“Il viaggio dal Gambia in Europa è stato terribile: ma ora insegno a non partire”

Gambia: ritorno volontario dei migranti

Speciale per Africa ExPress
Ambrogio Franceschi
20 ottobre 2021

Pensavo che Mustapha fosse più vecchio. Quando ha risposto alla videochiamata mi sono trovato di fronte un ragazzo, giovane, forte, entusiasta della vita. Uno di quelli ‘tosti’ per dirla in due parole.

Avevo conosciuto la sua storia attraverso i social e mi era sempre sembrato così strano che nessuno si occupasse di lui. Qualche collega in realtà lo aveva fatto ma la cosa poi si era fermata lì.

Gambia: ritorno volontario dei migranti

Troppo pochi hanno raccontato la vicenda di un ragazzo partito dal Gambia per l’Europa vedendo il suo sogno infrangersi in una prigione libica, dove è rimasto per quattro mesi.

Quattro mesi di torture abusi e soprusi, quattro mesi di notti insonni legati alle catene. Troppo forte da sopportare.  Anche se la posta in gioco doveva essere la libertà, l’agognata Europa, l’Occidente sfavillante.

Mustapha Sallah – classe 1990 – con altri 171 compagni di vita, dopo aver attraversato il deserto del Ciad e del Niger, ha pensato che no, non poteva valere la pena di soffrire in quel modo per un futuro comunque incerto.
Le notti insonni si sono trasformate in notti di brain storming fra disperati che hanno capito che avanti non si poteva andare. O almeno non in quel modo.

Consapevolezza, awareness, la chiama proprio così, Mustapha mentre mi racconta la sua vita sul filo del destino che ad un tratto lo ha illuminato.  Con i suoi amici – rinchiuso in una cella – ha deciso cosa fare.
Bisognava tornare indietro e provare  a ricominciare dal Gambia, dalle radici.

“Oggi – racconta da Banjul dove ha fondato una ONG – voglio essere un modello di vita.  Si chiama Youth Against Irregular Migration. L’hanno fondata nel 2017 con un solo motto: “avoid  irregular migration” e una missione: scoraggiare chi vuole partire, garantire a chi resta un’opportunità di lavoro che possa far crescere la persona e la società’ .

Vivo per aiutare i più giovani, per dissuaderli. Non voglio che nessuno, nessun altro dei ragazzi che vedo crescere ogni giorno davanti ai miei occhi si faccia ingannare.

Ogni viaggio della speranza costa migliaia euro, in un paese dove il reddito pro capite non supera gli 800 dollari al mese.

In questa striscia di terra, geograficamente inserita come un proiettile nel Senegal potrebbe esserci il germe per il futuro di un intero continente.

Mustapha è un fiume in piena: dei 171 compagni di sventura solo 50, una volta rientrati in patria, hanno trovato un lavoro. Molti si sono persi, altri continuano a sostenerlo nel volontariato.

Mi invita a visitare la sua pagina Facebookhttps://www.facebook.com/yaimgambia/)  ricca di foto, immagini, iniziative che ci restituiscono un continente generoso con i suoi giovani. Un’Africa gentile e vivace che nulla ha a che vedere con gli stereotipi.

Un’ Africa ricca di iniziative benefiche, di persone che lavorano ogni giorno fianco a fianco per garantire un futuro a chi resta.

Youth Against Irregular Migration ha anche un canale youtube
https://www.youtube.com/channel/UC6rwdln1MytBAsED5yXLB5w

“Non è facile spiegare a tutti il mio obiettivo – sorride Mustapha, ma io ci credo fino in fondo: basta che un solo ragazzo decida di non partire,  per dire di aver fatto qualcosa di molto importante.
Se uno solo mi seguirà, sarà uno in più.

E allora dopo la telefonata lo convinco a inviarci un video, un appello da rivolgere a tutti coloro che possono essere salvati.

Lo fa senza resistenza perché– confessa- “nessuno in Europa si cura di noi e io con il vostro Paese vorrei davvero stabilire un contatto, vorrei che raccontaste di noi.”

Ambrogio Franceschi
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Magafe, l’uomo che in Somaliland vende sogni (e torture) a chi vuole emigrare