In Kenya una deputata propone una legge per vietare le flatulenze sugli aerei

Speciale per Africa ExPress
Costantino Muscau
25 settembre 20

Se nell’alto dei cieli le turbolenze sono pericolose, le flatulenze non sono da meno. Occorre intervenire. Magari con una legge.

Se in Italia si pensa di tassare merendine e biglietti aerei a favore della scuola, in Kenya chissà che potrà succedere per eliminare i rischi legati a spiacevoli conseguenze gastrointestinali. Altro che paura di terroristi o di dirottatori. Certi odori nauseabondi di umana fattura sugli aeromobili costituiscono una minaccia perennemente incombente.

Il tema – ne siamo consapevoli – è imbarazzane, graveolente, ma estremamente serio. Meritevole di un dibattito parlamentare a Nairobi e di una norma ad hoc. Scorregge regolate per legge. Al volo, ovviamente.

Mai avremmo pensato che si giungesse a tanto, anche perché, in Africa, le priorità dovrebbero essere altre.

Eppure – sostiene la deputata di Orange Democratic Movement (ODM) Lilian Achieng Gogo, eletta nella circoscrizione della contea Homa Bay (vicino al lago Vittoria) – le emissioni più o meno rumorose di gas intestinali non solo sono fastidiose ma possono minare la sicurezza dei voli. Per questo la Gogo ha chiesto una legge per combattere i peti a bordo.

La richiesta l’ha avanzata durante il dibattito in Parlamento sugli emendamenti da apportare al protocollo di Montreal presentati nel luglio scorso dal governo e poi discussi nei giorni scorsi dalla Commissione Trasporti.

Il protocollo – ricordiamo – è quel trattato internazionale, firmato da 197 Paesi, volto a ridurre la produzione e l’uso delle sostanze che minacciano lo strato di ozono, quello che ci salva dalle radiazioni solari.

Il pericolo maggiore viene dagli idrofluorocarburi, che dovranno essere messi al bando totalmente entro il 2030. La discussione prevedeva anche un aggiornamento dei comportamenti criminali negli aeroporti e sugli aerei.

Siamo, quindi, nel campo della sicurezza delle persone e del pianeta con i gas nocivi. E come non far rientrare, fra questi ultimi, – secondo l ‘onorevole Gogo – certe fragranze non proprio floreali denunciate dall’onorevole Gogo?

La sua proposta ha avuto grande risonanza anche perché è quasi in coincidenza con la giornata mondiale per la protezione della fascia di ozono (16 settembre) e alla vigilia del summit all’Onu sull’ambiente.

Intendiamoci l’onorevole Lilian parla a ragion veduta: sesta di 13 figli, è stata la prima donna a vincere le elezioni nella sua circoscrizione, ma soprattutto è laureata e specializzata in Scienza dell’alimentazione.

E da ciò si capisce il senso della sua battaglia contro le umane emissioni nauseabonde. Sa bene quali alimenti le provocano e in quali situazioni possono prosperare.

Lilian Gogo, Deputata di ODM

L’altro giorno sul Daily Nation ha dichiarato: “Il livello di flatulenza a bordo è estremamente sgradevole quanto ufficialmente ignorato. Io ho passato momenti terribili di disagio e non credo di essere l’unica. Se c’è un fatto terribilmente irritante che può spingere i viaggiatori a litigare è il fart (stavolta puzzetta diciamolo in inglese, ndr). Se questo fenomeno non viene affrontato in modo adeguato, in cabina possono sorgere seri problemi di sicurezza. E non solo nei voli di lungo raggio, ma anche in quelli interni”.

E la deputata ha citato le tratte Kisumu-Nairobi e Nairobi-Mombasa: veramente mefitiche, soggette più di altre ad alti livelli di peti! Neanche questi voli fossero pieni di danteschi diabolici Barbariccia (vedere Inferno, canto XXI, v.139)!

“Occorre – è il pensiero della Gogo espresso nella sua intervista e in Parlamento – introdurre a bordo dei rimedi”.

A un certo punto il presidente provvisorio della Camera, Christopher Omulele, non sappiamo se serio o faceto, ha chiesto alla parlamentare: “Come intende controllare sugli aerei il livello di malessere legato alla fetida situazione e come pensa di impedirla?”

Risposta della Gogo, che ha fatto ricorso anche alle sua specializzazione universitaria: Occorre uno specifico addestramento dell’equipaggio in modo che fornisca ai viaggiatori medicine adeguate come il bicarbonato di sodio dopo il cibo e le bevande!”

Alla faccia del caciocavallo, esclamerebbe Totò. Tutto qui?

Eh no… , “Serve anche personale paramedico preparato alla bisogna” ha aggiunto la deputata. Che ha spiegato: “La situazione è anche aggravata dalla lunga immobilità cui sono costretti i passeggeri e questo favorisce le emissioni inopportune e spiacevoli, ma anche situazioni di tensione e quindi insicurezza.

Ma non si tratta solo di somministrare paracetamolo o bicarbonato, secondo la parlamentare, “E’ necessario limitare la quantità di alcol permessa a bordo. E si dovrebbe anche conoscere lo stato di salute delle persone a cui si dà da bere e da mangiare. Perchè ci sono stati dei casi di viaggiatori che sono venute alle mani per aver ingurgitato troppi vini, liquori o birre e per essersi sentiti offesi e disgustati dall’insopportabile lezzo esalato dai vicini di poltrona”.

Come finirà? Non si sa. Il presidente della Commissione ha assicurato che l’emendamento verrà tenuto nella debita considerazione.

Costantino Muscau
muskost@gmail.com

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