Olimpiadi invernali Milano-Cortina: in pista corre anche l’Africa

La maggior parte degli atleti del continente nero sono cresciuti in altri Paesi, ma lo sport non conosce confini

0
264

Dal Nostro Corrispondente Sportivo
Costantino Muscau
Nairobi, 7 febbraio 2026

È cominciata con un doloroso…fuori pista la discesa della sparuta pattuglia africana alle Olimpiadi invernali Milano-Cortina 2026.

La keniana Sabrina Simader, 26 anni, che a PyeongChan 2018, in Corea, era diventata la prima sciatrice alpina a rappresentarne il Kenya ai Giochi Olimpici della neve e del ghiaccio, all’ultimo momento si è dovuta ritirare per un infortunio.

E così Nairobi, nella sfilata delle 92 nazioni che ieri sera, venerdì 6 febbraio, ha aperto la XXV edizione di queste olimpiadi nel (ribattezzato ma condannato a morte) San Siro Olympic Stadium, ha avuto un solo esponente: il giovanissimo Issa Laborde Gachiringi, che pur avendo solo 18 anni, ha già trascorso buona parte della sua vita con gli sci ai piedi.

Possibile? Un ragazzino nato a cavallo dell’Equatore vuole seguire le orme di Philip Boit, il primo keniano della storia a competere ai Giochi invernali nel 1998?

Non è l’unico interrogativo che ci si pone di fronte alla discesa in…pista di atleti provenienti da latitudini poco inclini ad accogliere la “candida visitatrice “.

Non solo Kilimangiaro

Tanti credono che gli unici manti bianchi nel Continente nero siano le nevi del Kilimangiaro.

E sbagliano. Il Marocco, ad esempio, ha 2 validi impianti sciistici: Oukaimeden e Michlifen; il Sud Africa ne ha uno importantissimo, il Tiffindel, a 2700 metri, e perfino il Lesotho può esibire l‘Afriski resort, a circa 3000 metri.

Ma altri, giustamente, possono domandarsi: quante piste da sci ci sono in Benin? E in Guinea-Bissau?

E quanti impianti per pattinare, per lo slittino, per lo snowboard affollano le campagne di Nigeria, Eritrea, Kenya, Madagascar dal clima tropicale, subtropicale o equatoriale?

lo sciatore nigeriano Samuel Ikpefan che partecipa alle gare di fondo (Cross-Country Skiing)

Dubbi mal riposti, in verità, perché sarebbe facile replicare: più o meno quanti ne offre Milano alle sue migliaia di cittadini che, sci a piedi, per il ponte di sant’Ambrogio dilagano sulle Alpi italiane, svizzere, francesi.

Eppure, senza impianti invernali di nessun tipo, la gran Milan città di pianura, ha ottenuto di organizzare per la prima volta queste Olimpiadi, sia pure “diffuse”, condivise con Cortina d’Ampezzo, Val di Fiemme e Livigno. (Il capoluogo lombardo può fregiarsi di una sola pista di pattinaggio: quella che viene aperta a Natale per la gioia dei bimbi!)

Chiusa la parentesi, resta il fatto che questa è la seconda volta nella storia delle Olimpiadi invernali che l’Africa è rappresentata da otto Paesi con 13 sciatori, impegnati, nei prossimi giorni, nello sci alpino, di fondo, freestyle e nello skeleton.

Grande rappresentanza sudafricana

La squadra più numerosa è quella sudafricana, la cui presenza tutto sommato, non dovrebbe suscitare stupore e meraviglia. E’ composta da 5 atleti: due adolescenti, il diciassettenne Thomas Weir e la diciottenne Lara Markthaler, entrambi selezionati per lo sci alpino. A loro si uniscono la sciatrice freestyle Malica Malherbe (21), Nicole Burger (31), per lo skeleton e Matthew Smith (35), sci di fondo. Tutti esordienti olimpici.

La biografia di altri atleti rivela invece un… trucco neanche tanto ben nascosto. Prendiamo uno dei due rappresentanti marocchini: Pietro Tranchina.

Nati sulle vette bianche all’estero

E’ nato e cresciuto in Italia, a Susa (Torino) il 5 marzo 2003 da mamma (Saida) marocchina, ma –  come Pietro ha raccontato all’Adnkronos pochi giorni fa – “il Marocco mi ha dato l’opportunità di confrontarmi con i migliori, di crescere e fare esperienze importanti a livello sportivo. Nella scelta ha inciso anche il rapporto con la mamma. Siamo molto legati e nel suo Paese mi sento a mio agio”.

Il caso più sorprendente però è quello del beninese Nathan Tchibozo, 22 anni, che travolto da insolita passione per le scintillanti vette, si è allenato tra Svezia e Italia pur di non rinunciare al suo sogno bianco.

Nathan è nato a Parigi da genitori del Benin il 15 febbraio 2004, è cresciuto in Francia, dove a soli tre anni ha imparato a sciare, diventando bravissimo nello slalom gigante e nello slalom speciale.

Tanto bravo anche a zigzagare tra una nazionalità e l’altra. Nel 2023, infatti, ha rappresentato il Togo ai Mondiale (primo togolese in assoluto) e alla fine del 2025 ha ottenuto dal CIO (Comitato Olimpico Internazionale), il cambio di Federazione e di nazionalità, sia pure dopo lunghe procedure e polemiche. E grazie alla testardaggine del padre che è riuscito a far nascere la Federazione sciistica del Benin, uno Stato in cui il monte più malto non raggiunge i 700 metri.

Così nella cerimonia di apertura parallela di Livigno, Nathan, (studente di laurea triennale in Commercio e Marketing sportivo ad Albertville) ha potuto sfilare, ieri sera, come portabandiera, col vessillo giallo verde e rosso del debuttante Benin.

