Le proteste sono scoppiate lo scorso dicembre, dopo l’annuncio del governo di voler triplicare il prezzo del pane. Ben presto le dimostrazioni si sono diffuse in tutto il Sudan fino a raggiungere anche Khartoum, sfociate con la caduta di Omar al Bashir dopo il colpo di Stato dei militari dell’11 aprile di quest’anno.

Omar al-Bashir, ex presidente del Sudan

Sudanese Professional Association, che aveva diretto in clandestinità tutte le manifestazioni di questi mesi,  a gennaio aveva elaborato un documento, Freedom and Change (Libertà e Cambiamento), con il quale si proponeva la formazione di un governo di transizione, composto da tecnocrati, il cui mandato doveva essere concordato da rappresentanti di tutta la società sudanese. Freedom and Change era stato firmato anche da alcuni gruppi dell’opposizione. Finora tutte la trattative tra Freedom and Change e il TMC erano naufragate. Chissà se è davvero arrivato il momento di una svolta. Il popolo sudanese ha fame di democrazia e pace.

Cornelia I. Toelgyes
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@cotoelgyes