Ammazzati in Eritrea giovani che tentavano di disertare. E l’Europa sblocca i finanziamenti

Speciale per Africa ExPress
Cornelia I. Toelgyes
Quartu Sant’Elena, 8 aprile 2016

Domenica scorsa, era 3 aprile, forze dell’ordine eritree, che scortavano un convoglio di reclute, hanno aperto il fuoco contro alcuni giovani che stavano cercando di scappare, buttandosi giù dal camion sul quale erano stati caricati.

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Eritrea, com’è facile essere assassinati dagli scherani del regime

m.a.a.
Milano, 25 ottobre 2005

Questa sequenza di tre istantanee è stata presa ad Asmara qualche mese fa. Il fotografo è un diplomatico che me le ha passate.

Ecco il suo racconto: “Stavo parcheggiando la mia auto in una via del centro della capitale eritrea, quando dall’altra parte della strada ho visto un camion sul cui pianale i militari stavano spingendo una ventina di ragazzi. Ho capito che si trattava di una retata di giovani da inviare nel famigerato e odiato campo militare di Sawa”.

“Uno dei ragazzi – ha continuato il diplomatico – si è divincolato e ha cercato di fuggire attraversando la strada. Non ce l’ha fatta. E’ stato colpito da una raffica di mitra. Poi si è avvicinato un uomo in uniforme e ha finito il ragazzo con un colpo di grazia. Il suo corpo è rimasto sull’asfalto per oltre un’ora. A me è sembrato un monito per chi tenta di ribellarsi al regime”.

m.a.a.

 

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Il convoglio, partito da un campo di addestramento situato nel Bassopiano occidentale, era diretto verso Assab; i conducenti dei camion avevano ricevuto l’ordine di non fermarsi per nessun motivo. Quando la fila di veicoli camion è giunta a Mai Temenai, una periferia della capitale della nostra ex-colonia, due giovani reclute si sono lanciate dal pianale dentro cui viaggiavano. La scorta ha immediatamente aperto il fuoco, uccidendo i ragazzi. Senza arrestarsi, il convoglio ha proseguito la sua marcia. In pieno centro, nella zona del mercato, altri ragazzi hanno abbandonato il convoglio e senza esitare, le guardie hanno sparato contro i fuggiaschi e i civili che si trovavano nelle vicinanze. Uno dei camion è passato deliberatamente sul corpo di un giovane, che, caduto rovinosamente a terra dopo essersi lanciato da uno degli autocarri, era svenuto.

La folla inferocita ha lanciato pietre contro i camion e distrutto una macchina della polizia, sopraggiunta dopo gli spari.

Poche ore fa, il ministro dell’informazione eritreo, Yemane Gebremeskel in due Tweet, ha confermato la morte di due giovani reclute e il ferimento di undici. Naturalmente non ha detto che i ragazzi stavano scappando dalla coscrizione obbligatoria che in Eritrea è durissima e non si sa mai quando finisce.

camion militare 600

“Two National Service members – scrive Yemane nel suo twitt – died last Sunday in Asmara from injuries received when they jumped & fell from military trucks transportng them”. Il ministro aggiunge poi in un secondo “cinguettio”:  “11 others were also injured in the same act & have been hospitalized.Police stabilized z situation by firing few warning shots into z air”.

Ovviamente il numero reale di morti e feriti non corrisponde alla versione ufficiale del regime eritreo. Alcune fonti attendibili parlano di undici morti, sei dei quali sarebbero spirati sul posto, mentre altri cinque sarebbero morti nell’ospedale, in seguito alle ferite riportate. Altri quindici si troverebbero in condizioni molto critiche in corsia, piantonati a vista dalle guardie. L’accesso al nosocomio è vietato al pubblico dopo il massacro di domenica scorsa.

Durante la notte tra domenica e lunedì, l’esercito ha effettuato perquisizioni a tappeto in molte case e ha arrestato decine di persone.

