Moses Ali, vice premier ugandese in visita in Sardegna:”Reintegreremo i migranti

Speciale per Africa ExPress
Cornelia I. Toelgyes
Quartu Sant’Elena, 15 settembre 2019

Il vice-premier ugandese, Moses Ali, classe 1939, generale in pensione e politico ugandese, è in visita in Sardegna. E’ originario di Adjumani, nel Madi West Nile, regione che oggi ospita quasi 500.000 rifugiati, per lo più proveniente dal Sud Sudan.

Moses Ali, primo vice premier dell’Uganda con Cornelia I. Toelgyes durante quest’intervista a Cagliari

A tutt’oggi l’Uganda con i suoi 34 milioni di abitanti, pur essendo una nazione povera, non nega l’accoglienza alle persone in fuga. Secondo gli ultimi dati dell’UNHCR, al 31 agosto erano presenti 1.331.565 rifugiati sul suo territorio: poco meno di 850.000 provengono dal Sud Sudan, altri 350.000 sono scappati invece dalle violenze nella Repubblica Democratica del Congo, poco più di 30.000 dal Burundi e altri ancora dalla Somalia, Eritrea,Etiopia, Sudan, Ruanda. La maggior parte risiede in insediamenti situati in 11 distretti e nella capitale, Kampala. Ali ha precisato che il processo di pace in Sud Sudan sta procedendo a piccoli passi, il flusso dei richiedenti asilo dal più giovane Stato della terra sarebbe diminuito in questi ultimi mesi.

I richiedenti asilo devono passare tutti dai centri di prima accoglienza in prossimità delle frontiere dove devono registrarsi e vengono sottoposti alle visite sanitarie di rito. “Infatti, grazie ad attenti accertamenti, siamo riusciti a individuare casi sospetti di ebola”, piega Ali.

In Uganda le elezioni sono praticamente alle porte. “Nel mio Paese non cambierà nulla per quanto concerne l’accoglienza: crediamo nel panafricanismo, siamo fratelli e sorelle e dobbiamo collaborare – spiega ancora il vice primo ministro -. Ed è nostro compito dare ospitalità ai rifugiati e cercare di integrarli nel miglior modo possibile nella società ugandese”.

Il presidente Yoweri Kaguta Museveni, al potere in Uganda dal 1986, ha coniugato l’accoglienza ai rifugiati con lo sviluppo del Paese e ha saputo trasformare l’arrivo massiccio di persone in cerca di protezione in una ricchezza. Infatti il 30 per cento degli aiuti internazionali destinati ai territori dove si trovano i campi profughi, per legge, deve essere destinato alle popolazioni locali. In questo modo anche gli abitanti delle zone povere dei distretti del nord possono godere di maggiori benefici, come servizi sanitari, scuole, acqua. Si è creato così una sorta di equilibrio nella convivenza tra residenti e profughi a beneficio di tutti, almeno per ora.

Profughi in Uganda

Ali ha sottolineato che a gran parte dei rifugiati viene assegnato un pezzetto di terreno, secondo accordi con i clan locali e il governo. Coltivare la propria terra rende il profugo più autosufficiente. Volendo, può anche costruirsi una casetta sull’area che gli è stata concessa. A tutti profughi vengono rilasciati i documenti necessari, possono lavorare e spostarsi liberamente in tutto il Paese. Ricevono anche un documento di viaggio se vogliono recarsi all’estero, possono comunque sempre ritornare in Uganda se lo desiderano.

L’istruzione scolastica è gratuita per tutti, rifugiati e ugandesi e i banchi di scuola sono la carta vincente dell’integrazione. Il vice primo ministro fa notare che coloro che si stabiliscono nelle aree urbane si integrano più velocemente, perché è meno problematico trovare un’occupazione. Grazie al lavoro e un’entrata sicura diventano indipendenti e non necessitano più del piccolo contributo che il governo gli concede.

Secondo Moses Ali l’Esercito di resistenza del Signore (o LRA per Lord’s Resistance Army) e il loro capo Joseph Kony non rappresentano più un pericolo per il Paese. Impossibile per lui ritornare in patria: “Il confine con la Repubblica Centrafricana, dove si trova da tempo, dista oltre 500 km dall’Uganda.

Dal 2017 USA e Uganda hanno ritirato le proprie truppe dal CAR e concluso così “l’operazione caccia a Kony”.
“Il leader di LRA, gravemente ammalato, non è mai stato catturato, l’LRA si è notevolmente indebolito, anzi si è ridotto ad un gruppo ribelle insignificante. In questi anni sono stati neutralizzati centinaia, forse migliaia di miliziani, aveva fatto sapere Tom Waldhauser, allora capo delle Forze armate degli USA in Africa”, Spiega Ali. La missione statunitense era stata autorizzata nel 2010 dal presidente Barak Obama in appoggio alle truppe regionali impegnate a contrastare i miliziani del gruppo ribelle. Su Kony pende un mandato di cattura emesso dalla Corte Penale Internazionale (CPI) dell’Aja per crimini contro l’umanità

Joseph Kony, leader di LRA

Anche Allied Democratic Forces (ADF), un’ organizzazione islamista terrorista ugandese, operativa anche nel Congo-K dal 1995, non sembra più esercitare attività in Uganda, ha raccontato Ali. Infatti, secondo alcuni analisti ora il gruppo armato recluta la maggior parte dei miliziani direttamente nel Nord-Kivu, nella ex colonia belga. Il loro leader storico, Jamil Mukulu, un ex cristiano convertitosi alla fede musulmana, è stato arrestato in Tanzania nel 2015 e estradato in Uganda, dove è attualmente ancora sotto processo.

Non è stato possibile affrontare con il vice primo ministro anche l’attuale situazione tra Uganda e Ruanda, a domande precise non ha risposto. In conclusione della chiacchierata il vice premier ha detto sorridendo: “Quando vengo in Italia mi sento a casa”.

Il primo vice-premier della Repubblica dell’Uganda, ha visitato la Sardegna in questi giorni, per rafforzare i rapporti con l’Isola. Infatti, lo scorso ottobre la Regione ha sottoscritto un protocollo d’intesa con la sub-regione ugandese del Madi-West Nile per promuovere lo scambio di buone pratiche nel settore dell’approvvigionamento idrico, nella gestione delle risorse forestali e nella formazione tecnica e scientifica per le attività di rimboschimento.

Cornelia I. Toelgyes
corneliacit@hotmail.it
@cotoelgyes