Angola, Isabel Dos Santos sulle orme del padre: congelati i beni mira alla presidenza

Speciale per Africa ExPress e per il Fatto Quotidiano
Massimo A. Alberizzi
Nairobi, 19 gennaio 2019

L’Angola intensifica la sua battaglia contro Isabel Dos Santos, la figlia di José Edoardo Dos Santos, il presidente che ha guidato il Paese per 38 anni, arricchendosi, lui e la sua famiglia, a dismisura. Una Corte di Luanda, la capitale dell’ex colonia portoghese, ha ordinato il congelamento dei beni dell’ex first daughter. Isabel Dos Santos è considerate una delle donne più ricche del mondo. Secondo la rivista specializzata Forbes, la sua fortuna personale è stimata in più di 2 miliardi di dollari

Da quando nel 2017 il padre ha lasciato lo scranno più alto del Paese al successore, Joao Lourenço, per lei, considerata intoccabile e superiore a ogni legge, è cominciata una irrefrenabile discesa. Il nuovo corso ha voluto allontanare dai posti di potere tutti i membri dell’ex prima famiglia, accusata di aver sottratto allo stato denaro e beni per alcuni miliardi di dollari. Dapprima è stata allontanata dalla presidenza della Sonangol, la compagnia petrolifera di Stato che lei gestiva – secondo le accuse – con una certa allegria, poi pian piano da ogni posizione rilevante. Lourenço è stato molto abile a farle terra bruciata attorno; e così lei è stata abbandonata da quelli che l’ossequiavano e l’adulavano giusto per raccogliere le briciole del suo potere.

All’ordine della Corte di congelare i suoi beni, Isabel ha reagito negando le accuse di irregolarità finanziarie e definito la decisione dei giudici “strumentale e politicamente motivata”.

“E’ una caccia alle streghe – ha continuato in un’intervista alla Reuters – architettata per indebolire l’influenza di mio padre e distrarre la gente dai fallimenti economici. Io dovrei partecipare a questa buffonata come capro espiatorio”. Le accuse contro di lei sono assai circostanziate. Partecipazioni in società a maggioranza statali, come il 25 per cento nella gigantesca compagnia telefonica Unitel, nel Banco de Fomento Angola e in altre compagnie minori, compresa la catena di supermercati Cantado, un cinema e un centro commerciale. Ma i suoi affari si estendono fuori dall’Angola: in Portogalllo, a Capo Verde in Sudafrica e spaziando dalle banche, alle telecomunicazioni (dove possiede partecipazioni rilevati) in un crescendo di attività minori.

La parlamentare europea lusitana, Ana Gomes – che ha svolto complesse indagini sul crimine organizzato, l’accusa di riciclaggio di denaro attraverso le sue banche – ha lanciato parecchi twitt di denuncia. Isabel ha reagito querelandola ma proprio ieri una corte di Lisbona ha dato ragione alla Gomes: “La libertà di espressione e di informazione – c’è scritto nella sentenza – ha la precedenza sui diritti della persona di salvaguardare la propria reputazione e il proprio buon nome”

Lei ha sempre attribuito la sua ricchezza al duro lavoro, agli investimenti intelligenti e alla saggezza negli affari, ma i suoi critici le hanno risposto sostenendo che niente di tutto ciò sarebbe stato possibile se il padre non avesse permesso al Paese di piombare nel buco tetro della corruzione, di cui la sua famiglia si è spudoratamente avvantaggiata.
I dirigenti attribuiscono le decisioni dei giudici di congelare i suoi beni proprio alla campagna contro la corruzione lanciata dal governo. Ma qualcuno sostiene che l’onda moralizzatrice sia diretta in particolare contro la famiglia del vecchio capo per bloccare la sua influenza. Comunque la mannaia dell’attuale gruppo dirigente non ha colpito soltanto la figlia dell’ex capo dello Stato ma anche suo fratellastro José Filomeno Dos Santos, ex presidente del Fundo Soberano de Angola, una sorta di INPS locale, sotto processo con l’accusa di riciclaggio di denaro, e corruzione, per aver trasferito 500 milioni di dollari dalle casse dell’istituto al suo conto in banca personale. Per altro la sua sorellastra Welwitschia Dos Santos deputato, è stata sospesa dal parlamento per arricchimento illecito.

In Angola sono poche le famiglie ricche, anzi ricchissime, tutte legate all’ex presidente Edoardo Dos Santos. Il resto della popolazione vive nelle baraccopoli sotto la soglia di povertà

Ma la “Principessa”, così era chiamata quando in Angola era potentissima e intoccabile è di gran lunga la più ricca della famiglia. Ha comunque un background di tutto rispetto: nata a Baku (ex Unione Sovietica e ora capitale dell’Azerbaigian, dove il padre guerrigliero comunista era finito in esilio) da madre azera, ha studiato alla prestigiosa All-Girls Boarding School di Londra e poi ingegneria elettronica al King’s College, dove ha incontrato il suo futuro marito, Sindika Dokolo, madre danese e padre ricco uomo d’affari della Repubblica Democratica del Congo (altro Paese super corrotto come l’Angola), divenuto poi businessman collezionista d’arte.

Secondo un giornale ugandese che gli fece una lunga intervista qualche mese fa la “Principessa” avrebbe intenzione di candidarsi alle elezioni presidenziali del 2022. Gli attacchi del governo erano già cominciati, ma non in maniera così intensa. All’inizio di gennaio dopo la notizia del congelamento dei suoi beni dal suo sontuoso rifugio di Londra ha smentito alla BBC, confessando: “Ora non posso neppure tornare in Angola. Ho paura per la mia incolumità”.

Massimo A. Alberizzi
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Corrispondente dall'Africa, dove ho visitato quasi tutti i Paesi