Gaza come Sharm el-Sheikh: dove il capitalismo ritorna al laissez faire

Nel futuro della Striscia al posto delle case distrutte dalle bombe, sorgeranno resort di lusso. Sulla spiaggia, invece delle tende dei profughi affamati e assetati, i turisti prenderanno il sole mangiando e bevendo all inclusive. Non serve l'intelligenza artificiale. Per capire basta studiare la storia

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Dalla Nostra Inviata Speciale
Valentina Vergani Gavoni
Sharm El Sheikh, 23 gennaio 2026

Trump ha presentato a Davos il progetto di ricostruzione della “Nuova Gaza”. Grattacieli, appartamenti e resort di lusso, pensati per accogliere turisti di tutto il mondo. E per chi avrà la possibilità economica, potrà vivere stabilmente all’interno della Striscia beneficiando di tutti i privilegi messi a disposizione.

Al confine con l’Egitto, un aeroporto accoglierà vacanzieri e nuovi residenti nella terra della “pace”. Il valico di Rafah sarà affiancato anche da un porto e due hub logistici per lo stoccaggio e il trasporto merci. Gli Stati Uniti infatti vogliono trasformare Gaza in un punto di riferimento  per il commercio, l’energia e l’infrastruttura digitale.

Trump è un noto imprenditore edile. Lo stesso settore dove i mafiosi fanno i più grossi investimenti: “Report ha rintracciato una serie di possibili e mai esplorati collegamenti tra Donald Trump e la mafia italo-americana, attraverso nuove testimonianze di ex boss, investigatori, legali, e alcuni strettissimi collaboratori che in passato lavoravano con l’attuale candidato alla Casa Bianca”, si legge su Rai.it.

La famiglia Trump con l’avvocato Roy Cohn, nel 1985 al Waldorf Hotel di New York

La proposta del Presidente americano, presentata quando ancora ci si domandava se Israele avesse come obiettivo quello di eliminare i palestinesi dalla terra che stava occupando, replica una storia già scritta: quella di Sharm el- Sheikh. La stessa città del famoso accordo di “pace” per Gaza.

Il beneficio del crimine: reportage di Africa Express

All’uscita dell’aeroporto di Sharm El Sheikh una scritta scolpita a caratteri cubitali accoglie i turisti così: “Benvenuti nella terra della pace”.

Una città costruita dopo la fine dell’occupazione israeliana, iniziata con la Guerra dei sei giorni nel 1967 tra lo Stato di Israele e i Paesi arabi limitrofi (Egitto, Siria e Giordania) e terminata con la guerra del Kippur nel 1973.

Guerra del Kippur tra Egitto e Israele 1973

L’Egitto però, a differenza della Palestina, era uno Stato sovrano con un esercito regolare supportato dall’ex URSS. Il confronto militare ha causato un numero elevato di morti, da entrambe le parti. E solo grazie agli Stati Uniti, Israele ha vinto la guerra.

Nel 1979 l’Egitto e lo Stato sionista hanno firmato gli accordi di pace a Washington. Nel 1991 Israele ha riconsegnato la penisola del Sinai. E nel 1993 Sharm El-Sheik è diventata una meta turistica internazionale.

Porta di Allah in Egitto, costruita sul campo di battaglia in nome della pace con Israele

La città della “pace”. Circondata, protetta e rinchiusa all’interno di un muro di cemento dove gli imprenditori edili – provenienti da diverse parti del mondo – hanno iniziato a investire nel settore turistico mentre i capi di Stato firmano accordi politici in Medio Oriente.

Resort di lusso a Sharm el-Sheikh

Da quel momento in poi (1993), dopo aver ripulito la terra dai resti dei corpi senza vita dove oggi milioni di persone fanno escursioni turistiche, non hanno più smesso di costruire. È un cantiere a cielo aperto, in costante evoluzione, pensato per soddisfare il mondo del lusso. Una realtà alienante, quella offerta dal sistema economico occidentale, che trova il tacito consenso delle istituzioni locali e internazionali.

Come Dubai, “diventata strategica per la criminalità organizzata mondiale. Lì i mafiosi riescono a riciclare il denaro sporco investendoli, con pochissime restrizioni, nel settore delle costruzioni”, spiega il criminologo Vincenzo Musacchio in un’intervista a Rai News.it. 

