Queshm, il prezioso isolotto incastrato nello stretto di Hormuz

Ricco di storia e di meraviglia, un museo a cielo aperto oggi davanti agli obiettivi della stampa mondiale, non per le sue bellezze ma perché per la prima volta nella sua storia qualcuno ha deciso di chiuderlo

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Speciale per Africa ExPress
Novella di Paolo
28 marzo 2026

Visto dall’alto sembra un delfino  un delfino che cerca il mare aperto: Queshm l’isola tappo, nel bel mezzo dello stretto di Hormuz, il magazzino petrolifero più grande del mondo, un destino probabilmente già scritto in quel gomito di mare troppo angusto per un cetaceo maestoso. Un tappo che però conviene a tutti che salti, come pure è stato finora, nonostante qualche piccola o grande prevedibile frizione.

Queshm un’isola famosa, ricca di storia e di meraviglia, un museo a cielo aperto, più volte definito, oggi davanti agli obiettivi della stampa mondiale, non per le sue bellezze ma perché per la prima volta nella sua storia qualcuno ha deciso di chiuderlo. Qualcuno in possesso delle chiavi che qualcun altro vuole togliergli dalle mani, con la forza, con le armi.

 

Sull’isola vivono 140.000 persone, gente di mare che col mare e per il mare vive, da millenni.

Scambi e culture

Modellata dalle onde, erosa dalle maree e ogni volta riemersa nuova e sempre la stessa, stratificata da secoli di scambi, passaggi e culture diventate una sola, mischiata come la sabbia compatta quando è umida ma fatta di granelli che il vento asciuga e sparpaglia ai quattro angoli quando soffia. E ora forti le correnti di guerra inquietanti si alzano.

Pescatori musulmani sunniti, pieni di riti e rituali mescolati e pacificamente conviventi,  parlanti una lingua unica, il Bandari, frammentata in ulteriore dialetti. Uno per ogni manciata di capanne fatte di sabbia e corallo, protette dalla famosissima foresta di mangrovie proprio lì davanti, ai piedi degli abitanti quella che circa quattro milioni di turisti ogni anno si affollano ad ammirare insieme a molte altre meraviglie del mare.

Acqua bollente

Un’isola fatta di acqua bollente, come lo è adesso il punto più caldo di tutto il globo. Uno stretto però è fatto di terra, quella contesa, quella sporcata, quella saltata in aria il 7 di marzo, sotto l’attacco delle forze statunitensi, che ha d’improvviso riportato l’isola al centro della terra.

Il luogo oggi più osservato del mondo, è proprio lì sotto, tra cunicoli e gallerie scavate non solo dalla natura, come la grotta salinica, una delle più lunghe al mondo. Un cunicolo di circa sei chilometri affilati come la spina dorsale di un grosso animale. Ma anche quel labirinto sotterraneo ricavato nel ventre di Queshm dove ha trovato posto a una collezione balistica degna delle più grandi potenze.
Una base militare dove hanno trovato accoglienza missili, razzi e droni sistemata sotto i piedi dei forse ignari, ma certamente non accondiscendenti, isolani, costretti a dormire sonni agitati su uno degli arsenali più grandi della storia moderna.

Batteria di missili

Una batteria di missili, secondo quanto rivelato dall’ex generale libanese Hassan Jouni al network arabo Al Jazeera, dai nomi incomprensibili come codici matematici, capaci di colpire e uccidere obiettivi impensati e impensabili.

Una manciata è già stata lanciata sulla base USA in Bahrein dopo l’attacco di due settimane fa, che ha beffardamente colpito il grande impianto di desalinizzazione di Queshm, lasciando a secco su un grande canotto circa 30 villaggi; un paradosso se si pensa che gli stessi per tutta la loro storia hanno vissuto della fama e della materia prima di una delle loro maggiori attrazioni turistiche, la spettacolare galleria di sale.

Porta chiusa

La porta di Hormuz finora non è mai stata chiusa perché da lì ci passano tutti, e che resti  aperta converrebbe tanto più in questo momento. Ma i proprietari o sedicenti tali pare abbiano chiuso i battenti, incrociato le braccia non per sciopero ma per minaccia. Gli iraniani, i padroni, da millenni si devono parare dagli attacchi esterni all’isola, la più estesa del golfo che ha da sempre rappresentato un tesoro ambito.

Popolata dalla preistoria, Queshm è sempre stata contesa, crocevia di scambi e passaggi, tappa marittima della via della seta. Tartari, ottomani, portoghesi, fino, alla fine dell’ottocento, agli inglesi che in accordo con l’Iran cacciarono gli ultimi invasori. Coloro che vi abitano e vi abitavano sono persone  privilegiate, perché è come se avessero viaggiato per il mondo intero, semplicemente affacciandosi al porto,  solo perché lì sopra c’era nato.

Museo geologico

Privilegio dicevamo, non colpa e neanche ricatto, che è quello che invece stanno facendo da Teheran, usando i 1400 chilometri quadrati di questo museo geologico a cielo aperto, zona industriale di libero scambio dal 1989. Solo in seguito divenuto deposito bellico, nel corso del ventunesimo secolo quando dalla seta si è passati all’oro nero.

E allora tutto è cambiato e Qeshm è diventata un forziere pieno, bersaglio sensibile, così incastrato e tanto noto da risultare persino facile, ma in realtà si è così trasformata in scudo indistruttibile, diciamo pure inattaccabile, come un bambino davanti a un carro armato.

Nessuno si sognerebbe di fare fuoco, o forse sì, ma questa è una altra storia, perché colpire Queshm sarebbe come spararsi su un piede durante una gara, lo farebbe solo un pazzo, o forse due: e questa è la nostra storia. Donald e Benjamin lo hanno fatto. E non per sbaglio. Evidentemente con un piano, per cui un piede fuori uso è sempre meglio che sbatterci il muso. Se ci abbiano azzeccato non è scontato.

Ciò che è certo è che hanno interrotto la gara e creato una fila, fatto prigionieri nelle loro stesse imbarcazioni un popolo di pescatori, seduto su un paradiso di biodiversità, geoparco riconosciuto dall’Unesco composto di cattedrali di roccia e canyon di sale. Lo avevano capito già il greco Nearco, che volle trovarci la tomba del Mar Eritreo, che quel delfino incastrato era luogo sacro.

Magari, quando i venti di guerra saranno placati e Quhesm riemergerà intatta come fa da quando è stata scoperta, la città di missili sotterranea verrà lentamente abbandonata e tra altri mille anni un novello esploratore la riporterà alla luce trasformandola in archeologia, solo una nuova attrazione turistica.

Novella Di Paolo
dipaolonovella12@gmail.com
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Nelle immagini, bellezza naturali nell’isola di Queshm.

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