ESCLUSIVA/Trenta milioni e 203 terroristi rilasciati: il riscatto per i liberati in Mali

Speciale per Africa ExPress
Massimo A. Alberizzi e Cornelia Toelgyes
12 ottobre 2020

E anche questa volta spunta il riscatto per la liberazione degli ostaggi in Mali: 3o milioni di euro. Serge Daniel – autorevole e apprezzato giornalista beninois che vive in Mali, collaboratore di importanti testate francesi e anche di Africa ExPress – ha confermato il pagamento del sostanzioso riscatto: “Ma assieme al denaro sono stati liberati almeno 203 terroristi o presunti tali.

Le cifre sborsate non sono davvero roba da poco: 10 milioni di euro per il politico maliano, leader del partito Union pour la République et la Démocratie (URD), Soumaïla Cissé, altri 10 per la cooperante francese Sophie Pétronin, diventata Mariam dopo la sua conversione all’islam, e ancora 10 per i nostri connazionali, Padre Pierluigi Maccalli e Nicola Chiacchio. Non è dato sapere al momento attuale con certezza chi abbia sborsato i 30 milioni ma autorevoli fonti a Bamako sostengono che i primi 20 milioni siamo stati pagati dalla Francia, 10 pagati dall’Italia e dal Vaticano. Inoltre non è chiaro se la somma totale sia finita interamente nelle tasche di Iyad ag Ghaly, capo indiscusso di tutti i gruppi jihadisti presenti nel Mali. Non si esclude infine che parte dell’ingente somma sia “caduta dal camion” strada facendo. Un immagine pittoresca con cui si descrivono le tangenti.

Iyad Ag Ghali, è una vecchia figura indipendentista touareg, contrabbandiere di sigarette e di cocaina, diventato capo jihadista e fondatore di Ansar Dine – in italiano: ausiliari della religione (islamica) – ed è anche il leader del del raggruppamento terrorista fondato nel marzo 2017 da cinque sigle di miliziani: “Gruppo di sostegno dell’Islam e dei musulmani”

I 4 ostaggi rilasciati in Mali: da sinistra a destra
Mariam, alias Sophie Soumaïla Cissé, Padre Maccalli e Nicola Chiacchio

Gli attori nella mediazione per la liberazione degli ostaggi sono stati parecchi. Dopo la sparizione di Cissé, grande oppositore dell’ex presidente Keïta – sequestrato durante un comizio elettorale a Niafunké, vicino a Timbuktu, la sua roccaforte, il 25 marzo 2020 insieme alcuni sostenitori e colleghi di partito, rilasciati pochi giorni dopo – l’allora primo ministro Boubou Cissé incarica l’uomo d’affari, Chérif Ould Tahar, di intraprendere tutti passi necessari per la liberazione del leader politico. Un altro personaggio che opera dietro le quinte, Moustapha Chafi, consigliere speciale dell’ex presidente del Burkina Faso, Blaise Campaoré, si precipita da Doha, nel Qatar, dove risiede, per raggiungere la Mauritania. E Chafi immediatamente allerta tutti i suoi contatti nel Sahel per dare seguito alla richiesta del suo  amico e far sì che gli ingranaggi per la liberazione di Cissè vengano messi in moto. I due uomini Chérif Ould Tahar e Moustapha Chafi, fanno da anni da tramite tra governi e jihadisti e sono entrambi amici di Iyad ag Ghaly, il leader più autorevole della galassia terrorista saheliana.

Autorizzazione a procedere firmata dall’allora primo ministro maliano Cissé. Documento ottenuto da La Lettre Confidentielle du Mali

Secondo le informazioni di La Lettre Confidentielle du Mali, giornale online diretto da Serge Daniel, il primo ministro fa aprire in piena notte una farmacia a Bamako per inviare medicinali urgenti all’ostaggio maliano. E Tidiani Ben Alhoussein, un altro uomo d’affari residente in Mauritania e amico di Soumaïla, si attiva immediatamente per far recapitare quanto prima i farmaci a destinazione.

In tutto questo gioca un ruolo importante anche il colonello Malamine Konaré, in quanto conosce molto bene l’ambiente, sa distinguere le piste giuste da quelle false (e non parliamo di quelle nel deserto). Ma si mette in moto anche un altro personaggio maliano, anche lui un uomo d’affari. E’ Sidy Mohamed Kagnassy, consigliere del presidente della Costa d’Avorio, Alassane Ouattara, e agisce per conto e a nome del suo padrone.

Lettera scritta a mano con le richieste dei jihadisti per la liberazione degli ostaggi. Documento ottenuto da La Lettre Confidentielle du Mali

Apparentemente tutto sembra funzionare bene, è stata persino fissata una data approssimativa per il rilascio dell’ostaggio maliano. Ma il primo ministro, Boubou Cissé, viene escluso dalle trattative. L’allora presidente Ibrahim Boubacar Keïta, deposto con un colpo di Stato lo scorso 18 agosto, incarica i servizi speciali della liberazione di Soumaïla e quella dell’ostaggio francese Pétronin.

Si aprono nuovi canali e viene associato alle trattative anche Hamada Ag Bibi, un politico touareg  maliano. Ancora una volta i tempi si allungano e i sequestratori giocano al rialzo, visto che a questo punto anche il governo italiano ha chiesto il rilascio dei propri ostaggi.

Jihadisti nella loro roccaforte sui monti Tigharghar festeggiano la liberazione dei loro compgni

La Lettre Confidentielle du Mali afferma, che da fonti certe e credibili, il 5 ottobre sono state rilasciate 203 persone – alcuni già condannati, altri in detenzione preventiva – a Bamako e a Koulikoro, località che dista un sessantina di chilometri da Bamako, altri ancora nel centro. Sono stati portati con l’aereo a Tessalit, città nel nord del Paese. I più hanno poi lasciato la città per dirigersi nelle montagne di Tigharghar, roccaforte dei jihadisti.

Sembra finita ma non è così. All’appello mancano ancora alcuni miliziani e i sequestratori si rifiutano di rilasciare gli ostaggi. Infine vengono liberati anche i prigionieri mancanti dalle galere maliane e/o da un Paese confinante. E finalmente vengono raggruppati gli ostaggi a Tessalit, per essere portati con un aereo militare a Bamako.

Massimo A. Alberizzi
Cornelia I. Toelgyes
@africexpress

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Corrispondente dall'Africa, dove ho visitato quasi tutti i Paesi