Malaria non ebola per l’italiana a Istanbul. Task force dell’UA in West Africa

Nostro Servizio Particolare
Cornelia I. Toelgyes
Quartu Sant’Elena, 25 agosto 2014
Attimi di paura, anzi panico per una ventitreenne italiana quando è arrivata all’aeroporto Atatürk di Istanbul, in Turchia, proveniente da Kano (Nigeria) venerdì 22 agosto 2014. Ai controlli sanitari presentava febbre altissima e cefalea. Sintomi, che in questi tempi, riconducono immediatamente al virus ebola. E’ stata ricoverata all’Haseki Training and Research Hospital di Istanbul per accertamenti. I test contro il virus killer sono risultati fortunatamente negativi. Pare che la giovane abbia, invece, riscontrato la malaria, endemica in Nigeria e in molte zone dell’Africa.

visitaMolti Stati, proprio per evitare l’espandersi dell’ebola, hanno sospeso o limitati i voli per e da i Paesi dove il temibile virus miete vittime da mesi e almeno per ora, non arresta la sua folle corsa. Il ministro della salute del Sudafrica, Aaron Motsoaledi durante una conferenza stampa ha comunicato ai giornalisti che viaggiatori di nazionalità non sudafricana, provenienti dai Paesi ad alto rischio ebola, cioè Guinea, Sierra Leone e Liberia, non potranno entrare in Sudafrica. I cittadini sudafricani saranno, invece, sottoposti a un attento esame medico; dovranno inoltre compilare una scheda sanitaria dettagliata. Il ministro ha aggiunto: “Sconsigliamo ai nostri cittadini di recarsi in questi tre Paesi per il momento e di rinviare il viaggio se non strettamente necessario. Abbiamo ritenuto non necessario includere, la Nigeria, il Kenya e l’Etiopia, che per ora sono a rischio medio”.

L’Africa, un continente flagellato già da faide tribali, guerre di religione, giochi di potere dei dittatori di turno, ora deve anche combattere contro l’ebola. Il temibile virus è stato al centro della 450° riunione del Consiglio per la Pace e la Sicurezza dell’Unione Africana, tenutosi il 21 agosto 2014 ad Addis Abeba (capitale dell’Etiopia), che in tale occasione ha invocato l’articolo 6 (f) che permette di connettere il mandato di pace e sicurezza ad azioni umanitarie.

meeting UAHanno dato il via libera a una missione composta da militari e civili, che comprendono anche medici e paramedici di tutto il continente, per gestire al meglio la situazione d’emergenza creatasi a causa dell’ebola. Mustapha Sidiki Kaloko, Commissario per gli affari sociali dell’AU, ha reso noto che l’operazione  ASEOWA (acronimo inglese per “The African Union Support to Ebola Outbreak “ )  potrebbe già partire a fine mese. Utilizzerà le infrastrutture e il supporto logistico del corpo di pace dell’AU. Il costo previsto è di 25 milioni di dollari e sarà finanziato in parte dagli USA e altri partner;  la durata prevista della missione è di sei mesi. ASEOWA collaborerà con l’Organizzazione mondiale della sanità e altre organizzazioni del settore.

Cornelia I. Toelgyes
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Corrispondente dall'Africa, dove ho visitato quasi tutti i Paesi