Storie di corruzione, petrolio e di supremazia nel delta dietro il sequestro dei tre italiani in Nigeria

Massimo A. Alberizzi
27 dicembre 2012

Il sequestro è avvenuto domenica sera, poco prima delle 8, ora locale, ma se ne è avuta notizia la vigilia di Natale. Il rimorchiatore d’altura, battente bandiera italiana, Asso 21, è stato assalito 60 chilometri al largo delle coste nigeriane dai pirati che hanno rapito quattro membri dell’equipaggio: il comandante, Emiliano Astarita, 37 anni, di Piano di Sorrento, il primo ufficiale, Salvatore Mastellone, 39 anni, di Sant agnello in zona sorrentina, il secondo ufficiale motorista, Giuseppe d’Alessio, 32 anni, di Pompei. Il quarto è un marittimo ucraino,  Anatoly Alexelev, 35 anni.

SEQUESTRO ANOMALO
Il sequestro appare molto diverso da quelli che si devono registrare in continuazione nel golfo di Guinea (almeno 50 nel 2012., l’ultimo il 17 dicembre scorso). Normalmente i bucanieri salgono a bordo delle navi, le saccheggiano, rapinano il carico, o una parte di esso, trasferendolo su battelli di più piccoli, e si dileguano rifugiandosi e nascondendosi in una delle migliaia di isolette che punteggiano il delta del Niger. Sono rari i sequestri di persona come quello di domenica.

Infatti stavolta il commando è salito a bordo dell’Asso 21, che appartiene alla  compagnia napoletana Augusta Offshore, ha portato sulla tolda i quattro stranieri dell’equipaggio e li ha rapiti. Non si conosce l’ammontare del riscatto richiesto.

GUERRA POLITICA
Le notizie
 che arrivano dalla Nigeria sono frammentarie. Secondo fonti solitamente ben informate a Port Harcourt, capitale del Rivers State, ma la più importante città del Delta del Niger, il sequestro degli italiani e dell’ucraino si inquadra nella guerra politica che sta devastando il sud della Nigeria.

Due gruppi sono in lotta per la supremazia nel ricco di petrolio Beyelsa State, lo Stato della federazione nigeriana davanti alle cui coste si è consumato il rapimento dei quattro europei. I Diete-Spiff e i Briggs. I primi di etnia ijaw, governano la regione da almeno 300 anni; hanno ampi interessi nel petrolio, una lunga storia di corruzioni e tangenti ed espresso il presidente della repubblica nigeriana, Godluck Ebele Jonathan. Attorno a Ankio Briggs, una agguerrita signora di etnia igbo, si sono invece raccolti gruppi di militanti ecologisti che accusano il presidente Jonathan (del quale in un primo tempo erano sostenitori) di non ha fatto abbastanza per la popolazione locale, sia dal punto di vista della distribuzione delle  risorse, sia da quello della reazione alle recenti inondazioni che hanno devastato il sud del Paese.

Ankio Briggs viene sospettata anche di avere simpatie secessioniste, sulla falsariga di quelle che portarono all’indipendenza del Biafra dal maggio 1967 al gennaio 1970. Tentazioni biafriane si sono manifestate quest’anno con dimostrazioni di piazza, nella regione del Delta del Niger.

FORTISSIMI INTERESSI
Ma non è solo
 politica. In realtà dietro le tesi espresse dai due gruppi ci sono fortissimi interessi, Proprio pochi giorni prima del sequestro, le compagnie petrolifere che operano nel delta del Niger hanno pagato ai capi tribali e a quelli delle milizie il cosiddetto “Bonus Natalizio”, una sorta di “pizzo” che viene elargito in cambio dell’assicurazione che non saranno toccati impianti e maestranze. Una pratica che va avanti da anni e che quindi ha provocato la demoltiplicazione dei questuanti, sempre più avidi.

