Giovane volontaria italiana rapita in Kenya, si sospetta la responsabilità di Al Shebab

Dal Nostro Corrispondente
Franco Nofori
Mombasa, 21 novembre 2018

Non è ancora stato confermato, ma il sospetto è che si tratti dell’ennesima incursione delle formazioni terroristiche somale di Al Shebab e questa volta a farne le spese è stata una giovane volontaria italiana appena ventitreenne, Silvia Romano, che è stata rapita, creando profonda apprensione per la sua sorte. Dalle prime e frammentarie notizie, sembra che la ragazza fosse una studentessa che collaborava in forma temporanea con l’NGO italiana “Africa Milele”, con sede a Fano in provincia di Pesaro-Urbino, che opera prevalentemente nei territori a Nord-Ovest di Malindi.

I guerriglieri islamici di Al-Shabaab

Non è stato al momento possibile contattare l’NGO in questione, ma sembra che l’attacco sia avvenuto nella prima serata di ieri a Chakama, nella contea di Kilifi, a circa novanta chilometri di distanza a ovest della città di Malindi. Nel corso dell’azione, un numero imprecisato di assalitori, ha fatto irruzione nel villaggio di Galana Kulalu, sparando all’impazzata con armi automatiche e ferendo gravemente cinque persone, subito trasportate all’ospedale distrettuale di Malindi.

La casa dove è stata rapita Silvia Romano

Secondo quanto dichiarato da un abitante locale, l’italiana è stata rapita nella casa dove viveva in affitto nel villaggio di Chakama e mentre gli assalitori la trascinavano via, continuava a urlare per chiedere aiuto, ma è scomparsa poi con loro nella boscaglia oltre il fiume Galana. Uno dei ragazzi feriti è in condizioni critiche: ha un proiettile conficcato nella testa.

La zona commerciale di Chakama dove è avvenuta l’incursione terroristica

La zona in questione è già stata oggetto in passato di frequenti attacchi da parte sia dei guerriglieri di Al Shebab – la cui spietatezza è stata più volte dimostrata in molte e feroci esecuzioni – sia da semplici bande criminali, situazione, questa, che fa un po’ riflettere sul fatto vi sia una certa dose d’irresponsabilità da parte di quelle organizzazioni che mandano giovani volontari ad operare in aree ad alta pericolosità e il cui entusiasmo, unito ad una scarsa conoscenza della realtà africana, può mettere seriamente a rischio la loro incolumità.

Faremo seguito con altri approfondimenti appena possibile.

Franco Nofori
franco.kronos1@gmail.com
@FancoKronos1

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