Marocco: italiana con doppia nazionalità condannata per offesa all’Islam

Africa ExPress
9 luglio 2021

Una giovane italo-marocchina è stata condannata a tre anni e mezzo di galera e a una multa di quasi 5 mila euro per offesa pubblica all’Islam.

La sentenza è stata pronunciata il 28 giugno scorso dal tribunale di primo grado di Marrakech. La famiglia ha fatto ricorso in appello, la cui udienza che, secondo quanto appreso da Africa ExPress, si svolgerà a fine luglio. La data precisa non è ancora stata comunicata.

Prigione di Marrakech, Marocco

La 23enne ragazza è nata in Italia, a Vimercate e cresciuta in Brianza, dove i genitori si erano trasferiti all’epoca. Oggi studia giurisprudenza all’università di Marsiglia e a metà giugno si è imbarcata su un volo con destinazione Marocco, Marrakech, dove attualmente risiede il padre. Appena sbarcata a Rabat, è stata fermata dalla polizia di frontiera, in quanto su di lei pendeva un mandato di arresto dopo una denuncia presentata da un’associazione religiosa di Marrakech.

Solo in un secondo tempo è stata trasferita nella città di residenza del padre. Due anni fa, nel 2019, la giovane avrebbe pubblicato sulla sua pagina Facebook un post in lingua araba un estratto del Corano “Kautar”, ribattezzandolo “versetto del whiskey“.

La ragazza nega il fatto e afferma che qualcun altro avrebbe condiviso il link sulla sua bacheca. Dunque non è lei l’autrice della parodia. La studentessa non ha, inoltre, una buona padronanza dell’arabo, importanti dettagli che la Corte non ha preso in considerazione.

La rappresentanza diplomatica in Marocco segue da vicino la vicenda. Funzionari consolari visitano spesso la nostra  connazionale: le portano cibo e generi di conforto e sono in contatto continuo con i suoi  legali. D’altro canto il nostro ambasciatore, Armando Barucco, conosce bene l’Africa essendo stato capo della legazione italiana in Sudan e ha ricoperto un incarico in Somalia durante la missione (e la guerra) dell’UNOSOM nel 1993, quando l’ambasciatore era Enrico Augelli.

Finora il governo di Rabat non ha rilasciato commenti su questa faccenda; intanto l’Association marocaine des droits humains (AMDH), sede di Marrakech, si chiede come mai si sia arrivati a un processo in così breve tempo e perchè non siano state fatte indagini più approfondite.

L’articolo 267-5 del codice penale del Paese prevede una condanna da 6 mesi a 2 anni di prigione per chiunque offenda la religione islamica. La pena può arrivare fino a 5 anni di galera, se l’infrazione viene commessa in pubblico, anche via social network.

Lo stesso testo di legge punisce anche l’offesa alla monarchia o/e l’incitamento a minare l’integrità territoriale. I difensori dei diritti umani hanno denunciato più volte la formulazione degli articoli in questione, in quanto non specificano concretamente quali fatti potrebbero costituire un’offesa.

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