Nigeria: si intensifica il terrorismo nonostante tutte le promesse fatte da Buhari

Speciale per Africa ExPress
Cornelia I. Toelgyes

16 aprile 2021

Una nuova ondata di violenze ha travolto il nord-est della Nigeria. Nell’ultima settimana 65mila persone sono fuggite dalle loro case a Damasak nel Borno State (nord-est) a causa di ripetuti attacchi dei terroristi.

Miliziani di ISWAP (Islamic State West Africa Province), una fazione che si è staccata dallo storico raggruppamento terrorista Boko Haram nel 2016, sono entrati per ben tre volte a Damasak, dove hanno preso di mira postazioni militari, bruciato edifici privati e pubblici, compreso un ufficio dell’ONU. Secondo quanto riportato dall’UNHCR venerdì, almeno 12 persone sono state uccise in questi giorni.

Attacco ISWAP, Damasak, Borno state, Nigeria

Babar Baloch, portavoce dell’Agenzia dell’ONU, ha sottolineato che dopo l’ultimo attacco di mercoledì scorso, l’80 per cento dei residenti, compresi gli sfollati, sono scappati. Alcuni si sono diretti verso Maiduguri, capoluogo del Borno State, altri si sono accampati in villaggi e cittadine strada facendo e un altro folto gruppo ha cercato rifugio nel vicino Niger, nella regione di Diffa, sul Lago Ciad. Ma anche questa zona è tutt’altro che sicura, I terroristi attaccano anche oltre confine.

La situazione umanitaria è grave: sia lo staff di UNHCR che quello di OCHA (cioè l’Ufficio delle Nazione Unite per gli Affari Umanitari) da domenica non possono più operare nell’intera area per la crescente insicurezza.

Damasak ospita un’importante base militare una cosiddetta guarnigione fortificata, istituita dai vertici militari per difendere meglio la zona dai terroristi. Ma raggruppando i soldati in un solo grande accampamento, le aree rurali restano totalmente sguarnite di piccole postazioni, lasciando così campo libero alle scorribande dei gruppi armati. Insomma la situazione è tutt’altro che rosea e gli operatori umanitari hanno grosse difficoltà a portare aiuti alla popolazione.

La Nigeria si trova da alcuni mesi in una nuova recessione e il tasso di disoccupazione è salito al 33 per cento nell’ultimo trimestre dello scorso anno. Se prima della pandemia 4 nigeriani su 10 vivevano al di sotto della soglia di povertà, oggi questo numero è cresciuto e si stima che entro il 2022 saranno oltre 100 milioni i cittadini a trovarsi in condizioni di necessità. Secondo alcuni analisti il gigante dell’Africa ospita il maggior numero di poveri di tutta l’area sub-sahariana.

Malgrado i molteplici problemi che affliggono attualmente la nazione, il presidente, Muhammadu Buhari, è partito per Londra per due settimane per un ennesimo check-up medico. Molti nigeriani non hanno apprezzato questo nuovo viaggio per motivi sanitari del loro presidente, ex golpista del 1983, eletto democraticamente nel 2015 e rieletto nel 2020 per un secondo mandato. Si chiedono perchè Buhari non si sottoponga alle necessarie cure nel Paese stesso. Ma in Nigeria gli ospedali, il sistema sanitario, sono più che fragili.

Muhammadu Buhari, presidente della Nigeria

Appena insediatosi nel maggio 2015, Buhari aveva promesso che entro la fine dello stesso anno avrebbe sconfitto Boko Haram. Non ci è riuscito e nel frattempo si è aggiunto un altro gruppo terrorista, ISWAAP, appunto.

E non solo terroristi, in tutto il Paese la criminalità organizzata e comune, nonchè bande armate, specializzate in rapimenti e quant’altro, sono molto attive, per non parlare degli scontri tra pastori seminomadi e agricoltori stanziali. Infine, il 5 aprile scorso un gruppo di uomini ha attaccato la prigione di Owerri, nel sud-est della Nigeria, liberando 1.800 detenuti.
Di fatto, il Paese sta vivendo un momento di profonda insicurezza da nord a sud.

Cornelia Isabel Toelgyes
corneliacit@hotmail.it
@cotoelgyes
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Giornalista, vicedirettore di Africa Express, ha vissuti in diversi Paesi africani tra cui Nigeria, Angola, Etiopia, Kenya. Cresciuta in Svizzera, parla correntemente oltre all'italiano, inglese, francese e tedesco.