Due giorni di violenti scontri in Nigeria, l’esercito devasta una città roccaforte di Boko Haram

Il 16 e 17 aprile scorsi sono stati giorni di devastazione e morte per gli abitanti di Baga, centro del Borno State, all’estremo nord della Nigeria sulle rive del Lago Ciad. I miliziani dell’organizzazione radicale islamica Boko Haram hanno attaccato una pattuglia militare e ucciso un soldato. La reazione dell’esercito non si è fatta attendere. Gruppi armati sono entrati casa per casa ammazzando, saccheggiando, distruggendo.

Fonti ufficiali hanno raccontato che soltanto una trentina di abitazioni sono andate distrutte e 36 persone uccise, la maggior parte membri della setta terrorista islamica, ma l’organizzazione indipendente Human Rights Watch sostiene invece che le abitazioni distrutte siano state oltre duemila e i corpi contati 183, molti dei quali cittadini innocenti. Ma il bilancio potrebbe essere ancora più pesante. HRW corrobora le sue affermazioni con le immagini satellitari che rivelano la massiccia distruzione di proprietà civili e ha chiesto al governo nigeriano di aprire un’inchiesta seria e indipendente sul caso.

Il personale di Human Right Watch ha raccolto le prime testimonianze delle atrocità commesse dai militari e ha fatto analizzare dagli esperti le immagini scattate dai satelliti. Il risultato è la conferma del terribile bilancio: 2275 edifici sono andati distrutti, dati alle fiamme dei soldati, la maggior parte probabili residenze, e altri 125 gravemente danneggiati.Comparazione distruzione 1

Il commento dell’organizzazione umanitaria è stato durissimo: “L’esercito ha il dovere di proteggere se stesso e la popolazione da attacchi dei militanti di Boko Haram – ha dichiarato Daniel Bekele, direttore della sezione Africa di Human Rights Watch – ma le prove indicano che si è occupato più della distruzione che della protezione. Le discrepanze evidenti tra i fatti sul terreno e le dichiarazioni di alti funzionari militari destano forti preoccupazioni perché sembra proprio che si cerchi di coprire gli abusi dei militari”.

Dal momento dell’attacco, l’esercito ha limitato l’accesso dei giornalisti a Baga, una comunità di pescatori distante 200 chilometri della città di Maiduguri. Tutta l’area è considerata la roccaforte degli islamici. Boko Haram ha distrutto le torri dei telefoni cellulari della zona. I suoi dirigenti sostengono che i servizi di sicurezza utilizzano gli apparecchi mobili per rintracciare i membri dell’organizzazione. La comunicazioni quindi sono particolarmente difficili per i sopravvissuti all’attacco.

Human Rights Watch ha intervistato sette residenti di Baga fuggiti dalla città la notte della devastazione. Le testimonianze parlano di violenze gratuite dei militari che hanno setacciato la città casa per casa alla ricerca di militati di Boko Haram, picchiando e ammazzando tutti coloro incontrati sulla loro strada.Comparazione distruzione 2

Molti sopravvissuti hanno trascorso diverse notti nascondendosi nella boscaglia e hanno paura di raccontare quello che hanno visto: temono ritorsioni dei militari.

Ufficiali dell’esercito hanno invece dato pubblicamente e tranquillamente la loro versione, secondo cui la sera del 16 aprile un gruppo di terroristi di Boko Haram ha attaccato una pattuglia militare a Baga, uccidendo un soldato e ferendone altri cinque. I soldati, irrobustiti da rinforzi, hanno risposto impegnando gli islamici, armati di fucili d’assalto, granate con propulsione a razzo, e ordigni esplosivi improvvisati, in furibondi scontri per le vie della città.

In una dichiarazione rilasciata la settimana dopo l’attacco, spiega HRW, il generale Austin Edokpaye, comandante delle truppe dislocate a Baga, ha affermato che “contrariamente a speculazioni dei media secondo cui centinaia di case sono state bruciate, i terroristi hanno dato alle fiamme una trentina di case di paglia. “.

Ma proprio prima dell’attacco i vertici militari avevano accusato i residenti di Baga di dare rifugio agli uomini di Boko Haram.

Massimo A. Alberizzi
massimo.alberizzi@gmail.com
twitter @malberizzi

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Corrispondente dall'Africa, dove ho visitato quasi tutti i Paesi