Dal Nostro Corrispondente
Franco Nofori
Mombasa, 6 novembre 2018

La “Ibrahim Index” è nata a Londra nel 2006 fondata da Mo Ibrahim, un facoltoso uomo d’affari sudanese, che ogni annuo diffonde un rapporto sullo stato di salute dei cinquantaquattro Paesi africani in termini di sviluppo, buon governo, trasparenza, legalità e rispetto dei diritti umani. Le rilevazioni promosse dalla fondazione, considerano i progressi e gli arretramenti che hanno interessato i Paesi in esame a partire dall’anno 2008. Alla chiusura del 2017 il Paese che ha realizzato il miglior risultato, con 79,5 punti su cento, è quello delle isole Mauritius, seguito a ruota dalle Seychelles con 73,2 punti.

Il milionario uomo d’affari sudanese, Mo Ibrahim, fondatore dell’omonima fondazione londinese

Ultimo Paese in questa classifica, si conferma la Somalia che raggiunge solo 13,6 punti su cento, posizione che la sventurata Nazione africana detiene ormai da oltre trent’anni. Secondo, tra i peggiori, con 19,3 punti, si piazza il Sud Sudan, devastato dalle lotte intestine tra i seguaci del presidente Salva Kiir e quelli del suo rivale ed ex vice presidente, Riek Machar. La fondazione Ibrahim, assegna anche un incoraggiante punteggio alla Costa d’Avorio (71,1) premiando la sua capacità di balzare dal quarantunesimo posto della classifica al ventiduesimo, superando così le sanguinose faide politiche del 2011 che avevano lasciato sul campo tremila vittime.

Una deprimente immagine della Somalia che ormai da decenni si conferma come il peggior Paese del continente africano

Un giudizio positivo lo conquista (un po’ a sorpresa) anche il Kenya che dal diciannovesimo posto, sale all’undicesimo, ma occorre tener presente che l’attribuzione di punti si riferisce alle diverse situazioni in esame, per cui, nel caso del Kenya, sul preoccupante indebitamento e sulla crescente corruzione, hanno avuto la meglio gli imponenti investimenti nelle infrastrutture che hanno assorbito e mitigato gli altri riscontri negativi. Tra i migliori si piazzano bene anche Namibia e Botswana che occupano rispettivamente il quarto e quinto posto con indici di 68,6 e 68,5.

Una sessione della fondazione Ibrahim cui partecipa anche il presidente ruandese Paul Kagame

Tornando ai peggiori, Somalia e Sud Sudan, sono seguiti a ruota dalla Libia con un punteggio di 28,3 su cento, causa il progressivo deterioramento della situazione interna che ha avuto inizio dalla caduta di Mu’hammar Gheddafi nel 2011. Con la perdita di 15,6 punti in soli sette anni, il Paese nord-africano esprime anche il più rilevante declino tra tutte le Nazioni in esame. Nonostante le eccellenze di alcuni Paesi, la media continentale registra comunque una situazione pressoché stabile passando da un indice di 48,9 del 2008 a quello di 49,9 del 2017.

La spietata esecuzione di Mu’hammar Gheddafi nell’ottobre 2011

Malgrado il lodevole sforzo della fondazione Ibrahim, volta a promuovere legalità, buon governo e sviluppo del continente africano, è sempre piuttosto difficile presentare un quadro attendibile quando si debba mediare riscontri di natura molto diversa, attraverso un unico punteggio. Questo comporta il rischio che alcune drammatiche e croniche carenze risultino annacquate da elementi positivi, ma di carattere temporaneo e casuale. Neppure aiuta il riconoscimento di un premio di 4,4 milioni di euro a quei capi di stato che hanno lasciato il potere, dopo averlo gestito (sempre con riferimento a tali indici) nel rispetto dei principi del buon governo.

Franco Nofori
franco.kronos1@gmail.com
@FrancoKronos1

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