Rivendicano in un video l’assassinio di due turiste scandinave: arrestati in Marocco

Speciale per Africa ExPress
Cornelia I. Toelgyes
Quartu Sant’Elena, 24 dicembre 2018

Individuati da un video nel quale si vantavano del gesto efferato, sono stati arrestati dalla polizia i quattro terroristi che hanno barbaramente ammazzato due ragazze scandinave che si trovavano in Marocco per turismo.

Si chiamavano Luoisa Vesterager Jespersen e Maren Ueland, danese di ventiquattro anni la prima, norvegese la seconda, e di anni ne aveva ventotto. Sono state trovate assassinate il 17 dicembre in una regione montagnosa non sorvegliata in provincia di El Haouz, Marocco ad una decina di chilometri da Imlil, ai piedi del monte Toubkal, la più alta vetta del nord Africa. E’ lì che le due amiche avevano piantato la loro tenda. Avevano intenzione di restare un mese nel regno nordafricano.

Polizia scientifica del Marocco esaminano il luogo del crimine

Ma è andata diversamente. La mattina del 17 dicembre sono stati trovati i corpi senza vita delle due giovani, stuprate, sgozzate e una delle due decapitata. Quel che in un primo momento sembrava un “semplice” atto criminale, si è rivelato ben presto opera di terroristi, grazie a due video postati su alcuni social network, il cui account è riconducibile all’organizzazione dello stato islamico.

Nel primo dei due filmati, diffuso su telegram e twitter, si vedono quattro uomini a volto scoperto. Dietro di loro la bandiera dello stato islamico, cucita a mano e appesa al muro di una stanza vuota. Uno di loro con sicurezza rivendica il massacro delle due ragazze: “La cellula ha risposto all’appello dell’emiro dei credenti, Abou Bakr Al-Baghdadi, capo dello stato islamico, per sostenere i nostri fratelli nel mondo intero, in particolare i nostri fratelli di Hajin (città della Siria orientale da dove l’ISIS si è ritirato a metà dicembre; era la sua ultima roccaforte nello Stato del medio oriente ndr), distrutta dall’aviazione”. Dopo di che i quattro uomini hanno giurato fedeltà all’ISIS.

L’altro video è estremamente brutale e mostra l’assassinio a sangue freddo di una delle due ragazze. Viene sgozzata e uno dei suoi carnefici urla in arabo marocchino: “Per i fratelli di Hajin”.

Il procuratore incaricato delle indagini ha fatto sapere che al momento attuale il video è al vaglio degli inquirenti. E il portavoce della Direzione per la sicurezza nazionale (DGSN), ha precisato : “Per ora non possiamo né smentire, né confermare l’autenticità del filmato”.

Ovviamente il duplice omicidio ha portato sconcerto a Imlil, una località di montagna senza storia, abitata da diecimila anime, che vivono di turismo. Ora temono di perdere prenotazioni. La popolazione preferisce restare in silenzio, altri dicono che le autorità avrebbero chiesto loro di non parlare con i giornalisti.

Ed ora, con la morte delle due scandinave, il Marocco piomba nuovamente nella paura del terrorismo, come nel 2011, quando furono ammazzate sedici persone a Marrakech, undici di loro erano turisti stranieri.

Venerdì scorso l’unità anti-terrorista della polizia marocchina ha fatto sapere che negli ultimi due giorni sono state arrestate nove persone in diverse città della ex colonia francese, per i loro presunti legami con gli assassini delle due giovani scandinave.

Manifestazione a Rabat

Il Bureau central d’investigations judiciaires (Ufficio centrale delle investigazioni giuduìiziarie, BCIJ) ha inoltre fatto sapere che grazie alle perquisizioni effettuate a Marrakech, Essaouira, Sidi Bennour, Chtouka-Aït Baha e Tangeri, sono stati sequestrati uniformi militari, un fucile da caccia, apparecchiature elettroniche, armi bianche e materiale che potrebbe essere utilizzato per la fabbricazione di esplosivi.

Attualmente sono ben tredici le persone in stato di fermo: i quattro presunti assassini delle due turiste e nove sospettati per avere intrattenuto contatti con i possibili terroristi. I quattro principali sospettati sono stati fermati a Marrakech e secondo fonti ben informate si tratterebbe di giovani tra i venticinque e trentatré anni, socialmente emarginati e con conoscenze assai limitate della dottrina della religione islamica. Secondo i parenti di Abderrahim Khayali, il primo ad essere stato arrestato, quest’ultimo si sarebbe convertito tre anni fa al salafismo, branca ultraconservatrice dell’Islam sunnita.

Un centinaio di cittadini marocchini hanno espresso la loro solidarietà davanti all’ambasciata danese di Rabat sabato. Una manifestazione simile è prevista anche davanti alla rappresentanza norvegese del Regno.

Cornelia I. Toelgyes
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@cotoelgyes