BONUS NATALIZIO
A proposito del sequestro dei quattro marittimi, sono due le ipotesi che vengono fatte in Nigeria: il “bonus” di quest’anno non ha soddisfatto qualcuno o la guerra tra ijaw e igbo è diventata così dura che uno dei due gruppi ha dato ai propri militanti l’ordine di attacco per destabilizzare la situazione. In particolare sarebbero stati gli uomini di Diete-Spiff a catturare gli ostaggi.

L’ Asso 21 sarebbe stato scelto con cura. In queste settimane, infatti, non lavorava per le società petrolifere, cui i Diete-Spiff sono particolarmente legati (soprattutto per l’ingente quantità di denaro che viene loro elargito ogni anno) e riconoscenti. E’ bene in questo senso ricordare, come esempio,  che uno dei loro capi, Alfred (detto Debo)  Diete-Spiff, qualche anno fa ha avuto un gravissimo incidente d’auto ed è stato ricoverato in Europa (dove gli hanno amputato entrambe le gambe) a spese dalla NAOC (Nigerian Agip Oil Company) la società mista Stato nigeriano e Eni. Ora è ridotto in carrozzella e quelli che vorrebbero sottrargli il posto di gran capo (in Africa un leone ferito viene fatto fuori dai suoi simili) non ci riescono.

Gabriele Volpi

GABRIELE VOLPI
Il rimorchiatore
 assalito è stato noleggiato dalla società italiana INTELS (Itegrated Logistic Systems di Gabriele Volpi) che a Port Harcourt gestisce un immenso “rifugio per espatriati” http://www.intelservices.com/ cioè una cittadella cintata e blindata con villette, campi da tennis piscine, ristoranti, ma soprattutto guardie di sicurezza che sorvegliano dappertutto contro ladri, rapinatori e sequestratori, gente che nella ricca area del Delta del Niger abbonda. Lì vivono, praticamente tutti, gli stranieri che lavorano nell’industria del petrolio.

Ma non solo. Con interessi diversificati nel business del petrolio la INTELS (che ha praticamente il monopolio della logistica e un giro d’affari che si aggira sul 1,5 miliardi di dollari) ha fatto di Gabriele Volpi uno degli uomini più ricchi del pianeta, definito dal settimanale economico Il Mondo, “il Roman Abramovic italiano”.

ATIKU ABUBAKAR
Come l’oligarca
 russo, Volpi (che è anche cittadino nigeriano) possiede una squadra di calcio (il La Spezia) ed è proprietario della Pro Recco, storico team di pallanuoto. Ultimamente, come ha scritto Il Sole 24 ore, ha affidato una parte del suo del suo patrimonio a un trust di diritto britannico proprietario di “Santa Benessere & Social”, società che ha tra i suoi progetti lo sviluppo del porto turistico di Santa Margherita Ligure.

Socio di Volpi  è Atiku Abubakar, ex vicedirettore generale del servizio doganale nigeriano divenuto poi vice-presidente e uno degli uomini più ricchi e potenti del Paese. Atiku e Volpi sono indagati da una commissione di inchiesta del Senato americano che ha accertato ingenti pagamenti provenienti da tangenti pagate alla coppia dalle società petrolifere.

BUSINESSMEN IN SMOKING
L’attacco
 all’Asso 21 quindi si deve inquadrare in un contesto particolarmente intricato e difficile e non è certo opera di una banda di criminali senza guida “politica”. Il sequestro degli italiani e dell’ucraino è maturato in un complicato arcipelago nigeriano in cui coabitano uomini d’affari occidentali in smoking, politici corrotti, militari senza scrupoli, banditi da strada e, naturalmente, 007. Se il riscatto verrà pagato in fretta la liberazione sarà immediata. Ma c’è il pericolo che le trattative si protraggano per mesi con gravi conseguenze per la salute, anche psicologica degli ostaggi.

Massimo A. Alberizzi
twitter @malberizzi
massimo.alberizzi@gmail.com

Nelle foto Reuters e Ap, dall’alto: il rimorchiatore Asso 21, un impianto petrolifero, una raffineria illegale, Gabriele Volpi e  il suo socio, Atiku Abubakar.

Corrispondente dall'Africa, dove ho visitato quasi tutti i Paesi