Un altro massacro che si aggiunge alla lunga lista di misfatti e violazioni dei diritti umani che vale la pena ricordare qui è l’uccisione di una ventina di giovani, avvenuta il 4 novembre del 2004 ad Adi Abeto, a pochi chilometri da Asmara. Quel giorno era stata effettuata una grande retata e moltissime persone erano state deportate in un campo recintato. Anche allora le guardie avevano sparato contro chi cercava di fuggire per sottrarsi al servizio militare senza fine, che lega le persone per tutta la vita alle forze armate. Le reclute vengono trattate come schiavi, per uno stipendio da fame, che non permette di costruirsi un futuro, una famiglia, tantomeno sognare.

IMGP1124_1_-472x312Isaias Afeworki, indiscusso dittatore dell’Eritrea non ha nemmeno avuto pietà con gli invalidi di guerra. Nel 1994, quando hanno osato presentare una serie di richieste al governo, non hanno ricevuto nessuna risposta. I veterani non hanno voluto rassegnarsi: chi in carrozzella, chi con un solo braccio o gamba, chi con grucce o bastoni , tutti si sono messi in marcia da Mai Habar verso la capitale, distante una trentina di chilometri, per reclamare i propri diritti. Dopo poche ore di marcia, sono stati fermati dalle forze dell’ordine, che hanno aperto il fuoco contro di loro. Non si conosce il numero esatto dei morti, dei feriti e degli arrestati, senza nessun capo di imputazione né tantomeno processo. Dopo un anno furono liberati, costretti a firmare una lettera di scuse al governo.

Nel recente passato, cioè alla fine del 2014 questo stesso regime ha fatto uccidere tredici bambini a Karora, al confine con il Sudan,mentre cercavano di scappare dall’Eritrea e ha buttato i piccoli cadaveri in fossi , senza sepoltura (http://www.africa-express.info/2014/12/26/thirteen-children-gunned-escaping-eritrea-corps-thrown-away/).

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Da questo regime, che si è macchiato dei più efferati crimini verso la propria gente da un Paese a tutt’oggi senza Costituzione (http://www.africa-express.info/2014/12/30/eritrea-constitution-paper-dictator-never-wanted-implement/), da una Nazione così, dove i diritti umani sono un optional (leggendo il rapporto dell’ONU sulle violazioni di tali diritti, si resta annichiliti (http://www.africa-express.info/2015/06/11/il-rapporto-onu-che-inchioda-la-dittatura-eritrea-litalia-non-puo-essere-complice-dei-tiranni/) scappano ogni mese migliaia di persone, molta delle quali cercano di raggiungere le nostre coste sul Mediterraneo, porta d’entrata dell’Occidente.

Eppure l’Unione Europea pone fiducia in questa terribile dittatura. Malgrado tutte le testimonianze dei rifugiati, delle organizzazioni per i diritti umani, il rapporto della stessa ONU, che ha pure prolungato l’embargo sulle armi fino alla fine del 2016 (http://www.africa-express.info/2015/10/28/eritrea-lonu-prolunga-lembargo-in-svizzera-inchiesta-panale-per-la-riscossione-del-2-per-cento/), ha deliberato alla fine dello scorso anno a favore della nostra ex colonia, un finanziamento di duecento milioni di Euro.

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Il mese scorso i membri del Parlamento Europeo avevano presentato un’istanza alla Commissione Europea, in cui si chiedeva che venisse valutata bene la decisione presa allora: non si può finanziare uno Stato che non rispetta i diritti umani.  (http://www.africa-express.info/2016/03/17/12682/).

 Malgrado la sconvolgente notizia del massacro avvenuto domenica scorsa nella capitale Asmara, tre giorni dopo, il 6 aprile 2016, l’UE ha siglato il finanziamento per il governo eritreo nell’ambito dell’XI EDF (European Development Fund) dell’Unione Europea, che prevede un finanziamento di 175 milioni di Euro per il rifacimento della rete elettrica, costruzione di fotovoltaici e altro. Ulteriori 20 milioni sono previsti per il supporto di gestione finanziaria. Ma chi controllerà come verrà speso questo denaro. Il regime di Asmara notoriamente non vuole nessun sorveglianza e non ammette ispezioni di nessun genere.

Cornelia I. Toelgyes
corneliacit@hotmail.it
@cotoelgyes

Eritrea, com’è facile essere ammazzati dagli scherani del regime