Un anno fa Robiel annegava a Calais, sono tanti i migranti che rischiano la stessa sorte

Nostro Servizio Particolare
Cornelia Isabel Toelgyes
Quartu Sant’Elena, 9 ottobre 2014

La sera del 9 ottobre 2013 è annegato Robiel. A Calais, mentre cercava di raggiungere il porto. Improvvisamente si è alzato un forte vento. Onde altissime e l’alta marea hanno fatto il resto. Ha lottato per lunghi minuti. Non voleva arrendersi, seppellire il suo sogno, che gelosamente aveva conservato in quel suo sacchetto di plastica per tanto tempo.

Robiel-Habtom 2Io sono stata a Calais insieme a Roberta, la zia di Robiel, per riportare la sua salma in Italia, nel mantovano, dove risiede la zia con la sua famiglia e dove Robiel ha vissuto per diversi mesi. Lì tutti lo ricordano come il ragazzo gentile, che aveva un sorriso per tutti. Credeva nel futuro. Un futuro migliore di quello che ha lasciato in Eritrea, nel Sudan poi, dove la sua mamma e il fratello minore risiedono. Anche loro non riescono a darsi pace. E nemmeno la sorella, reduce di un sequestro nel Sinai, poi rilasciata dietro il pagamento di un riscatto.  Ora vive in Israele, è sposata e ha un bambino. Una famiglia segnata dal dolore, dalle sofferenze. Le lacrime fanno parte della quotidianità, perché non ci si arrende al dolore.

La storia di Robiel, quella della sua famiglia, è una storia nella storia. Tutti i profughi lasciano alle loro spalle tragedie terribili e non abbandonano mai il loro “sacchetto di plastica” colmo di ricordi, di speranze nuove. Sono pronti a rischiare la vita pur di raggiungere un briciolo di libertà. “Forse ce la faccio”, è la frase che si ripetono ogni momento, che li accompagna nei momenti di solitudine, che li preserva dalla disperazione.

Migrante guarda il portoNon dimenticherò mai Calais. Ordinata, pulita, fredda, piovosa, fangosa. Assomiglia alle persone la abitano. Siamo state accolte anche nella tendopoli dei migranti. Malgrado il tempo inclemente, i loro occhi brillavano, sorridevano, tutti hanno in mente una cosa sola: raggiungere il Regno Unito. “Le sofferenze, il freddo, la fame, sono passeggere, dopo il mare c’è la salvezza, è lì che ci attende una nuova vita”, ci dicevano.

Sarà sempre più difficile raggiungere questo sogno, anche grazie all’accordo firmato poche settimane fa tra Francia e la Gran Bretagna per combattere l’immigrazione “illegale”. L’Europa ha chiuso le proprie frontiere. Calais è solo un esempio. Che dire Ceuta e Melilla, le due enclavi spagnole? Quasi impossibile salire, arrampicarsi ora. Le reti sono state rinforzate, meglio “fortificate”.

Il migrante, il profugo non è ben accetto, anzi, diciamolo chiaramente: nessuno vuole i profughi.

Cornelia I. Toelgyes
corneliacit@hotmail.it
twitter: @cotoelgyes

Storia di Robiel, morto annegato, scappato dall’Eritrea con un sacchetto di plastica pieno di sogn

Basic needs unmet for UK asylum-seekers

 

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Corrispondente dall'Africa, dove ho visitato quasi tutti i Paesi