Speciale Per Africa ExPress
Fabrizio Cassinelli
28 marzo 2026
Nella guerra di Usa e Israele allโIran che ha infiammato il Medio Oriente da giorni assistiamo a dichiarazioni e smentite su una possibile interlocuzione diplomatica che potrebbe portare alla pace. Un risultato che perรฒ appare davvero impossibile da realizzare in modo duraturo, dati gli scenari millenaristici che permeano il progetto di Grande Israele da una parte e le dichiarazioni di stampo fondamentalista evangelico usate dal segretario alla Difesa Usa, Pete Hegseth, con i media che parlano di una โcrociata contro lโIranโ.
Tale contesto, infatti, potrebbe non impedire una tregua, ma indica chiaramente alla Repubblica Islamica un “rischio esistenziale”.
Su campo, intanto, mentre il presidente Trump dichiara che gli iraniani โchiedono disperatamente un accordoโ e Teheran smentisce seccamente e ironicamente chiosa โormai l’America fa accordi con se stessoโ, il Pakistan fa il suo ingresso nello scenario del Golfo Persico proponendosi quale mediatore.
Scenario inquietante
Trump nel frattempo continua a spostare la sua tregua unilaterale sui bombardamenti alle infrastrutture energetiche iraniane, sulle ipotesi delle quali la Repubblica islamica ha minacciato di distruggere per rappresaglia le reti energetiche dei Paesi del Golfo. Uno scenario inquietante, dato che lโIran potrebbe anche resistere, nonostante un colpo del genere, ma molti degli Stati vicini dipendono quasi completamente dagli impianti di desalinizzazione e secondo lโONU si potrebbero cosรฌ scatenare โesodi di massa e una crisi umanitariaโ.

Le dichiarazioni del vicepremier e ministro degli Esteri pachistano Ishaq Dar che parlavano di โcolloqui indiretti tra Stati Uniti e Iran, tramite messaggi trasmessi dal Pakistan. In questo contesto, gli Stati Uniti hanno condiviso 15 punti, attualmente al vaglio dell’Iranโ hanno fatto ben sperare ma venerdรฌ Israele ha nuovamente bombardato i siti del programma nucleare iraniano, ad Arak e Busher, che sono infrastrutture energetiche, smentendo Trump.
Nello stesso tempo Hezbollah e lโIRGC (Islamic Revolutionary Guard Corps cioรจ i padaran) hanno dato vita ad attacchi incrociati su Tel Aviv e sul nord Israele, dove ormai anche i cittadini sono in rivolta verso il governo Netanyahu, e hanno fermato nel sud del Libano le truppe corazzate dellโIdf (l’esercito israeliano) infliggendo perdite pesanti.
Accordo sui droni
Sabato mattina, inoltre, si รจ saputo che un missile iraniano ha colpito la base aerea di Prince Sultan in Arabia Saudita. E lโUcraina โ che teme lโisolamento โ รจ a sua volta entrata in campo siglando un accordo militare con lโArabia Saudita sui droni.
Tutto questo mentre al G7 dei ministri degli Esteri in Francia, il segretario di Stato americano Marco Rubio ha dichiarato che la guerra dovrebbe โconcludersi nel giro di poche settimaneโ.

Intanto perรฒ gli Houti sono entrati nel conflitto minacciando anche di coordinarsi con lโIran su Hormuz per bloccare lo stretto di Bab el Mandeb in contemporanea, che farebbe letteralmente collassare il commercio mondiale.
Allungamenti degli ultimatum
Fonti militari italiane hanno sottolineato che lโanalisi dello scenario di continuo allungamento degli ultimatum di Trump non puรฒ non tenere in considerazione lโondata di maltempo che si รจ scatenata sul Golfo Persico, con grandine come uova e mareggiate sulle coste.
E che quindi rispecchierebbe solo un rallentamento dei tempi nel dispiegamento dellโarmata di terra il cui intervento segnerebbe definitivamente lโescalation. Tra molti dubbi negli stessi asset militari occidentali, dato le โinvincibiliโ portaerei Usa si sono spostate da 300 a oltre mille km di distanza, segno evidente di un rischio concreto.
Queshm, il prezioso isolotto incastrato nello stretto di Hormuz
Ricco di storia e di meraviglia, un museo a cielo aperto oggi davanti agli obiettivi della stampa mondiale, non per le sue bellezze ma perchรฉ per la prima volta nella sua storia qualcuno ha deciso di chiuderlo
Ad oggi non รจ certo come opereranno i circa 5mila uomini dellโesercito degli Stati Uniti, tra i quali figurano anche tutte le unitร dโรฉlite giร impegnate in passato per vari “colpi di mano”. Ma per gli iraniani lโobbiettivo รจ chiaro: โGli americani avevano sottovalutato Hormuz e ora ne cercano il controllo โ fanno sapere fonti diplomatiche โ. Fate attenzione, Hormuz non รจ chiuso, รจ aperto. ร chiuso solo per chi ci bombarda o per chi ne รจ complice. Quindi il problema non รจ la navigazione, ma il controllo di essa. Gli americani vogliono un โcontrollo congiuntoโ militare che significa tenere alta la tensione, e i prezzi energeticiโ.
Trema il dollaro
Uno dei maggiori successi iraniani di questa guerra, infatti, sono stati gli accordi per via dei quali alcuni Paesi hanno potuto far passare le loro petroliere e navi da carico pagando una tassa, e comprando il petrolio in Yuan o in valute Brics e non in dollari e non tramite il sistema Swift.
Ultimo accordo quello siglato proprio sabato con la Thailandia. Una guerra di valuta dentro la guerra militare. E non a caso, forse, nel fine settimana il Fondo monetario internazionale ha autorizzato un prestito da un miliardo di dollari al Pakistan: si cerca di tenere il biglietto verde al centro dellโinfluenza finanziaria che sta perdendo.
Fabrizio Cassinelli
(1 – continua)
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