Il sudafricano del Bari Phil Masinga, un grande del calcio, morto troppo presto

Dal Nostro Corrispondente Sportivo
Costantino Muscau
Milano, 15 gennaio 2019

Fu vittima del razzismo, ma fu grazie a lui che andammo in serie B e poi in serie A. All’inizio non si ambientò bene, alcuni pseudo tifosi lo presero di mira e Masinga fu anche vittima di razzismo. Voleva  andare via per questo ma non si perse d’animo, gli dispiaceva di non essere apprezzato. Poi esplose”. Così, senza infingimenti, l’ex presidente della Salernitana Calcio, Aniello Aliberti, 61 anni, ha voluto ricordare  Phil Chippa Masinga.


E’ caduta una stella del calcio (sud) africano. Una stella che aveva brillato anche in Italia, dove, comunque, la mala pianta dell’intolleranza aveva già salde radici. E oggi tutti piangono Philemon Raul Masinga (questo il suo nome completo), indimenticabile calciatore della nazionale sudafricana (i Bafana Bafana, in lingua zulu significa “i nostri ragazzi”) , della Salernitana (stagione 1996/9) e del Bari (dal 1997 al 2001). Un gentiluomo per il suo comportamento in campo e fuori. Lo ha stroncato, domenica 13 gennaio, un tumore, a 49 anni, in un ospedale di Parktown, sobborgo di Johannesburg, dopo essere stato ricoverato, nel dicembre scorso, al Tshepong Hospital di Klerksdorp, sua città natale, nella parte nord occidentale dello Stato. Klerksdorp era nota per le miniere d’oro, per due campi di concentramento, per una celebre battaglia nella seconda guerra dei boeri e per aver dato i natali all’arcivescovo anglicano Desmond Tutu, strenuo oppositore dell’Apartheid e premio Nobel per la pace nel 1984.

Phil Masinga

A dare l’annuncio della sua morte è stato Buddha Mathate, il presidente del South African Masters and Legend Football Association: “Phil ci ha lasciati. La nostra leggenda ci ha lasciati. E non è giusto. E’ una tragedia per la moglie Ntombi Nombewu e per l’intera nazione. Chippa non è una leggenda ordinaria, era una leggenda internazionale”. E pensare che poche ore prima del triste annuncio – secondo quanto riferiva il sito sudafricano Kickoff.com – un dirigente della stessa associazione, Alfred Dance Malete, aveva assicurato che Chippa stesse recuperando, aveva negato che fosse stato trasferito d’ospedale e aveva escluso che fosse in tali ristrettezze economiche da non poter coprire le cure mediche. Un modo, forse, per proteggere un uomo che è stato sempre riservato, come ha confermato Gigu Garzya, capitano del Bari dell’epoca: “Sembrava stesse sempre sulle sue, ma era simpaticissimo, buono e al servizio della squadra”.

Nato in una famiglia di benzinai, Phil è diventato veramente un gigante internazionale. E non solo per la statura: era alto 1,93. Ha esordito con la nazionale RSA nel luglio1 1992 contro il Camerun, nel primo match ufficiale dopo la riammissione del suo Paese nel calcio internazionale a quattro anni dalla fine dell’Apartheid.

Con i Bafana Bafana ha vinto la Coppa d’Africa (1996), ha giocato 58 partite e segnato 18 reti: la più ricordata è quella messa a segno davanti a Nelson Mandela e a ottantamila spettatori, nel 1997, contro il Congo-K che consentì al Sud Africa la prima qualificazione ai Mondiale di Francia (1998).

Phil ha militato nel Regno Unito con il Leeds, in Svizzera con il San Gallo e poi è stato portato in Italia dall’allora presidente della Salernitata, Aliberti, che ha raccontato al sito Salernitananews: “Me lo segnalarono quando giocava in Svizzera… Un campione dentro e fuori dal campo. Una persona squisita. Ogni pomeriggio dopo l’allenamento veniva in sede, faceva lezione con la moglie per imparare l’italiano. Quando poi finiva il corso rimanevamo a chiacchierare. Rimase molto legato al territorio e amava tantissimo il calcio: nello spogliatoio era molto benvoluto, fece presto amicizia. Grazie al suo gol contro il Castel di Sangro non retrocedemmo (era l’8 giugno 1997, ndr). Il venerdì prima della fondamentale sfida con il Castel Di Sangro, Masinga era impegnato con la sua Nazionale a Wembley per una sfida all’Inghilterra. Phil non poteva mancare: allora ho noleggiato un aereo per andare a Wembley, ho aspettato che finisse la partita e poi l’ho riportato a casa. E’ entrato nel secondo tempo e lui ha segnato e ci ha salvato. La A di due anni dopo è nata con quel gol”. Ma due anni dopo Masinga era al Bari, dove dette il meglio di se stesso. I tifosi pugliesi ribattezzarono quel gigante d’ebano Mazinga con la “z” al posto della “s” come fosse un immenso robot umano. E ricordano ancora un gol bellissimo a Milano, contro l’Inter di Ronaldo nel ’97-98. Luce a San Siro di una stella prematuramente spentasi.

Il ricordo più toccante e profondo, però, lo affidiamo alla lettera di Vittorio Tosto, oggi 44 anni, calabrese di origine, una lunga militanza in serie A e serie B, compagno di squadra di Phil nella stagione ’96-97,  pubblicata lunedì 14 gennaio sui social.

Ecco che cosa ha postato Vittorio Tosto: «Argentini, brasiliani, croati, svizzeri, australiani, slavi, uruguaiani, messicani, canadesi, rumeni, portoghesi e tanti altri ancora….. ho visto arrivare nella squadra in cui militavo stranieri di ogni dove e per la prima volta arrivi tu, un africano del Sud. Eravamo a Salerno e lui si presentò con una giacca orribile e gli occhi rossi carichi di rabbia.

Ero scettico perché da ragazzo quando dormivo nelle stazioni li temevo, avevo paura di loro. Tra gli stranieri menefreghisti con lo stipendio facile, ne ho visti tanti di passaggio ma lui era diverso, aveva nel sangue la fame della sua famiglia e del suo paese, era un Bafana…. Era fisso a casa mia al parco San Matteo.

Una sera divorò una teglia piena di polpette rosse con non si sa quando pane e le mani unte che a vederlo mi faceva allegria, ancora oggi ne parliamo con Franca a distanza di anni. “Amicomì” per me era il suo nome e non parlando francese lui capiva.

Salerno era diffidente con lui …e glielo dicevo: “tu gol, io polpette” e rideva con quella mascella enorme e denti così bianchi che non capivo come facesse visto che non conosceva i dentisti, semplice non sapeva cosa fossero le caramelle.

Era un calciatore normale con caratteristiche simili a tanti nelle categorie inferiori ma aveva cuore, testa, fame e soprattutto sangue negli occhi, tipica dote della sua terra selvaggia. Salerno si rivelò per lui la scelta migliore…..
Rimpiango ancora non esser andato a Johannesburg nella sua dimora per il mondiale delle vuvuzela, sai che spasso con lui….mannaggia i rimpianti! “Amicomì, come sempre poche parole ma per te le spendo volentieri. Credo che tutta l’Africa ha gli occhi rossi come non mai grazie a te. Ciao Fil».

Costantino Muscau
muskost@gmail.com

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