Chi si è fatta le ossa nelle Alpi francesi è anche Mialitiana “Mail” Clerc, 26 anni, del Madagascar, con un passato da inserire nella serie “incredibile ma vero”.

Ecco come lei stessa ha raccontato la sua vita: “Pratico lo sci alpino da quando avevo 3 anni. Sono stata adottata, in un orfanotrofio, all’età di 1 anno da una coppia francese che viveva in Alta Savoia.

I miei genitori hanno iniziato a insegnarmi lo sci alpino fino a quando non ho iniziato a prendere lezioni di sci come tutti gli altri. Quando ero più giovane facevo molte attività diverse: sci alpino, lezioni di danza classica e moderna. Ero anche una violinista e pianista. Poi ho iniziato le gare di sci alpino in diversi club intorno alla mia città. Quando ho compiuto 16 anni, ho colto l’occasione per correre per la Federazione Sciistica del Madagascar”.

Una Federazione sciistica nella quarta isola più grande al mondo dove possono imperversare i cicloni non certo le tempeste di neve!!!! (Comunque freniamo lo stupore: anche Egitto, Algeria e Camerun hanno federazioni sciistiche….).

In malgascio non esiste la parola neve

Per il Madagascar però un po’ di sbalordimento è comprensibile: nella lingua malgascia il dizionario non contiene neppure la parola neve.

L’espressione più vicina sarebbe “ranomandry”, una parola composta che significa acqua che dorme o che sta ferma, e che corrisponde all’italiano ghiaccio.

Neve o ghiaccio, Mialitiana è pronta a diventare la prima atleta africana a competere in ben tre Olimpiadi invernali. E nella  serata di apertura dei giochi ha fatto da alfiere con il collega di sci alpino, Mathieu Gravier, 22 anni, figlio di papà dell’Isere e di madre malgascia.

Anche Mathieu è cresciuto sui pendii innevati della celebre stazione montana de Les Deux Alpes.

Ma torniamo alla sfortunata keniana Sabrina Simader, cui Cortina non sembra portare fortuna, considerato che i mondiali del 2001 cadde e si dovette ritirare.

Sabrina, come raccontò allora ad Africa Express – è originaria di Kilifi, sulla costa turistica del Kenya, ma a 3 anni con la madre e il patrigno austriaco venne in Europa e ben presto inforcò gli sci sulle Alpi austriache.

Ora non ha potuto sventolare il vessillo del Kenya. Al suo posto lo ha fatto il 18enne Issa Laborde Gachiringi, quello che sembrerebbe nato a cavallo dell’Equatore. Sembrerebbe, perché, grattando un po’, (ma neanche tanto) emerge dal cuore delle Alpi francesi, che il suo nome completo è Issa Laborde Gachiringi Dit Pere, è nato da padre transalpino, pattugliatore di piste e madre operatrice di assistenza all’infanzia.

“Lo sci è sempre stata una mia passione – ha scritto Issa nel suo sito issakenyanskier.com/–  e ho iniziato a gareggiare a 5 anni, vincendo la mia prima medaglia quell’anno.

Nel 2024, ho avuto l’onore di essere il primo rappresentante maschile del Kenya alle Olimpiadi. Voglio rappresentare l’Africa e le mie radici keniote nelle competizioni di alto livello. Il mio obiettivo non è solo quello di far conoscere lo sci ai paesi africani, ma anche di condividere la mia storia stimolante, di innalzare la mia bandiera e di mettere in luce la mia passione per lo sci alpino in luoghi dove questo sport è meno conosciuto”.

Sempre sulle Alpi francesi (Annemasse, Alta Savoia) è fiorito il rappresentante nigeriano, Samuel Ikpefan, 33 anni, e sempre grazie a suo padre, che lo ha stimolato. E non ha voluto dimenticare la patria lontana: nel 2019 ha optato per la Nigeria.

Eritreo in Canada

Ma ci sarà qualcuno che ha cominciato in una nazione senza neve, senza montagna, senza alcuna tradizione negli sport invernali? Oppure tutti sono cresciuti fra le dentate e scintillanti vette europee, o in terre ghiacciate, come il Canada? Come il portabandiera dell’Eritrea, Shannon Ogbnqi Abedq, 30 anni.

Le sue radici sono africane da parte dei genitori, ma la nascita è avvenuta nello Stato di Alberta, dove suo padre, ingegnere geologo, si trasferì con un permesso di lavoro. Shannon prese confidenza con la neve a 3 anni e non smise più di sciare. Nel 2011 scelse di gareggiare per l’Eritrea.

Rainbowman

E che dire di Winston Tang, 19 anni, vessillifero dell’esordiente Guinea-Bissau ai Giochi Olimpici (slalom maschile di sci alpino). È nato a Park City, nello Utah, ed è uno snowman arcobaleno: taiwanese-americano-guineano!

È la conferma che non soltanto è importante partecipare (anche se arriverà un giorno la prima medaglia fresca di neve per l’Africa…) ma che lo sport non ha confini.

E che anche le condizioni climatiche dei luoghi di nascita non sono un limite.

Costantino Muscau
muskost@gmail.com
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Vuoi contattare Africa ExPress? Manda un messaggio WhatsApp con il tuo nome e la tua regione (o Paese) di residenza al numero
+39 345 211 73 43 

Ci si può abbonare gratuitamente ad Africa Express sulla piattaforma Telegram al canale https://t.me/africaexpress
e sul canale Whatsapp https://whatsapp.com/channel/0029VagSMO8Id7nLfglkas1R

 

 

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here