Morto in Mauritania lo storico militante contro la schiavitù

A 80 anni è scomparso Boubacar Ould Messaoud, attivista per i diritti umani e fondatore di SOS Esclavage. Era un esponente di spicco nella lotta contro la privazione della libertà

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Speciale per Africa ExPress
Cornelia I. Toelgyes
14 marzo 2026

La schiavitù in Mauritania è stata abolita de iure, ma de facto esiste ancora, nonostante siano state inasprite le pene nel 2015.

L’80enne non ha mai smesso di lottare

Giovedì scorso è morto Boubacar Ould Messaoud, figura di spicco nella lotta contro la schiavitù in Mauritania. L’80enne aveva fondato SOS Esclavage nel 1995, che da allora opera per l’eliminazione di tale oppressione nel Paese. Per anni la sua organizzazione era intervenuto su molti fronti senza riconoscimento ufficiale. Lo stato giuridico è arrivato solo dieci anni dopo, nel 2005.

Boubacar Ould Messaoud, fondatore di SOS Esclavage

In questi anni Boubacar Ould Messaoud non ha mai smesso di lottare contro la schiavitù e a favore dell’uguaglianza.

Proprio a causa delle sue battaglie, è stato imprigionato più volte, eppure grazie alle sue lotte in favore dei diritti umani, ha ricevuto parecchi premi a livello internazionale. Boubacar lascerà un vuoto immenso non solo in Mauritania, ma nel mondo intero. Le sue battaglie hanno lasciato impronte indelebili ovunque.

Ha scosso tutte le coscienze

“Ha scosse le coscienze della gente, di tutti gli oppressi, delle popolazioni negro-mauritane e gli emarginati della comunità arabo-berbera. Hanno visto in lui un sostegno incondizionato di fronte alle difficoltà legate alle discriminazioni, alle oppressioni e agli anacronismi che affliggono ancor oggi molti mauritani”, ha sottolineato Biram Dah Abeid, deputato di Nouakchott e militante per i diritti umani.

E nel settembre scorso, durante il suo intervento in occasione dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite a New York, Mohamed Salem Ould Merzoug, ministro degli Esteri mauritano, non ha negato il problema che ancora oggi affligge il suo Paese. Ha menzionato alcune iniziative volte ad affrontare le conseguenze della schiavitù in tutte le sue forme, attraverso l’istituzione di meccanismi giuridici e istituzionali.

I progressi ci sono, non si può negare, ma sta di fatto che malgrado le leggi vigenti il fatto sussiste ancora. Le norme ci sono, ma intanto gli schiavi esistono eccome.

Oggi la Mauritania dispone di uno dei quadri giuridici più articolati dell’Africa in materia di lotta contro la schiavitù. La legislazione nazionale è severa, le istituzioni specializzate sono numerose e il Paese ha ratificato diversi importanti strumenti internazionali.

Paradossa tra legislazione e realtà

Tuttavia, persiste un paradosso preoccupante: mentre la legge è chiara e ambiziosa, gli attivisti delle organizzazioni antischiaviste continuano a essere esposti a violenze, arresti, procedimenti giudiziari e intimidazioni.

Mauritania: carovana contro la schiavitù

E ancora oggi, molti casi di schiavitù subiscono ritardi procedurali e persino archiviazioni. Questo contrasto tra norme e pratiche mette profondamente in discussione la credibilità del sistema giudiziario e la coerenza della politica pubblica in materia di diritti umani.

Quando la schiavitù è definita un crimine contro l’umanità e la legge prevede pene severe, qualsiasi applicazione timida o selettiva indebolisce il potere deterrente della legislazione e mette in discussione la protezione delle vittime.

A tutt’oggi, la società mauritana è ancora suddivisa in caste. I “mauri” bianchi o “beydens”, di origini arabe-berbere, costituiscono la classe dominante, mentre gli haratines e gli afro-mauritani appartengono alla “classe inferiore” e non hanno quasi mai potuto occupare posti di prestigio nella società. Lo status di schiavo viene ancor oggi tramandato da madre in figlio. Gli schiavi non negano il loro status, subiscono ancora violente rappresaglie e difficilmente hanno accesso ai servizi essenziali.

Cornelia Toelgyes
corneliacit@hotmail.it
X: @cotoelgyes
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