Non si placano le proteste in Sudan e il regime usa il pugno di ferro: altri 3 morti

Speciale per Africa Express
Cornelia I. Toelgyes
Quartu Sant’Elena, 11 gennaio 2019

Non si fermano le proteste dei sudanesi. L’oppressione del regime autocratico di Omar al-Bahir, al potere dal 1989 dopo un colpo di Stato non ha fermato la popolazione. Nuove manifestazioni sono in programma per i prossimi giorni.

Mercoledì scorso altre tre persone sono state uccise e molte altre sono state ferite durante la più grande protesta dell’opposizione che si è svolta a Omdurman. Le forze di sicurezza hanno fatto nuovamente largo uso di gas lacrimogeni e pallottole per disperdere la folla, che a gran voce ha invocato la caduta del regime di Khartoum. Alcuni attivisti sono riusciti a riprendere scene cruente della manifestazione; nei video sono ripresi dimostranti feriti al torace e alla testa. In tarda serata dello stesso giorno, il portavoce della polizia nazionale, Maj-Gen Hashim Ali Abdel Rahim, ha confermato la morte di tre presone.

Una delle manifestazioni di protesta in Sudan

Sia gli osservatori che testimoni oculari hanno descritto quest’ultima marcia la più grande dall’inizio dell’ondata di proteste. Migliaia di persone, per lo più giovani sui vent’anni, si sono riversati sulle strade di Omdurman.
Alcuni video postati sui social media hanno ripreso la polizia mentre agenti stavano sparando gas lacrimogeni e pallottole all’interno dell’ospedale Alarbaeen Hospital. E diversi testimoni oculari hanno visto uomini in abiti civili mentre arrestavano alcuni dimostranti e hanno confermato che questi sono stati picchiati violentemente all’interno delle vetture, mentre venivano confiscati i loro cellulari.

Una manifestazione indetta dai sostenitori del regime si è tenuta sempre mercoledì a Khartoum, la capitale del Paese. Al-Bashir ha salutato i suoi supporter con un sorriso smagliante e agitando in aria il suo amato bastone.

Dal 19 dicembre, inizio dell’ondata di proteste, sono state arrestate oltre ottocento persone, tra loro anche giovani studenti, giornalisti, professori universitari.

Da una parte ci sono i poveri, che chiedono con insistenza una vita dignitosa, perchè nell’impossibilità di acquistare i beni di prima necessità, dall’altra troviamo i cittadini della classe media, che non solo protestano contro il caro-vita e l’inflazione galoppante che ha raggiunto il settanta per cento, ma chiedono con insistenza all’anziano leader di farsi da parte.  La Sudanese Professional Association, che è tra i maggiori organizzatori delle agitazioni, ha già chiesto, tramite una petizione, la formazione di un governo di transizione, composto da tecnocrati, il cui mandato deve essere concordato da rappresentanti di tutta la società sudanese.

Mercenari del gruppo Wagner a Khartoum

E’ comunque sconcertante l’uso della violenza da parte dei militari e degli agenti della sicurezza nei confronti dei dimostranti. Un appello perché cessi l’uso della violenza per sedare le proteste è stato lanciato anche dal segretario generale dell’ONU, Antonio Guterres, al governo di Khartoum.

E’ altrettanto inquietante che alcuni attivisti abbiano rilasciato foto che dimostrano la presenza di mercenari della società militare privata russa Wagner – contractors al servizio di Putin, uomini pronti a tutto, addestrati alla guerra, quasi sempre ex militari delle forze armate moscovite – durante una delle manifestazioni anti-governative a Khartoum. La notizia – con relative foto – è stata riportata da diversi giornali online, tra loro anche il britannico The Times.

Si è cominciato a parlare per la prima volta della Wagner nel 2014, per il loro impiego accanto ai separatisti in Donbass, in Ucraina. In seguito hanno svolto un ruolo importante in Siria. Il capo del gruppo è Dimitriy Valeryevich Utkin, nato in Ucraina nel 1970 ed ex colonnello delle forze speciali russe, molto legato al presidente. Da qualche tempo i suoi paramilitari sono presenti anche in Africa. Nella Repubblica Centrafricana e, appunto, ora anche in Sudan.

Secondo il Sudan Tribune (giornale online con base a Parigi) uomini di Wagner si troverebbero attualmente in Sudan per addestrare le forze speciali dell’intelligence (NISS).  Al-Bashir ha incontrato Vladimir Putin due volte in Russia recentemente e dopo la sua ultima visita, nell’estate 2018, i due leader avevano fatto sapere di voler incrementare la cooperazione militare nel prossimo futuro. Mentre durante il suo primo viaggio, nel novembre 2017, il presidente sudanese ha dichiarato di essere disposto di far costruire una base militare sul Mar Rosso, in cambio il Cremlino avrebbe fornito armi per l’esercito di Khartoum, compresi aerei da combattimento SU 30 e missili terra aria. In questi mesi diverse delegazioni militari di Mosca si sono recate a Khartoum e viceversa, ma dettagli delle trattative non sono mai state rilevate.

Cornelia I. Toelgyes
corneliacit@hotmail.it
@cotoelgyes

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