Vietato indagare sugli schiavi: la Mauritania nega ingresso a esperti di Amnesty

Africa ExPress
Nouakchott, 21 marzo 2019

La polizia della Mauritania ha negato l’ingresso nel Paese a una delegazione di di Amnesty International che era giunta all’aeroporto di Nouakchott domenica scorsa, ma la notizia è trapelata solamente il 19 marzo.

Gli esperti della ONG con base a Londra volevano indagare su alcune questioni riguardanti la schiavitù, ufficialmente abolita una prima volta nel lontano 1981. Il 12 agosto 2015, l’Assemblea nazionale ci ha riprovato nuovamente, approvando una nuova legge, il cui primo articolo è il seguente: “La schiavitù è un reato contro l’umanità e non è prescrivibile”.

Manifestazione contro la schiavitù in Mauritania

Parole sagge, giuste, bellissime, ma pare esistano solo sulla carta;  nella realtà queste disposizioni restano spesso disapplicate e per questo sono motivo di scontro ricorrente tra le autorità e le organizzazioni per i diritti umani, secondo cui la schiavitù non è mai veramente scomparsa nella ex colonia francese.

E così, domenica scorsa i due membri di Amnesy International, il francese François Patuel, ricercatore della ONG nell’ufficio dell’Africa occidentale e la senegalese Kiné-Fatim Diop, responsabile della campagna, sono stati rispediti a Dakar il giorno stesso. Il fatto è stato confermato dai due interessati e da una fonte della sicurezza mauritana.

Schiavitù in Mauritania

Patuel spera che si tratti solamente di un malinteso, visto che molti appuntamenti erano già stati confermati con le istituzioni nazionali per i diritti umani e, ha aggiunto. “Negli ultimi anni il governo di Nouakchott ha dimostrato grande apertura verso il problema, ricevendo diverse delegazioni, sia di Amnesty che dell’ONU, tutti esperti in materia di diritti umani e spero che continui a dare prova di trasparenza, specie ora, in vista delle elezioni presidenziali che si dovrebbero svolgere a giugno”.

Secondo una fonte vicina al governo che ha preferito mantenere l’anonimato, Nouakchott si rifiuterebbe di far entrare organizzazioni “che hanno sempre stilato rapporti non obiettivi” relativi alla schiavitù nel Paese. La stessa fonte ha poi sottolineato che queste ONG non farebbero altro che scopiazzare le relazioni delle organizzazioni estremiste locali, invece di mettere in evidenza gli sforzi del governo.

Non è la prima volta che ai collaboratori di Amnesty viene rifiutata l’entrata nel Paese. Era successo anche nel novembre 2017. L’autorizzazione è poi stata concessa qualche mese dopo, in occasione del meeting della “Commissione africana sui diritti dell’uomo e dei popoli” (CADHP) che si è svolta nella capitale mauritana nell’aprile dello scorso anno.

Nel marzo 2018 in un rapporto presentato a Dakar, Amnesty aveva denunciato che i difensori dei diritti umani, che quotidianamente combattono la schiavitù e le discriminazioni, sono in perenne pericolo.

Secondo l’associazione Reporter senza frontiere, l’anno scorso, Seif Kousmate, foto-giornalista franco-marocchino, è stato dapprima arrestato, poi espulso dalla Mauritania perchè stava realizzando un reportage sulla schiavitù in Mauritania. Il governo aveva accusato Kousmate di essere entrato nel Paese come turista e di aver operato in totale clandestinità, senza i permessi necessari, in violazione delle leggi vigenti.

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