La primavera algerina: cacciato dalla piazza Bouteflika se ne va

Speciale per Il Fatto Quotidiano e Africa ExPress
Massimo A. Alberizzi
Milano, 2 aprile 2019

Esultanza e tripudio ieri in Algeria dopo che domenica sera si è diffusa la notizia che stamattina l’ultraottantenne e malato presidente Abdelaziz Bouteflika darà le dimissioni. L’annuncio è stato dato da un giornalista del canale televisivo privato Ennahar TV, secondo cui la storica decisione verrà ufficializzata oggi in tarda mattinata. Non sono state citate però le fonti.

Forzato alla rinuncia al potere – o comunque sollecitato dal suo entourage – l’anziano leader non ha avuto molta scelta, anche se sembra che abbia tentato fino all’ultimo di resistere. Infatti assieme all’annuncio delle imminenti dimissioni, la televisione nazionale ha comunicato che il presidente e il primo ministro Noureddine Bedoui (nominato l’11 marzo scorso) avevano deciso un rimpasto di governo. Otto ministri, tra cui il generale Ahmed Gaed Salah, capo di stato maggiore e vice ministro della Difesa (la cui titolarità è rimasta a Boutefika), hanno mantenuto il loro posto su ventisette seggi da assegnare.

Abdelaziz Bouteflika, presidente dell’Algeria

L’alto ufficiale è quello che impresso un’accelerazione alla conclusione della crisi. Bouteflika, colpito da un ictus, costretto su una sedia a rotelle, l’11 febbraio aveva annunciato la sua candidatura per un quinto mandato presidenziale alle elezioni previste in quel momento per il 18 aprile. Imponenti e pacifiche dimostrazioni di piazza l’avevano costretto a un ripensamento. E così l’11 marzo aveva annunciato la sua rinuncia a candidarsi ancora, ma allo stesso tempo aveva rimandato le elezioni sine die.

La popolazione ha continuato a protestare perché era scoperto il tentativo di Bouteflika di restare in sella e chiaro lo sforzo dei suoi fedelissimi di rimanere inchiodati alle poltrone forzando la Costituzione. Così il generale si è spazientito e ha suggerito al parlamento di esautorare la massima carica dello Stato utilizzando la Costituzione stessa, secondo cui il presidente, gravemente malato e non più capace di governare il Paese, può essere esonerato dall’incarico.

Il gruppo di potere legato a Bouteflika aveva subito insinuato il dubbio che Salah stesse organizzando un colpo di Stato per cacciare il Capo dello Stato e prendere il suo posto.

I media locali avevano dato per certe le dimissioni per oggi. Il posto di presidente, comunque, sarà occupato dal 77 enne Abdelkader Bensalah, attualmente presidente della Consiglio della Nazione, cioè la camera alta, considerato un burocrate del regime.

Insomma, alla fine i manifestanti sembra ce l’abbiano fatta. Chiedono maggiore democrazia, con una decisa liberalizzazione del Paese, e quelle riforme economiche necessarie a creare posti di lavoro necessari a scoraggiare i giovani dal cercare un’occupazione all’estero.

Le dimissioni del vecchio presidente sono una vera rivoluzione per un Paese che ha resistito ed è passato indenne attraverso le sommosse delle primavere arabe.

Proteste nelle piazze algerine contro il presidente Abdelaziz Bouteflika

Bouteflika finora aveva giocato abilmente le sue carte. “Senza di me – continuava a sbandierare – c’è il rischio di un ritorno all’’oscurantismo religioso”. Il vecchio leader si era costruito un solido prestigio negli anni a cavallo del secolo, quando aveva avuto vinto la guerra civile sbaragliando i terroristi del Fronte di Salvezza Islamico.

Ora però l’Algeria e cresciuta e la massa dei giovani non confida più negli insegnamenti del Corano, ma piuttosto nelle potenzialità sociali di Facebook, Twitter e YouTube. E oltre il 70 per cento degli algerini ha meno di 30 anni.

Massimo A. Alberizzi
massimo.alberizzi@gmail.com
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Corrispondente dall'Africa, dove ho visitato quasi tutti i Paesi