La storia è recente. Ma la linea di confine tra la ricca città della “pace” di Sharm el-Sheikh e il popolo che vive in povertà al di fuori delle mura, cancella la memoria dalla mente e dalla coscienza di chi beneficia di tanta ricchezza.

Un occhio esperto vede ancora i resti dei bunker costruiti da Israele. Quelle che prima erano le case dei coloni, ricordano gli insediamenti israeliani nei territori occupati palestinesi.

Il muro costruito per proteggere la bolla magica assomiglia invece a quello che separa Israele dai territori della Palestina sotto occupazione. E il simbolo della pace ricorda al popolo il prezzo che ha pagato per ottenerla.

Muro israeliano che separa Israele dai territori occupati palestinesi

“Il governo egiziano ha lanciato una nuova strategia di investimento con l’obiettivo di raggiungere 30 milioni di turisti all’anno entro il 2031. La strategia si concentra sull’aumento degli investimenti diretti esteri attraverso l’individuazione di chiare opportunità nel settore turistico”, riporta l’Ansa.

Agenzie immobiliari, presenti all’interno di Sharm el-Sheikh, vendono e affittano case dentro i villaggi turistici. E sempre più stranieri (molti dei quali italiani) scelgono di immigrare in Egitto.

Ovviamente, per gli egiziani, il costo della vita è troppo alto. Per loro è solo un’opportunità lavorativa sottopagata. Costretti a lasciare le loro famiglie, arrotondano il salario insufficiente per mantenerle con le mance dei turisti.

Il copione si ripete

Trump, dopo aver sponsorizzato la nuova “Riviera di Gaza”, il 13 ottobre 2025 ha firmato l’accordo di “pace” a Sharm El-Sheikh. E il video della ricostruzione sulle ceneri dei morti palestinesi, creato con l’intelligenza artificiale, racconta una storia già scritta. Nulla di inventato o immaginario, quindi.

Il futuro di Gaza è infatti stato presentato come l’ennesimo progetto edilizio imprenditoriale. Un investimento nel settore del turismo di lusso. Pensato per sfruttare la terra palestinese a favore dei grandi capitali produttivi.

Il mondo ha reagito con sdegno difronte al potere dei soldi sbattuto letteralmente in faccia dal presidente degli Stati Uniti. Un sentimento che dura poco davanti a resort da sogno, pacchetti di cibo e bevande all inclusive, divertimento, e intrattenimento di qualsiasi tipo.

E grazie alla manipolazione delle debolezze umane davanti a tentazioni irresistibili come quelle che propone il capitalismo laissez faire, laissez passer più estremo, gli Stati contrattano per sfruttare le materie prime del territorio.

Accordi economici in cambio di pace e silenzio

“Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha firmato l’accordo di esportazione all’Egitto di gas naturale da 35 miliardi di dollari, rimasto in sospeso da quando era stato siglato per la prima volta all’inizio di agosto”, scrive Céline Dominique Nadler il 19 Dicembre 2025 per la rivista Africa e Affari.

“L’accordo prevede che Chevron e i suoi partner nel giacimento di gas Leviathan, NewMed Energy e Ratio Energies, esportino 130 miliardi di metri cubi di gas in Egitto tra il 2026 e il 2040, ha detto Netanyahu in una dichiarazione televisiva, osservando che si tratta dell’accordo più grande nella storia di Israele”, riporta il giornalista.

Abdel Fattah el-Sisi non è l’unico. Oltre a Emirati e Qatar, anche l’Arabia Saudita ha capito come il turismo può ripulire le coscienze oltre ai soldi: “Negli ultimi anni, la regione del Medio Oriente è rapidamente diventata nota a livello mondiale per innovazione, lusso e sviluppo sostenibile. Il Red Sea Project rappresenta l’approccio più entusiasmante e avanzato al turismo e al mercato immobiliare mai tentato in Arabia Saudita”, si legge nell’articolo pubblicato su Estateagent Power.

Red Sea Project Arabia Saudita

E poi continua: “Oltre alle splendide spiagge e ai resort di lusso, il Red Sea Project sta silenziosamente guadagnando visibilità come hub importante per investitori globali, marchi famosi e sviluppatori di alto profilo”.

Pace, quindi, sembra essere sinonimo di omertà davanti alla ritorsione degli Stati più potenti in cambio di vizi e privilegi. Un beneficio derivato dal crimine che diventa pura tentazione psicologica per qualsiasi essere umano.

Valentina Vergani Gavoni
valentinaverganigavoni@gmail.com
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