Liberata la giornalista americana Shelly Kittleson, rapita in Iraq

Shelly Kittleson era stata sequestrata dalle milizie Hezbollah, alleate con l’Iran. E' stata tenuta in ostaggio per una settimana

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Africa ExPress
m.a.a. (+ agenzie e New York Times)

Baghdad, 7 aprile 2026

La giornalista americana, Shelly Kittleson, che era stata rapita dalle milizia Hezbollah, alleate con l’Iran e tenuta in ostaggio per una settimana, è stata liberata oggi. Secondo fonti ufficiali irachene, il rilascio è avvenuto in cambio della scarcerazione di alcuni membri della milizia.

La milizia, Kateeb Hezbollah, ha dichiarato in un comunicato di aver rilasciato la giornalista, “in segno di apprezzamento per le posizioni patriottiche” del primo ministro iracheno, che aveva negoziato per il suo rilascio. Il gruppo ha affermato che la signora Kittleson deve lasciare immediatamente l’Iraq.

“Questa iniziativa non si ripeterà in futuro – ha dichiarato nel comunicato un comandante della sicurezza del gruppo, noto come Abu Mujahid Al-Asaf -. “Siamo in uno stato di guerra dichiarato dal nemico sionista-americano contro l’Islam e in tali situazioni molte considerazioni vengono ignorate”.

Non ci sono stati commenti immediati da parte dell’ambasciata degli Stati Uniti a Baghdad. Kataib Hezbollah, una delle milizie più potenti in Iraq, è strettamente legata alla Forza Quds iraniana, il braccio estero del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche. Il rapimento della signora Kittleson, 49 anni, è il secondo di uno straniero in Iraq da parte del gruppo.

Nel 2023, il gruppo aveva sequestrato Elizabeth Tsurkov, una dottoranda israelo-russa, e l’aveva tenuta in ostaggio per più di due anni, torturandola durante la prigionia.

La Kittleson, che da oltre un decennio si occupa di Medio Oriente per diverse testate, è stata liberata in cambio del rilascio di numerosi membri di Kataib Hezbollah detenuti, secondo quanto riferito da due funzionari della sicurezza iracheni. Hanno chiesto di non essere identificati per poter discutere di negoziati delicati.

Shelly è una giornalista molto esperta di Medio Oriente che ha battuto in lungo e in largo. Parla arabo ma non solo: è fluente in altre lingue, ma anche in italiano, perché abita a Roma. La conoscono tutti i corrispondenti di guerra che hanno visitato l’Iraq, la Siria e i Paesi limitrofi. Non si può certo credere che possa essere considerata filo sionista, sebbene in Italia collabori con Il Foglio le cui posizioni filo israeliane non hanno certo giovato alla collega americana.

Il giornale online di notizie mediorientali con cui collabora, Al-Monitor, Shelly Kittleson viene descritta come nota per “il suo coraggioso lavoro di cronista dalle zone di guerra in Afghanistan, Iraq e Siria”.

Al di là delle mediazioni, certamente alla sua liberazione ha invece giovato la sua conoscenza con i gruppi militanti che circolano nella polveriera mediorientale. Lei conosce tutti e gode di gran prestigio e autorevolezza. Africa ExPress l’aveva contattata mesi fa e con lei avevamo scambiato alcune idee e opinioni.

A Baghdad il suo rapimento aveva dato il via a una caccia all’uomo da parte delle forze di sicurezza irachene e del governo statunitense per ottenere il suo rilascio. Secondo fonti raccolte dagli stringer di Africa ExPress in loco il giorno dopo il rapimento, Kataib Hezbollah si era offerto di negoziare la libertà della giornalista in cambio del rilascio da parte del governo iracheno di diversi membri della milizia detenuti.

Poco prima del suo rilascio il gruppo Kateeb Hezbollah ha rilasciato un video con le “confessioni” della giornalista. Shelly avrebbe ammesso che nel 2025 avrebbe seguito un addestramento di tre mesi in Siria a cura dei servizi segreti americani, con l’incarico di raccogliere informazioni sul gruppo di miliziani e in particolare sulla milizia Al Nujabaa, ufficialmente denominata 12ª Brigata, particolarmente attiva in Iraq e, in passato, nella Siria baathista.

Kateeb Hezbollah è una delle milizie irachene più combattive negli attacchi di rappresaglia per contrastare la guerra statunitense-israeliana contro l’Iran. Ha lanciato attacchi con razzi e droni quasi quotidianamente contro obiettivi statunitensi in Iraq e nei paesi confinanti. Tra gli attacchi rivendicati figurano i lanci di missili contro l’ambasciata degli Stati Uniti a Baghdad.

Ovviamente la milizia è designata  dagli Stati Uniti come organizzazione terroristica straniera.

m.a.a.
(+ agenzie e New York Times)

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