Published On: Wed, Aug 8th, 2018

Amnesty contro Italia, Malta ed Europa: folle la politica per respingere i migranti

Cornelia I. Toelgyes Rov 100Speciale per Africa ExPress
Cornelia I. Toelgyes
Quartu Sant’Elena, 8 agosto 2018

Con la chiusura dei porti, imposta dal nuovo governo italiano, le morti in mare sono drasticamente aumentate. Secondo l’ultimo rapporto di Amnesty International, pubblicato questa notte, tra giugno e luglio nel Mediterraneo centrale settecentoventuno persone sarebbero annegate mentre tentavano di raggiungere l’Europa, sbarcando sulle coste dell’Italia. Ma non solo: Italia, Malta e Unione Europee sanno bene cosa accade il Libia e sono collusi con le autorità dell’ex colonia italiana.

I dati dell’Alto Commissariato per i Rifugiati delle Nazioni Unite (UNHCR), pubblicati pochi giorni fa, sono addirittura più elevati: nei mesi di giugno e luglio ottocentocinquanta migranti, avrebbero perso la vita mentre tentavano di attraversare il Mediterraneo, che sta diventando il “tratto di mare più letale del mondo”. E sempre in base alle informazioni rilasciate dall’UNHCR, nei primi sette mesi dell’anno sessantamila migranti – la metà di quelli dello scorso anno – avrebbero tentato la traversata via mare. Millecinquecento di loro sarebbero morti. La matematica parla chiaro. In particolare in questo tratto di mare durante i mesi di giugno e luglio una persona su trentuno è annegata, contro una su quarantanove dello scorso anno.

Guardia costiera libica con un gruppo di migranti

Guardia costiera libica con un gruppo di migranti

Ovviamente alla politica i dati dei morti interessa poco. Ci si focalizza sulla diminuzione degli sbarchi e per arginare il flusso migratorio i Paesi europei sono pronti a tutto. Basti pensare che il 6 agosto il governo italiano ha approvato la cessione alla Libia di altre dodici motovedette, dieci ‘Classe 500’ che erano in dotazione alla Guardia Costiera e due unità navali ‘Classe Corrubia’ in uso della della Guardia di Finanza, imbarcazioni di ventisette metri con un’autonomia di navigazione di 36 ore. I natanti si aggiungono a quelli già donati da Roma lo scorso anno dall’allora ministro degli Interni italiano, Marco Minniti, dopo un addestramento di militari della Guardia costiera libica.

naufragio di migranti nel Mediterraneo centrale

Naufragio di migranti nel Mediterraneo centrale

Tra loro le quattro motovedette di classe “Bigliani” dismesse dalla Guardia di Finanza, consegnate una prima volta ai libici tra il 2009 e il 2010. Considerevolmente danneggiate durante gli scontri del 2011, sono state fatte riparare dell’ex ministro Minniti (costo 2,5 milioni euro) e quindi nel maggio scorso restituite alla Guardia costiera libica.

Matteo de Bellis, ricercatore per asilo e migrazione di Amnesty ha sottolineato nel rapporto come le politiche europee abbiano dato ampi poteri ai libici per quanto concerne i respingimenti, anche grazie alle imbarcazioni in dotazione alla sua guardia costiera. L’obbiettivo è riportare i migranti nei lager, dove sono esposti a nuove torture e violenze di ogni genere.

I centri di detenzione libici sono stracolmi  e Amnesty evidenzia nel suo rapporto, come con i respingimenti il numero dei detenuti sia più che duplicato negli ultimi mesi. Si parla ora di oltre diecimila persone trattenute dalle autorità libiche, tra loro anche più di duemila donne e bambini.

Le politiche europee e italiane in particolare stanno impedendo alle Organizzazioni Non Governative le operazioni di ricerca e salvataggio (Search and Rescue, SAR), ormai affidata quasi completamente ai libici. E Bellis, con grande coraggio, evidenzia come l’increscioso aumento delle morti in mare non vengono più considerate una tragedia, ma cinicamente catalogate come  “una disgrazia”.

Per arginare i viaggi dei barconi nel canale dei Sicilia, bloccando i migranti direttamente nella ex colonia italiana, i governi europei sono collusi con le autorità libiche, nonostante le terribili condizioni nei centri di detenzione. Tempo fa rappresentanti della Libia avevano mostrato un elenco con ben duecentocinque nomi di trafficanti nazionali e stranieri, contro i quali sono stati spiccati i relativi mandati d’arresto. Nella lista figurano personaggi importanti, come alti funzionari di ambasciate africane a Tripoli, membri dell’organismo statale libico per la lotta contro la migrazione clandestina, addetti alla sicurezza e responsabili di campi di detenzione per migranti e altre figure di spicco. Gente insospettabile che ha partecipato al vertice di Niamey tenutosi a marzo di quest’anno.

Ma i mandati d’arresto sono serviti a ben poco. Continuano le sparizioni di detenuti, donne e bambini, come è successo nel centro di detenzione di Sharie (o Tarek) al Matar, vicino Tripoli. La loro scomparsa ha innescato una ribellione nel centro, dove si trovano per lo più eritrei. Temono di essere rimpatriati, la loro disperazione si respira ovunque nello stanzone sovraffollato, e, come ha riferito lo stringer di Africa ExPress, “La gente ha paura, non ce la fa più e in molti parlano di suicidio, dopo mesi e mesi di sofferenze indescrivibili”.

Basta con l’esternalizzazione delle frontiere. E’ arrivato il momento di investire in politiche diverse: è necessario rivoluzionare il sistema di totale chiusura, dare un’opportunità a migranti e profughi di raggiungere l’Europa in modo sicuro, senza doversi esporre a rischi indescivibili.

Cornelia I. Toelgyes
corneliacit@hotmail.it
@cotoelgyes

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