Etiopia bloccata: sempre più difficile verificare cosa accade nel Tigray

Adigrat, Tigray, Etiopia

Africa ExPress
24 novembre 2020

Chi conosce la geografia dell’Etiopia sa che la regione del Tigray si trova all’estremo nord del Paese, al confine con l’Eritrea. Si tratta di una terra aspra, affascinante, con alte montagne e strette pianure bruciate dal sole, per gran parte dell’anno. La sua popolazione è di circa 7 milioni di abitanti, più o meno la stessa della Serbia.

Chi conosce la storia recente dell’Etiopia sa che durante la guerra di liberazione dalla dittatura di Mènghistu Hailé Mariàm il Tigray Peopel’s Liberation Front, (fronte di liberazione del Tigrai,TPLF), ha combattuto per decenni contro l’esercito etiopico, i russi, i cubani ed i nord coreani. Per anni l’esercito dell’Etiopia ha provato a sconfiggere i guerriglieri senza riuscirci. Tra i guerriglieri del TPLF c’era anche Debretsion Ghebremichael, l’attuale leader del Tigray.

Si era arruolato nel fronte di liberazione nel 1970 ed oggi, dopo una lunga esperienza da guerrigliero, può contare su un esercito di 250.000 soldati tra militari e milizia (l’esercito italiano ha circa 175.000 soldati in servizio). Può anche contare su un discreto numero di ufficiali, in quanto, fino al 2018, l’esercito etiopico era in gran parte in mano ad ufficiali di etnia tigrina.

Alcune settimane fa il contrasto politico tra la regione del Tigray ed il governo centrale del primo ministro etiope, Abiy Ahmed, ha portato ad un nuovo sanguinoso conflitto. Immediatamente sono state interrotte le comunicazioni con le aree di guerra nel nord del Paese e le uniche notizie certe e verificabili sono quelle degli esuli tigrini, che, fuggiti dalle zone dove infuria il conflitto e oltrepassato il confine, hanno raggiunto i campi profughi in Sudan. Sono ormai decine di migliaia, ognuno con la propria storia di violenze da raccontare.

Altre notizie, scarsamente verificabili, arrivano, tramite i canali internazionali, parlano di rapide vittorie e di veloci avanzate dell’esercito di Addis Abeba. Le ultime riguarderebbero la presa di Adigrat, la seconda città della regione. Adigrat si trova all’estremo Nord del Tigrai, di fronte al confine con l’Eritrea. E’ facile raggiungerla dall’Eritrea ma estremamente complicato dall’Etiopia. Ad est c’è l’impraticabile depressione dancala e da sud-ovest è necessario attraversare tutta la regione, passando dalle città di Adua. Non c’era riuscito Menghistu, sarebbe impresa ardua per qualsiasi esercito moderno ed appare improbabile, in un così breve tempo, da parte dell’attuale esercito etiopico.

Adigrat, Tigray, Etiopia

E intanto le notizie non verificabili si susseguono anche questa mattina. L’ultimatum di 72 ore emanato dal primo ministro etiope Abiy due giorni fa non ha spaventato i leader del TPLF.

Se da un lato Addis Ababa ha chiesto al governo del Tigray di arrendersi pacificamente, Tesfaye Ayalew, generale delle truppe etiopiche, ha rincarato la dose e ha dichiarato a Fana Broadcasting Corporate, affiliata all’emittente di Stato, che non ci sarà nessuna pietà, e ha chiesto ai civili di lasciare Mekellé, capoluogo del Tigray, finchè sono in tempo. E’ stato precisato che le truppe governative si troverebbero a meno di 60 chilometri dal centro della città.

Il portavoce del TPLF, Getachew Reda, invece, sostiene in un suo intervento alla TV del Tigray, che le loro forze avrebbero distrutto completamente la 21ma divisione meccanizzata delle forze del governo etiopico.

Intanto anche  gli Stati Uniti hanno dichiarato di appoggiare l’Unione Africana che sta tentando di avviare una mediazione per porre fine al conflitto in atto nel Tigray.

Difficile verificare cosa stia realmente accadendo nelle aree di guerra ma è possibile aspettarsi una lungo e sanguinoso conflitto che la comunità internazionale avrebbe tutto l’interesse ad evitare. Scadute le 72 ore che il Governo etiopico ha concesso, per la resa del partito al governo del Tigray, sapremo forse qualcosa in più su quanto stia realmente accadendo in quell’area, ingiustamente dimenticata del mondo.

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Credito Foto: IHS Markit

Giornalista, vicedirettore di Africa Express, ha vissuti in diversi Paesi africani tra cui Nigeria, Angola, Etiopia, Kenya. Cresciuta in Svizzera, parla correntemente oltre all'italiano, inglese, francese e tedesco.