
Speciale per Africa ExPress
Alessandra Fava
25 Aprile 2026
I soldati israeliani saccheggiano senza ritegno le abitazioni dei civili nel sud del Libano: lo sostiene una piattaforma online di informazione di una città dell’area meridionale libanese, la Bint Jbeil Platform, citando decine di testimoni. Lo scrive anche il quotidiano israeliano Haaretz e la notizia del 23 aprile è rimasta per ore nella homepage del suo sito internet.

Obiettivi dei saccheggi sono sia le abitazioni civili sia i negozi. D’altra parte i posti di blocco della polizia libanese contro i saccheggi sono stati rimossi. Un soldato ha dichiarato ad Haaretz: “Che importanza ha se lo prendo. Tanto verrà distrutto comunque”.
La notizia dei saccheggi continua a rimbalzare sui social: ci informa anche il sito lebanon.livauemap https://lebanon.liveuamap.com/en/2026/23-april-10-haaretz-regular-and-reserve-soldiers-are-looting dove troviamo notizie e mappe degli attacchi: “Testimoni raccontano del furto di moto, televisioni, quadri, divani e le ruberie sono sempre più ricorrenti”, si legge.

A diventare un target dell’esercito israeliano, come a Gaza, sono anche i giornalisti che cercano di documentare le violenze. E’ successo tre settimane fa a Jezzine, dove un’auto con l’insegna press e scritte sulle fiancata è stata colpita, uccidendo Ali Shuaib, Fatima Fatouni e suo fratello Mohamed Fatouni. Jezzine si trova all’interno del Paese, più o meno all’altezza di Sidone. Dal fiume Litani ci sono chilometri e chilometri.

Infatti il governo israeliano da mesi diffonde al mondo il concetto che Israele per la sua sicurezza ha bisogno di una zona cuscinetto col Libano. Quest’ area entra per almeno 120 chilometri nel territorio sovrano libanese, almeno fino al fiume Litani, che in realtà non corre dritto ma fa una curva e per altro da quello che succede sul terreno non sembra che il confine ‘futuro’ sia stato fissato lì.
Fino ai primi di marzo, il confine internazionale tra Libano e Israele (mai accettato dal Libano) era bloccato da filo spinato. Anche andando sulla spiaggia sulla costa israeliana, all’improvviso ci si trovava davanti a una barriera. Quel confine era stato fissato grosso modo dopo la guerra dei 6 giorni nel 1967. Le tensioni sul confine sono continuate, nel ’78 Israele ha lanciato l’operazione Litani e ha tentato di occupare il Libano per contrastare l’OLP. Dal 1978 l’ONU ha piazzato UNIFIL (United Nations Interim Force in Lebanon), un contingente di truppe internazionali, sulla cosiddetta Linea blu, per ‘pacificare’ il confine.
A UNIFIL ha partecipato fino a un mese fa anche l’esercito italiano, poi ritirato. Dal 7 ottobre 2023 il confine è diventato sempre più caldo, Israele ha bombardato e attaccato continuamente in un conflitto permanente con Hezbollah.
I bombardamenti hanno toccato il Sud di Beirut negli ultimi due anni e dai primi di marzo 2026, in concomitanza con l’attacco all’Iran del 28 febbraio, il governo di Bibi ha lanciato l’invasione di terra contro Hezbollah con l’idea di sgomberare l’area sud del Libano. Nome iniziale: Aratro d’argento. Ma l’occupazione militare dai primi di aprile è diventata Buio Eterno.

Il ponte principale sul Litani, Quasmye, che collegava Tiro con Beirut è stato distrutto due settimane fa. La gente viene scacciata a suon di bombardamenti. Molti resistono, gli anziani restano a Sud e tutti quelli che non sanno dove andare, tra cui anche una comunità cristiana di 3 mila persone.
Il governo di Netanyahu ha deciso di svuotare l’area, azzerare i centri abitati e campi agricoli. Eliminare nel nome della sicurezza ogni forma di vita e civiltà. Far passare all’estero il concetto di buffer zone, zona cuscinetto. Ma intanto bombarda anche il sud di Beirut, il nord del Litani, e anche città come Sidone (Saida). Anche Tiro è sotto le bombe e cosi la valle della Bekaa.

Un’altra giornalista è stata uccisa due giorni fa: Amal Khalil, scriveva per il quotidiano Al Akbhar. Si trovava nel villaggio di al-Tayiri nel sud del Libano insieme a un collega rimasto ferito. IDF dice che era “affiliata a Hezbollah”. Secondo le ricostruzioni invece stava documentando le vittime di bombardamenti, e dopo essersi rifugiata in un edificio, è stata colpita da nuove bombe israeliane e i soccorritori sono riusciti a estrarre il suo corpo dopo ore di bombardamenti.
Ogni scusa è buona per colpire chi testimonia. Al Jazeera ha ricostruito la sua biografia: https://www.aljazeera.com/video/newsfeed/2026/4/23/how-lebanese-journalist-amal-khalil-was-pursued-and-killed-by-israel#flips-6393714761112:0 Il primo ministro libanese Nawaf Salam, per l’uccisione della giornalista, ha accusato Israele di crimini contro l’umanità.

Fatima Fatouni era corrispodente dal Sud del Libano della tv Al Mayadeen
Dal 2 marzo in Libano sono morte oltre duemila persone. I feriti sono 3.400. Secondo i dati più recenti della ONG Disaster Risk Management Unit libanese sono stati uccisi anche infermieri e personale medico che portava soccorso ai feriti.
Oltre un milione di libanesi su 6 milioni sono sfollati mentre una parte dei siriani, scappati nel Paese dei Cedri per la guerra siriana, sta tornando indietro. OIM, Organizzazione Internazionale per le Migrazioni, ne ha contati 125 mila.
Alessandra Fava
alessandrafava2015@libero.it
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