Guerra Russia-America a distanza in Medio Oriente: Putin con Erdogan in Iran, Biden in Israele ed Arabia Saudita

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Africa ExPress
Teheran, 15 luglio 2022

Il presidente russo Vladimir Putin farà un viaggio a Teheran il 19 luglio per incontrare i sui omologhi iraniano, Ebralui Raisi, e turco, RecepTayyip Erdogan. L’ha annunciato il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov, senza fornire maggiori dettagli: “La visita del presidente a Teheran è in programma 19 luglio, i 3 capi di stato si incontreranno per colloqui sulla Siria e la pace”.

Durante gli oltre 11 anni di conflitto nel Paese mediorientale, Russia, Turchia e Iran hanno avuto diversi incontri sul tema come parte della cosiddetto “processo di pace di Astana”. Che l’incontro a tre Putin-Raisi-Erdogan abbia in agenda non solo le questioni che attanagliano il regime di Assad ma anche una nuova era di pace, è ben dimostrato dall’arsenale di centinaia di UAV e droni militari che l’Iran si sta preparando a consegnare allo zar (da impiegare non solo nella guerra in Ucraina).

Previsto anche un addestramento e formazione alle forze armate russe “per usarle al meglio” (come gli iraniani han già fatto in Yemen con i ribelli Huthi che hanno sostenuto militarmente in questi anni).

Con la guerra in Ucraina, la Russia ha dato fondo alle scorte di armamenti ed i nuovi droni iraniani da ricognizione ed attacco cadono proprio nel momento più propizio (nel contempo Erdogan continua a fare i suoi lucrosi business vendendo i suoi droni Baktiar a Kiev).

Quella del capo del Cremlino è la seconda visita all’estero da quando ha inviato truppe in Ucraina a fine febbraio (la prima visita a fine giugno quando è stato in Tagikistan).

Mentre Vladimir Vladimirovich Putin sarà in missione in Iran (chissà che non faccia visita alla base aerea segreta sotterranea per droni strategici sotto la catena montuosa di Zagros) il presidente americano Joseph Robinette Biden Jr sarà in visita ufficiale in Israele, dove è giunto lunedì mattina.

E’ questo il primo viaggio di Joe Biden in Medio Oriente da quando è entrato alla Casa Bianca (è il suo decimo in totale in Israele). Anche lui (come il presidente russo in Iran) sarà scortato nelle basi militari israeliane per visitare le postazioni del sistema Iron Dome (il sistema antimissili iraniani progettato per la difesa delle città sviluppato dalla RAFAEL in grado di intercettare razzi a media velocità e proiettili di artiglieria con traiettoria balistica) e farà visita anche alle postazioni del nuovo sistema di difesa antimissili a raggio laser “Iron Beam Laser Rocket”.

Dopo Israele Biden è atteso in Arabia Saudita, gradito ospite della monarchia Al Saud, dove cercherà di persuadere Riyadh ed i paesi dell’Opec a pompare più petrolio per abbassarne il prezzo che sta alimentando un’inflazione ai massimi livelli come non s’è mai vista da 4 decenni (l’inflazione statunitense è al tasso più alto da 40 anni).

Come ha osservato l’analista americano Craig Erlam “i tempi disperati richiedono misure disperate”, infatti la disperazione del momento pare abbia persuaso Biden a mettere da parte per una volta tanto problemi etici e diritti umani (come l’omicidio di giornalista dissidente Jamal Khashoggi fatto assassinare dal principe ereditario dell’Arabia Saudita Mohammed Bin Salman).

L’Arabia ormai gioca un ruolo cruciale negli equilibri energetici globali futuri, abbracciarlo di nuovo come alleato strategico degli Stati Uniti, significa poter usare le sue ingenti riserve (il 20 per cento del greggio mondiale) per fornire un’opzione alternativa a tutti quei Paesi che in precedenza hanno fatto esclusivo affidamento sulla Russia per le loro necessità di approvvigionamento.

Biden l’ha promesso: “Inizia un nuovo e più promettente capitolo dell’impegno americano nella regione per rafforzare una partnership strategica basata su interessi e responsabilità reciproci con l’Arabia Saudita”.

Questo argomento, unito anche alle crescenti minacce della sicurezza regionale rappresentata dall’Iran, (e le modalità da esplorare per coordinare una risposta comune) saranno anche i temi all’ordine del giorno del prossimo vertice del Consiglio di Cooperazione del Golfo – GCC, cui parteciperà il presidente Biden (presenti le leadership arabe dei Paesi del Golfo: Emirati Arabi Uniti, Arabia Saudita, Qatar, Kuwait, Bahrein, Oman e per questa occasione anche i rappresentanti di Egitto, Giordania e Iraq).

Come ha commentato una fonte autorevole: “La conclusione di un accordo globale di difesa strategica sarebbe il passo giusto per garantire che non vi sia alcuna possibilità per l’Iran di mettere in pericolo la pace e il progresso dei suoi vicini arabi. Questa è la condizione primaria per un Medio Oriente stabile e integrato”.

Secondo il comando centrale degli Stati Uniti, “la forza missilistica balistica iraniana è la più formidabile nella regione”. Non è un segreto che Teheran abbia fornito ai suoi alleati e sue forze in tutta la regione missili e droni militari avanzati.

Secondo gli esperti le azioni dell’Iran non solo minacciano la stabilità regionale del Medio Oriente ma anche la libertà di navigazione e l’economia globale in generale.

L’aumento della cooperazione in materia di difesa missilistica con gli Stati del Golfo in questo momento potrebbe fungere da meccanismo importante per rilanciare il concetto di alleanza strategica per il Medio Oriente.

Sembra che dietro questo viaggio del Presidente Biden per rinsaldare le ” partnership strategiche” ci sia invece più di uno scopo.

Mentre l’Iran (che secondo l’AIEA è vicinissima al completamento di un’arma atomica, alla faccia delle sanzioni) sta sostenendo militarmente la Russia (aiutandola ad ostacolare l’espansionismo della Nato a est), in Arabia Saudita, il presidente americano approfitta dell’occasione per dare impulso alla creazione di una Nato bis sul modello americano, la NATO Araba, una coalizione militare di Paesi mediorientali in funzione anti-iraniana (di cui dovrebbe far parte anche Israele).

Stando così le cose, visto che l’obiettivo implicitamente dichiarato non è quello porgere il ramoscello d’ulivo ma di “Morte all’America”, forse saranno destinati ad avviarsi sul viale del tramonto anche i colloqui con l’Iran sul programma nucleare (più noto come JCPOA – Joint Comprehensive Plan of Action).

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