Ebola, contagiata infermiera spagnola. Aveva curato a Madrid i missionari uccisi dal virus

Cornelia I. Toelgyes
Quartu Sant’Elena, 7 ottobre 2014
L’ebola non risparmia l’Europa: contagiata un’infermiera spagnola che faceva parte del team che ha assistito Manuel Garcia Viejo and Miguel Pajares , i due sacerdoti missionari spagnoli ,  affetti dal terribile virus killer, poi deceduti entrambi nel reparto di isolamento dell’ospedale madrileno Carlos III. Lo ha confermato il ministro alla sanità spagnolo Ana Mato ieri in una conferenza stampa. Padre Pajeros , 75 anni, è deceduto il 12 agosto, mentre Viejo, 69 anni, il 25  settembre; entrambi erano stati contagiati in Sierra Leone ed erano poi stati trasferiti con voli speciali nell’ospedale della capitale spagnola.

AmbulanzaL’infermiera spagnola ha accusato i primi sintomi la scorsa settimana, mentre era in vacanza. Ora è ricoverata in un ospedale di Alcorcon, vicino Madrid.

Thomas Duncan, il cittadino statunitense infettato da ebola nella nativa Liberia, si trova ancora nel reparto di isolamento del Health Presbyterian Hospital a Dallas, Texas e viene trattato con un nuovo medicinale sperimentale contro: il Brincidofovir, sviluppato e prodotto dalla casa farmaceutica Chimerix, Inc.  con sede a Durham, Nord Carolina. Il medicinale è stato approvato dall’americana Food and Drug Administration (FDA) per pazienti affetti da ebola, lo ha annunciata la società in un breve comunicato stampa ieri, 6 ottobre 2014. Brincidofovir (CMX001) è un nucleotide che viene somministrato per via orale.

Le condizioni di Duncan sono molto critiche, ma stabili, ha dichiarato un portavoce dell’ospedale di Dallas.

Ambulanza 2Ashoka Mukpo, un freelance della NBC, ha preso l’ebola in Liberia. Tutta la sua èquipe è ora in quarantena, mentre lui è stato trasferito con un volo speciale negli Stati Uniti ed ora si trova nel reparto di isolamento nel Nebraska Medical Center. Le sue condizioni sono stabili.

Secondo l’ultimo rapporto  sull’ebola dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS), rilasciato il 3 ottobre 2014, la situazione attuale in Africa occidentale è la seguente:

Guinea: ammalati 1199; morti 739
Liberia: ammalati 3834; deceduti 2069
Sierra Leone : ammalati 2437; deceduti 623
Dunque i morti per ebola hanno raggiunto quota 3431

Mentre i (pochi) pazienti occidentali generalmente guariscono dall’ebola, in Africa si continua a morire, malgrado lo spiegamento di forze, energie e risorse e la solidarietà del mondo intero. Nella sola Sierra Leone sono morte 121 persone in 24 ore lo scorso week end. Altre 81 hanno contratto il virus.

Qui sopra abbiamo riportato le cifre ufficiali: pazienti e decessi registrati. Certamente però questi numeri devono essere aumentati. Mancano i reparti di isolamento, specialmente in Liberia, dove molti pazienti non possono essere ammessi quando si presentano negli ospedali per essere curati. E si sa. Con tutta la buona volontà, soldi a disposizione, un ospedale non si costruisce in un solo giorno.

lavaggioMa questo non è il solo motivo per cui non si riesce a controllare l’espandersi del virus. E’ difficile seguire le persone che sono venute a contatto con gli ammalati, morte a causa della temibile febbre emorragica in qualche villaggio sperduto, dove non ci sono cliniche e ospedali in cui essere ricoverati.

Quando la povertà è regina, il familiare ammalato non ha a disposizione una camera per sè.  Disinfettanti, guanti, piatti, posate, bicchieri usa e getta costano e sono spesso – pur pagando – introvabili. Il cibo non si butta, troppo prezioso. Si mangia anche quello che il familiare affetto di ebola non ha consumato. Materassi e lenzuola non si bruciano dopo l’eventuale esito tragico del caro congiunto. Troppo preziosi per essere dati alle fiamme.

Combattere la povertà estrema è forse l’unico rimedio efficace per evitare l’espandersi incontrollabile del virus killer.

Cornelia I. Toelgyes
corneliacit@hotmail.it
twitter: @cotoelgyes

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Corrispondente dall'Africa, dove ho visitato quasi tutti i Paesi