Guai a chi fa l’elemosina in Uganda: multe salate e galera

Africa Express
Kampala e Lagos, 24 maggio 2019

I bambini mendicanti devono sparire dalle strade di Kampala. Lo ha deciso il consiglio comunale della capitale ugandese per contrastare lo sfruttamento economico e sessuale dei piccoli, un fenomeno che ha raggiunto livelli inquietanti. D’ora in poi, chiunque da soldi o cibo ai piccoli mendicanti, è passibile di una multa di undici dollari o di una penda detentiva fino a sei mesi.

Secondo i calcoli del governo, nelle vie della capitale si agirerebbero ben oltre quindicimila minori tra i sette e diciasette anni. I più provengono dal distretto di Nakap, nella provincia di Karamoja nel nord-est dell’Uganda e sono esposti, oltre che all’insicurezza, a ogni sorta di violenza.

I bambini, troppo spesso sono vittime di tratta e di trafficanti di esseri umani, che sfruttano la loro vulnerabilità e li buttano sulle strade per chiedere elemosina e quant’altro.

In base ad un rapporto di Humanium, un’organizzazione internazionale per la difesa dei diritti dei minori, il trentasei per cento dei bambini ugandesi tra i cinque e quattordici anni sono costretti a lavorare in quanto orfani o per contribuire al povero bilancio familiare.

In Africa sono trenta milioni i bambini costretti a chiedere l’elemosina

Erias Lukwago, sindaco di Kampala, ha fatto sapere che, secondo la nuova legge saranno puniti genitori, trafficanti, agenti di bambini mendicanti. I piccoli s’infilano ovunque, dalla mattina alla sera, con il sole o sotto la pioggia, per chiedere la carità. E, quasi sempre, i giovanissimi mendicanti vengono controllati a distanza da una donna adulta che, a fine giornata si appropria dell’incasso.

Sempre secondo Humanium, in Africa oltre trenta milioni di bambini sono costretti a chiedere elemosina. Ecco una dolorosa vicenda accaduta Nigeria.

Samuel Abdulraheem aveva solo sette anni quando è stato rapito dalla sua casa, nel nord della colonia britannica in Africa occidentale. Il padre, un architetto benestante con quattro mogli e diciasette figli, lo ha cercato per anni senza successo. Alla fine si è arreso.

Mendicante cieco con guida

Non così sua sorella maggiore, Firdausi Okezie, che all’epoca del sequestro del fratellino era una studentessa universitaria di ventuno anni. Una volta terminato gli studi, la giovane donna si è trasferita a Lagos in cerca di lavoro. Dopo qualche tempo ha iniziato a frequentare una delle tante chiese protestanti, la Winners chapel, una mega chiesa con sede nell’Ogun state, e con il tempo si è anche convertita al cristianesimo. Ogni anno, durante le feste natalizie, la sua chiesa organizza un raduno di cinque giorni e vi partecipano persone provenienti dal mondo intero.

Nel 2000 anche Firdausi ha partecipato alla festa della congregazione. In un attimo di pausa è uscita dall’edificio e il suo sguardo si è posato su un mendicante cieco, la cui mano era appoggiato sulle spalle di un ragazzino malvestito e denutrito. Era suo fratello.

Dopo il rapimento, il bimbo era stato portato a Lagos, la capitale commerciale della Nigeria, in un quartiere periferico, abitato per lo più da mendicanti diversamente abili. Lì è stato affidato ad una donna, che lo “affittava”  per pochi soldi a ciechi anziani. Il piccolo passava le sue giornate in giro per la città con l’anziano mendicante che, per farsi guidare, appoggiava la sua mano sulla spalla del bimbo. Di notte dormiva su una stuoia nel cortile della casa della donna con altri quattro sfortunati coetanei.

Samuel ha passato questi sette anni in stato di totale schiavitù. “Non mi è mai stato permesso di esprimere sentimenti, ero come uno zombie, forse mi drogavano. Non ricordo”, racconta il ragazzo.

Oggi il giovane ha trent’anni e una laurea in tasca, grazie alle premure e le attenzioni della sorella che dopo il ritrovamento lo ha fatto studiare in una scuola privata perché all’epoca non sapeva né leggere né scrivere. Ha dovuto sottoporsi a molte cure mediche: la sua spalla destra si stava deformando, per tanti anni i mendicanti ciechi, per farsi guidare, si erano appoggiati con tutto il loro peso su quella parte del corpo. Poi sembrava muto, non era più abituato a parlare. Aveva la scabbia e il suo corpo era cosparso di foruncoli male odoranti per mancanza di igiene.

“Avrei voluto fare denuncia – ha detto Firdausi – come si fa in ogni Paese normale, ma la polizia mi avrebbe semplicemente detto di rimandarlo dal padre.

Samuel oggi lavora come supervisore in un cantiere edile. Ha superato le sofferenze del passato che, secondo lui, lo hanno fatto crescere e insegnato ad essere gentile con le persone: “Quando incontro un bambino mendicante, gli compro del cibo. Ricordo di aver sofferto molto la fame all’epoca. I soldi non restano mai in mano ai piccoli, a fine giornata bisogna consegnarli a qualcuno e si resta a pancia vuota”. E infine ha aggiunto: “Non accontentavi di dare soldi o cibo ad un bambino di strada; chiedetevi piuttosto se ha bisogno di aiuto”.

Africa ExPress
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