Eredità del dittatore Mugabe: lo Zimbabwe investito da una devastante carestia

Speciale per Africa ExPress
Cornelia I. Toelgyes
Quartu Sant’Elena, 8 agosto 2019

Oltre 2,3 milioni di zimbabwesi sono a rischio carestia. L’allarme è stato lanciato martedì scorso a Harare da David Beasley, direttore esecutivo del Programma Alimentare Mondiale.

Beasly ha chiesto 331 milioni di dollari per far fronte a questa nuova emergenza che sta colpendo la popolazione delle zone rurali. L’Agenzia dell’ONU ha precisato: “E’ la peggior crisi alimentare mai vista finora nel Paese”.

Molte aree rurali sono state colpite da un’eccezionale ondata di siccità; i residenti necessitano di aiuti immediati perchè il rischio carestia è estremamente elevato. La produzione del mais è drasticamente scesa  proprio per la mancanza di precipitazioni e il presidente del Paese, Emmerson Mnangagwa, lo considera ormai come disastro nazionale.

Siccità in Zimbabwe

La prognosi del direttore di PAM è poco rassicurante: “Se non si interviene subito, la situazione può solo peggiorare, anzi esiste il reale pericolo che il prossimo anno la popolazione a rischio carestia aumenti notevolmente, anzi potrebbe più che raddoppiare.

Già ad aprile, dopo il passaggio del devastante ciclone Idai, che ha toccato, seppur in forma minore, anche lo Zimbabwe, in diverse aree la situazione era già assai critica. Molti agricoltori avevano lanciato l’allarme nella regione di Mutoko (non colpita da Idai), a centocinquanta chilometri dalla capitale  E il governo aveva inviato diversi convogli con farina di mais per venire incontro alla popolazione. Ma molte famiglie erano state escluse dalla lista di aiuti. Le richieste erano troppe e i tanti disperati che avevano perso buona parte del loro raccolto avevano espresso la loro preoccupazione: “Come facciamo a sfamare le nostre famiglie?”

Molti bambini sono già affetti da malnutrizione. Le famiglie non possono più permettersi di portare in tavola tre pasti al giorno. La popolazione è povera e i prezzi del mais alle stelle.

Nello Zimbabwe, l’ex granaio dell Africa australe, si consuma una crisi economica e finanziaria da oltre vent’anni, che ha portato una parte della popolazione allo stremo. Basti pensare alle folli spese di Robert Mugabe, l’ex presidente, deposto dopo 37 anni di governo alla fine del 2017. Nella primavera dello stesso anno Mugabe aveva festeggiato il suo 93esimo compleanno con un mega-party costato oltre due milioni di dollari, per non parlare delle spese assurde della moglie, soprannominata Gucci-Grace per il suo amore sfrenato per i beni di super lusso.

Attualmente l’anziano ex presidente, ormai novantacinquenne, è ricoverato da diversi mesi in una delle migliori cliniche di Singapore. Mnangagwa, il suo successore, ha fatto sapere qualche giorno fa che Mugabe risponderebbe bene alle cure, senza però precisare la natura della patologia. A fine novembre si era sparsa voce che soffrisse di problemi di deambulazione dovuti all’età.

Scambio di effusioni tra la coppia Mugabe

Il servizio sanitario nazionale è al collasso e chi ha i mezzi necessari va all’estero per farsi curare (come sta facendo per altro l’ex dittatore), mentre la maggior parte della popolazione è costretta a restare, si deve accontentare delle poche cure ancora messe a disposizione dallo Stato.

Cornelia I. Toelgyes
corneliacit@hotmail.it
@cotoelgyes

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