L’incubo dei migranti tra rimpatri e respingimenti

Speciale per Africa ExPress
Cornelia I. Toelgyes
Quartu Sant’Elena, 20 aprile 2016

Mustafa è sulla trentina, senegalese e vende gelati italiani sulla spiaggia di Mbour, città che dista un’ottantina di chilometri dalla capitale Dakar. E’ ritornato in patria solo pochi mesi fa. Per quasi vent’anni ha vissuto in Italia, dove ha studiato, lavorato e ha lasciato familiari e amici. Conosce benissimo la nostra lingua e quando parla  del Bel Paese, i suoi occhi diventano lucidi.

Ora racconta: “Stavo bene in Italia, mi sentivo a casa. Ma lo Stato italiano non ha voluto che restassi: quando sono andato in questura per rinnovare il permesso di soggiorno, mi hanno presentato il foglio di via.

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 Come per tutti i Paesi in via di sviluppo, le rimesse degli emigrati rappresentano un flusso di denaro molto importante.  Solo nel 2015 persone come Mustafa hanno inviato nella ex-colonia francese 1,6 miliardi di dollari per il mantenimento degli anziani genitori, famiglia estesa e amici.

Secondo le stime dell’Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR) e dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM) persecuzioni, conflitti e povertà hanno costretto la cifra record di un milione di persone a fuggire in Europa nel 2015, senza contare le 3771 persone che hanno perso la vita durante la traversata nello stesso anno.  Secondo l’OIM, al 17 aprile 2016,  sono arrivate via mare in Grecia, Spagna, Creta e Italia, 178.882 persone. Si stima che in questi primi mesi, 737 siano morte mentre cercavano di raggiungere le coste europee. Sempre secondo l’OIM, dal 1° gennaio al 17 aprile 2016 sarebbero arrivati in Italia 24.581 tra uomini, donne e bambini: persone che fuggono da conflitti interni, guerre, persecuzioni e fame estrema.

Dopo gli accordi tra l’UE e la Turchia, siglato il 18 marzo 2016, i flussi migratori verso la Grecia sono nettamente diminuiti, come conferma anche Frontex nel suo ultimo rapporto. La Turchia riceverà quanto prima un compenso di tre miliardi di euro dall’UE . Infatti il governo di Erdogan riporterà tutti i migranti irregolari che hanno raggiunto le Isole greche dal 20 marzo 2016 in poi in Turchia. Un ulteriore finanziamento dello stesso ammontare sarà erogato dall’UE entro la fine del 2018, se gli impegni assunti secondo l’accordo, saranno soddisfacenti.

Ma l’UE ha preso anche accordi con l’Unione Africana (UA) e i suoi Stati membri, tale trattato è stato denominato “Processo di Khartoum”, dal nome della capitale del Sudan, dove si sono svolti parte dei colloqui.  Il grande flusso di profughi provenienti dall’Eritrea, ha indotto il nostro Paese a riaprire il dialogo con il governo di Asmara. L’ex viceministro degli esteri Lapo Pistelli a Khartoum ebbe anche colloqui con Omar Al Bashir, presidente del Sudan, sul quale pende un mandato di cattura internazionale per genocidio e crimini di guerra.

Questi e altri incontri diedero inizio al “Processo di Khartoum”: in sintesi, una sorta di intesa per affrontare il problema migratorio in seno alle relazioni internazionali accordandosi con dittatori per regolamentare con i loro governi la migrazione, creando centri di accoglienza nei Paesi di transito, e per lottare contro il traffico di esseri umani.

Durante una conferenza, tenutasi nella capitale italiana, alla fine di novembre 2014, è stato firmato un documento politico  intitolato “Dichiarazione di Roma”, siglato da 58 Paesi:  28 Stati membri, due Paesi Schengen, Svizzera e Norvegia, e 28 paesi africani, tra i quali anche l’Eritrea e il Sudan, e l’Algeria in qualità di osservatore. Il nostro ministro degli interni, Angelino Alfano, definì così lo storico accordo: “Difende la dignità umana e unisce tutti i paesi interessati contro la criminalità e la migrazione illegale”. Secondo il nostro ministro degli Esteri, Paolo Gentiloni: “L’immigrazione non riguarda soltanto le iniziative umanitarie ed il controllo delle frontiere, ma passa anche attraverso la cooperazione economica”.

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Lo scorso novembre, durante il “Vertice di Malta”, al quale hanno partecipato leader europei e africani, si sono stabiliti alcuni punti chiave nel tentativo di arginare il grande flusso migratorio definito “illegale”. Tra l’altro è stato riconosciuto da tutti i partecipanti che la migrazione comporta una responsabilità condivisa dei paesi di origine, di transito e di destinazione. A tale scopo l’Unione Europea ha messo a disposizione per l’emergenza in l’Africa un fondo fiduciario di 1,8 miliardi di Euro.

L’accordo prevede, tra l’altro, una più stretta collaborazione per migliorare la cooperazione in materia di rimpatrio, riammissione e reinserimento;  migliorare la cooperazione sulla migrazione legale e la mobilità;
affrontare le cause profonde della migrazione irregolare e dello spostamento obbligato; prevenire e combattere la migrazione irregolare, il traffico dei migranti e la tratta di esseri umani.

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Mustafa è, malgrado tutto, “fortunato”. Macky Sall, presidente del Senegal,  non appartiene alla categoria di governanti africani incollati al potere. C’è addirittura chi scappa dalla Siria e si stabilisce nella ex-colonia francese, perché si sente più libero che nell’UE.

Non è facile capire quale sia la logica applicata per il non rinnovare il permesso di soggiorno a persone come Mustafa.  Era ben integrato nel nostro Paese. Anche se ora ha trovato un lavoro, è comunque frustrante trovarsi a casa, senza poter sostenere gli anziani genitori.

I migranti, i richiedenti asilo sono un problema per l’Europa, e ogni scusa è buona per rispedirli nel Paese d’origine, dove spesso i diritti civili e umani sono inesistenti.

Cornelia I. Toelgyes
corneliacit@hotmail.it
@cotoelgyes