Kenya, italiano nel vortice della giustizia

Dal nostro inviato speciale
Andrea Spinelli Barrile
Nairobi, 12 novembre 2015

La morte di un militare britannico, i soccorsi, i tempi bibilici, accuse terribili, la galera. Avere perso tutto e continuare ad avere la forza di voler ricominciare, di battersi. Edoardo Vasta oggi comparirà presso la Corte di Kwale, a sud di Mombasa, Kenya, per difendersi dall’accusa di negligenza per la morte del 42enne sergente maggiore britannico John Marley, di servizio a Nanyuki, avvenuta il 26 aprile 2013 a Diani Hotel, Diani Beach (a sud di Mombasa, in Kenya). Vasta è un cittadino italiano che lavorava come diving manager (responsabile di tutte le attività ricreative marittime) proprio per il Diani Hotel. Come lui stesso ha raccontato ad Africa ExPress quel giorno aveva appena terminato il proprio turno di lavoro e si trovava a casa quando una telefonata lo allertò: in hotel un cliente si era sentito male. Doveva accorrere subito.

Il gestore della struttura, il cittadino tedesco Thomas Sollacher, si trovava in quel momento in vacanza all’estero con la fidanzata, anch’essa dipendente dell’hotel e responsabile degli alloggi e dell’assistenza ai clienti. Vasta, che è anche medico di primo soccorso, corre all’albergo e nella stanza si trova di fronte ad una scena preoccupante: “Quell’uomo era blu. Su di lui c’erano due militari che stavano già cercando di rianimarlo ed io non feci nulla perchè per legge in quel caso non posso assolutamente mettere mano sul paziente o prendere iniziative”. Marley morirà quella notte: secondo un referto il sergente maggiore britannico sarebbe morto per una scossa elettrica provocata da un’abat-jour.

Diani-beach

Otto mesi dopo Vasta lascia il lavoro ma resta a Diani Beach, dove lavora da tempo e dove è molto conosciuto, oltre che essere un apprezzato professionista. La vita sembra scorrere normalmente quando, il 13 maggio 2014, le autorità di Ukunda che si erano occupate del caso lo contattano chiedendogli di produrre una dichiarazione con la sua versione dei fatti. Due giorni dopo, il 15 maggio 2014, Edoardo Vasta viene arrestato a Lamu, città su una splendida isola a nord di Mombasa dove ha delle proprietà: l’accusa è di negligenza proprio nella morte del militare britannico. Vasta viene messo in carcere e subito le autorità locali si mobilitano per trasferirlo a Nairobi, un’operazione illegale perchè secondo le leggi keniote in quei casi si prevede esclusivamente la richiesta per l’indagato di mettersi a disposizione dell’autorità giudiziaria, producendo atti a sostegno della propria innocenza. Vasta lo viene a sapere e riesce a bloccare il trasferimento nella capitale: dopo circa 18 ore viene scarcerato, privato del passaporto e del permesso di lavoro.

“Sono venuti a casa mia e mi hanno trattato come un criminale, puntandomi la pistola alla testa e sbattendomi in galera con modi brutali” racconta Vasta ad Africa ExPress.

Da quel giorno comincia un calvario giudiziario che perdura ancora oggi, a due anni e mezzo dai fatti e uno e mezzo dall’arresto: durante le udienze Vasta scopre che il proprietario della struttura, Thomas Sollacher, ha prodotto e messo agli atti dichiarazioni molto differenti da quella fornita dallo stesso Vasta, sul quale viene scaricata l’intera responsabilità: il cittadino italiano viene descritto come il general manager della struttura. Tutte responsabilità, sostiene Vasta con Africa ExPress, a carico invece della compagna di Sollacher, Silvia Poshinova, cittadina della Repubblica Ceca, general manager del Diani Hotel. Decine di turisti ed aziende hanno confermato di avere prenotato le stanze tramite la donna e di avere avuto lei come unica referente responsabile all’hotel.

Udienze fantasma nel quale il magistrato non si presenta, cauzioni da decine di migliaia di euro, la messa in pegno alle autorità keniote di alcune proprietà per poter riottenere il passaporto e poter tornare in Europa a cercare di rifarsi una vita, continui viaggi verso l’Africa per difendersi dalle accuse e il rischio di una condanna tra i 6 mesi e i 6 anni di carcere. La vita di Edoardo Vasta è cambiata completamente da quel 26 aprile 2013: “Io non ho niente da nascondere, sono innocente, non ho alcuna responsabilità. […] I miei genitori sono in Kenya da 45 anni, io stesso sono cresciuto qui, dove ho la mia vita. Le accuse mi hanno bruciato il nome, la mia fedina penale è sporca e in Kenya non lavoro più. Ho dovuto iniziare completamente da capo e ho dovuto farlo in Europa”.

edoardoVasta

Il calvario che Edoardo Vasta e la sua famiglia stanno affrontando è terribile: per stare dietro alle udienze la madre ha perso il lavoro ed oggi si trova in Italia, mentre il figlio fa su e giù tra l’Europa e l’Africa per assumersi le sue responsabilità penali “qualora ce ne fossero”. Le autorità del Kenya gli permettono di allontanarsi dal paese unicamente perchè la famiglia Vasta ha messo a garanzia del figlio le proprietà nel paese africano. Oggi Edoardo Vasta è imputato nello stesso processo nel quale risulta imputato Thomas Sollacher in qualità di proprietario del Diani Hotel, il quale sembra essere più preoccupato di preservare il nome della struttura e tutelare la compagna Poshinova che non di stabilire la verità dei fatti.
Chiediamo a Vasta se in qualche modo abbia ricevuto assistenza dall’ambasciata italiana a Nairobi e scoppia in una risata amara: “L’ambasciata italiana non mi ha mai dato alcun tipo di assistenza: ho dovuto contattarli io, è stato molto complicato.”

La battaglia di Edoardo Vasta si basa su alcune dichiarazioni di Thomas Sollacher al procuratore keniota che detiene il fascicolo, tre differenti documenti nei quali secondo Vasta vengono dichiarate falsità, tra l’altro contraddittorie: “Da parte della Corte non mi hanno attaccato in modo particolarmente forte, la mia battaglia è contro il proprietario. Ho speso già decine di migliaia di euro e in Kenya sono rovinato, spero che la cosa si chiuda in una bolla di sapone. Secondo il mio legale mi conviene lasciare che l’accusa cada per assenza di prove concrete, se cominciamo a fare la battaglia ci sarà sicuramente un’altra udienza e io dovrò tornare di nuovo” cosa, oltre che logorante, anche particolarmente dispensiosa.

Andrea Spinelli Barrile
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Nella foto la spiaggia di Diani Beach e, in basso, Edoardo Vasta