Sudan: militari e civili firmano dichiarazione politica congiunta

Speciale per Africa ExPress
Cornelia I. Toelgyes
Quartu Sant’Elena, 18 luglio 2019

Dopo dieci giorni dall’annuncio di aver trovato un compromesso, il Consiglio Militare di Transizione (TMC) e Alleanza Freedom and Change (FFC) – la coalizione civile, che comprende Sudanese Professional Association e partiti all’opposizione – il 17 luglio hanno finalmente firmato un accordo politico di 22 punti che determina la suddivisone dei poteri fino alle prossime elezioni.

Ci sono voluti giorni e giorni di trattative e una discussione finale, una vera e propria maratona durata ben quattordici ore, per l’attuazione di un accordo di massima, volto a consolidare l’intesa raggiunta all’inizio del mese.

Firma di una dichiarazione politica della Giunta militare e Freedom and Change

I punti chiave dell’accordo sono:

  • Il Consiglio Sovrano, composto da 11 membri, che resterà in carica per poco più di tre anni, sarà incaricato di governare il Paese.
  • L’organo di governo comprenderà 5 militari, scelti dal TMC e 5 civili, nominati da FFC.
  • L’undicesimo membro sarà un civile, che dovrà godere del consenso di entrambe le parti.
  • Per i primi 21 mesi il Consiglio Supremo sarà guidato da un militare, mentre i rimanenti 18 da un civile.
  • Un mediatore dell’Unione Africana ha specificato che una dichiarazione costituzionale, volta a determinare i poteri e le effettive funzioni del Consiglio Sovrano, sarà siglato venerdì.
  • FFC sceglierà il primo ministro in conformità con le condizioni stipulate nella dichiarazione costituzionale.
  • Il primo ministro nominerà un gabinetto di 20 ministri; il ministro della Difesa e degli Interni, sarà invece scelto dai membri militari del Consiglio Sovrano.
  • Ministri e membri del Consiglio Sovrano non potranno partecipare alle prossime elezioni
  • Entro tre mesi dalla firma dell’accordo dovrà essere istituito anche un consiglio legislativo. Nel frattempo tali funzioni saranno svolte dal consiglio dei ministri, ma dovranno essere approvate dal Consiglio Sovrano.
  • Una commissione d’inchiesta indipendente nazionale dovrà far luce e determinare le responsabilità del massacro del 3 giugno 2019.
  • Nei prossimi sei mesi dovranno essere formulate nuove politiche in collaborazione con tutti i gruppi armati nelle regioni del Darfur, Blue Nile e South Kordofan, per poter finalmente attuare e concretizzare un accordo di pace globale.

Mohamed Hamdan Daglo, meglio conosciuto come Hemetti, attuale capo delle forze paramiliatri di Rapid Support Forces (ex janjaweed) e attualmente numero due del TMC ha definito come “momento storico” la dichiarazione politica di ieri, mentre Ibrahim al-Amin, uno dei membri di FFC ha precisato che: “Venerdì riprenderemo i negoziati per il documento costituzionale, ”.

Questo accordo rappresenta il primo passo verso un governo civile, tanto auspicato e fortemente voluto dai sudanesi da oltre sette mesi. Il testo del trattato è stato realizzato dopo le mediazioni dell’UA e dell’Etiopia. E anche negli ultimi giorni i negoziati sono stati rinviati svariate volte perchè i militari, che, malgrado scontri e violenze durante le manifestazioni, avevano preteso l’immunità totale. Ismaïl Al-Taj, portavoce dell’Associazione dei professionisti, ha fatto sapere ai giornalisti proprio poco prima dell’incontro di ieri, che non avrebbero mai accettato una tale richiesta.

Le donne in prima fila durante le contestazioni

La contestazione in Sudan è iniziata il 19 dicembre 2018, dopo l’annuncio del governo di voler triplicare il prezzo del pane. Ben presto le dimostrazioni si sono diffuse in tutto il Sudan fino a raggiungere anche Khartoum, sfociate con la caduta di Omar Al Bashir dopo il colpo di Stato dei militari dell’11 aprile di quest’anno.

Sudanese Professional Association, che aveva diretto in clandestinità tutte le manifestazioni di questi mesi,  a gennaio aveva elaborato un documento, Freedom and Change (Libertà e Cambiamento), con il quale si proponeva la formazione di un governo di transizione, composto da tecnocrati, il cui mandato doveva essere concordato da rappresentanti di tutta la società sudanese. Freedom and Change era stato firmato anche da alcuni gruppi dell’opposizione.

Durante tutto questo periodo, il ruolo delle donne è stato fondamentale. Hanno partecipate alle manifestazioni in prima fila e si sono esposte come non mai. Chissà se tra i ministri e/o nel Consiglio Sovrano spiccherà anche il nome di qualche signora sudanese.

Cornelia I. Toelgyes
corneliacit@hotmail.it
@cotoelgyes

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