BREAKIG NEWS/Una terribile esplosione a Beirut scuote la città: vittime incalcolabili

Speciale per Africa ExPress
Mohammed Alguzo
4 luglio 2020

Una piccola detonazione  nel porto di Beirut in Libano è stata seguita da una mastodontica  esplosione, che ha provocato un’enorme nuvola di fumo che ha coperto il cielo di tutta laicità.

Resoconti iniziali dell’esplosione portano diverse versioni. Qualcuno ha raccontato che fosse avvenuta un’esplosione in un negozio di fuochi d’artificio, mentre altri hanno riferito di una bomba lanciata da un drone israeliana contro un negozio di armi appartenente a Hezbollah. Secondo un’ulteriore versione, l’ultima, si è trattato di un’esplosione in un serbatoio di gas.

Impossibile per ora un bilancio dell’esplosione. Si ma è saputo che ha perso la vita Nizar Najarian, il segretario del Partito libanese della falange, cioè il partito cristiano”.

Il leader dei drusi Walid Jumblatt e suo figlio sono corsi a casa dell’ex primo ministro Saad Eddin Hariri, per controllare le sue condizioni giacché  l’esplosione è avvenuta accanto alla sua abitazione. Con loro molti leader politici cristiani libanesi. Hariri è il capo politico riconosciuto dei sunniti libanesi figlio di Ibn Rafik Hariri, assassinato oggi nel 2004. Un tribunale internazionale ha accusato dell’omicidio quattro generali della sicurezza libanese, fedeli agli sciiti filoiraniani Hezbollah.

Le perdite economiche e umane non sono ancora quantificate ma sembrano enormi

Secondo il governatore di Beirut, Ziyad Shabeeb, l’esplosione ricorda quella di Hiroshima: decine di persone disperse e un enorme numero di morti e feriti. Le prime dichiarazioni di funzionari libanesi parlano di un’esplosione “prima del suo genere dalla seconda guerra mondiale”. Da Cipro poi hanno confermato che l’esplosione si è sentita anche dall’isola.

Il primo ministro libanese Hassan Diab ha annunciato per domani, giovedì, una giornata di lutto nazionale per onorare le vittime dell’esplosione.Mentre nel frattempo, il ministro degli interni ha diffuso una dichiarazione secondo cui i risultati preliminari dell’indagine sull’esplosione mostrano che sia stata causata da materiali altamente esplosivi che erano stati confiscati anni fa e stoccati in un magazzino. Tesi ripresa dal direttore generale delle dogane secondo cui l’esplosione al porto è stata causata da una fuga di  nitrato d’ammonio.

Dal canto suo il ministro degli Esteri israeliano ha dichiarato che il suo Paese non ha niente  che fare con l’esplosione di Beirut e ha ritenuto naturale che si sia trattato di un incidente.

Il Pentagono ha manifestato la sua preoccupazione per l’esplosione e i danni causati, mentre il Dipartimento di Stato ha invitato i cittadini americani ad allontanarsi dal luogo dell’incidente e ad uscire dalla capitale.

Gravi danni a causa del botto ha riportato l’ambasciata russa, mentre il ministero degli Esteri kuwaitiano ha invitato i suoi cittadini a evitare di lasciare le loro case.

L’emiro del Qatar ha telefonato al presidente libanese Michel Aoun e ha annunciato l’invio immediato di un ospedale da campo. La Croce Rossa libanese ha dichiarato lo stato di emergenza e allarme pubblico.

Hani Shahin, primario di pneumatologia dell’ospedale governativo di Beirut, raccomanda l’uso di mascherine per proteggersi dalle polveri sottili. Finora i feriti sarebbero oltre 2.500, il numero dei morti è in continuo aumento. Inoltre risultano ancora dispersi una decina di vigili del fuoco.

Il nostro Stato maggiore della Difesa ha confermato che tra i feriti c’è anche un militare italiano della missione UNFIL (United Nations Interim Force in Lebanon). Le condizioni del nostro connazionale non destano preoccupazione.

Secondo gli ultimi aggiornamenti rilasciati dalle autorità di Beirut il numero dei morti è salito a 70, mentre i feriti sono oltre 3.000.

L’Osservatorio di sismologia giordano (Jordanian Seismological Observatory) ha fatto sapere che l’esplosione avvenuta nel porto di Beirut ha avuto una capacità sismica equivalente a 4,5 gradi sulla scala Richter

Mohammed Alguzo

Corrispondente dall'Africa, dove ho visitato quasi tutti i Paesi