Aumento del terrorismo jihadista nel nord del Mozambico preoccupa i Paesi SADC

È tiepida la posizione SADC (Southern African Development Community) sul terrorismo jihadista a Cabo Delgado, provincia settentrionale mozambicana. Il Covid-19 ha la precedenza

sandro_pintus_francobolloSpeciale per Africa ExPress
Sandro Pintus
Firenze, 28 maggio 2020

“Il vertice straordinario della troika ha impegnato e sollecitato gli Stati membri SADC a sostenere il governo del Mozambico. Un impegno nella lotta contro i gruppi terroristici e armati che operano in alcuni distretti di Cabo Delgado”. È tiepida la posizione della Comunità per lo Sviluppo dell’Africa Australe (SADC- Southern African Development Community) sul terrorismo jihadista a Cabo Delgado, provincia settentrionale mozambicana.

Summit SADC sulla sicurezza
Summit straordinario SADC sulla sicurezza (Courtesy SADC)

Le risorse dei Paesi SADC impegnate con il Covid-19

Probabilmente perché non può fare diversamente. Purtroppo la SADC non ha un esercito permanente e non può intervenire. Per reprimere le minacce alla sicurezza in altri Paesi membri, ognuno dovrebbe schierare le proprie Forze armate, cosa improbabile al momento a causa del Covid-19.

Dal presidente mozambicano Filipe Nyusi era stato sollecitato un vertice straordinario, sulla violenza jihadista, subito accolto dal suo omologo, Emmerson Mnangagwa. Al summit, ad Harare (Zimbabwe) oltre al Mozambico erano presenti i leader della troika, composta da Zambia, Botswana e Zimbabwe guidata da Mnangagwa. La troika è l’organo della SADC che si occupa della Politica per la difesa e la sicurezza dei 16 Paesi membri.

SADC si è accorta tardi del problema jihadismo

Il vertice suggerisce che la Community si sia finalmente resa conto della gravità del fenomeno jihadista. Ciò che sta succedendo a Cabo Delgado è diventato preoccupante per tutta l’Africa Australe, soprattutto per quelli confinanti con il Mozambico. Tanzania in primis.

I mercenari sudafricani fanno meglio di quelli russi

Dopo il fallimento a Cabo Delgado dei mercenari del Gruppo Wagner portati dagli accordi tra Mosca e Maputo, è tornato il Dyck Advisory Group (DAG). La società privata di contractor, con sede in Sudafrica, ha aiutato le Forze di sicurezza mozambicane a combattere i jihadisti, utilizzando anche elicotteri da combattimento.

Il risultato dell’appoggio di DAG all’esercito di Maputo, negli ultimi due mesi, è stato l’eliminazione di un centinaio di jihadisti. In soli due giorni, le Forze armate mozambicane hanno rivendicato l’uccisione di una cinquantina di terroristi.

Mappa dei Paesi membri SADC (Courtesy SADC)
Mappa dei Paesi membri SADC (Courtesy SADC)

La situazione a Cabo Delgado peggiora

Dall’ottobre 2017, quando è iniziata l’attività sovversiva jihadista a Cabo Delgado, le cose sono peggiorate notevolmente. Non solo si sono intensificati gli attacchi degli estremisti islamici ma la è aumentata anche la sicurezza degli insorti. I jihadisti di Al Sunna wa-Jama sono arrivati vicini agli impianti del bacino di Rovuma al largo di Cabo Delgado. Qui operano ENI, Total ed ExxonMobil che dal 2022 dovrebbero iniziare l’estrazione di enormi riserve di gas naturale.

Il 23 marzo scorso, dopo l’attacco alla cittadina di Quissanga, i jihadisti si sono fatti fotografare davanti alla caserma occupata della polizia con bandiera nera dell’ISIS . Da questo episodio si parla di un altro salto di qualità sia per le armi in dotazione (AK-47 e lanciagranate) che per i collegamenti. Molti dei tagliagole che stanno massacrando Cabo Delgado sono stati formati nella regione dei Grandi Laghi e in Somalia. Pare che siano collegati con il gruppo che nel nord-est della Repubblica Democratica del Congo abbia creato lo Stato islamico della provincia dell’Africa centrale (ISCAP).

Al momento non si hanno numeri certi sui decessi causati dagli attacchi jihadisti a Cabo Delgado: si parla tra i 700 e i 1.100 morti. Si conosce però il numero degli sfollati causati dal terrore: oltre 160 mila. Tutti scappati dal villaggi distrutti. Moltitudine che ha perso tutto e vittima di enormi problemi igienico-sanitari che hanno causato un’epidemia di colera con almeno 20 morti.

Sandro Pintus
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Giornalista pubblicista dal 1979, ha iniziato l'attività con Paese Sera. Negli anni '80/'90, in Africa Australe con base in Mozambico e in seguito in Australia e in missioni in Medio Oriente e Balcani. Ha lavorato per varie ong, collaborato con La Repubblica, La Nazione, L'Universo, L'Unione Sarda e altre testate, agenzie e vari uffici stampa. Ha collaborato anche con UNHCR, FAO, WFP e OMS-Hedip.