Dal Nostro Corrispondente Sportivo
Costantino Muscau
7 aprile 2026
Il popolo congolese tutto è ebbro di felicità per una conquista mondiale. Dopo oltre mezzo secolo la nazionale di calcio di Kinshasa si è nuovamente qualificata per la Coppa del Mondo.
I Leopardi hanno atteso 52 anni prima di far sentire ancora il loro grido, un suono ripetitivo a bassa frequenza (non chiamiamolo ruggito, potremmo essere contestati da qualche super esperto…). Gli studiosi dicono che il caratteristico urlo del meraviglioso felino è udibile fino a un chilometro di distanza. Ora i “felini” bipedi lo hanno fatto echeggiare a livello…mondiale. E in Congo è stata festa, festa nazionale per “celebrare l’unità e l’orgoglio nazionali dopo lo storico evento”, come ha dichiarato ai primi del mese, il ministro del Lavoro nel concedere un giorno straordinario di vacanza a tutto il Paese.
Festa nazionale
La nazionale della RDC (a differenza degli imbelli italiani!) sarà dunque presente alle finali della 23esima edizione della Coppa del Mondo FIFA che si disputa fra Stati Uniti, Messico e Canada dall’11 giugno al 19 luglio.

Un evento che rischia di battere il record di spettatori stabilito negli USA ,nel 1994 con 3,5 milioni di presenze: la vendita dei biglietti è già partita il 1° aprile!
Si tratterà infatti di una competizione monstre: ben 104 partite in questa prima edizione con 48 squadre ospitate in 16 città. I Leopard sono stati gli ultimi africani a staccare il biglietto per l’America. Sono stati preceduti da Marocco, Tunisia, Egitto, Algeria, Senegal, Ghana, Costa d’Avorio, Sud Africa e dal miracoloso Capo Verde, il più piccolo Paese a prendere parte al mega torneo. Il Congo era assente dal 1974, quando come Zaire fu seppellito da una marea di gol (14 in 3 partite, 9 li prese dalla Jugoslavia.
Calcio africano alla riscossa
Ora il calcio del continente nero e del Congo sono ben altra cosa. E per i Leopard è l’occasione unica di farsi riconoscere a livello planetario. Il 17 giugno prossimo alle 19 (ora italiana) i calciatori della Repubblica del centro Africa faranno il loro esordio nello Houston Stadium in Texas contro il Portogallo di Cristiano Ronaldo. La squadra congolese fa parte del girone K che comprende anche la Colombia e l’Uzbekistan
La qualificazione è stata raggiunta grazie alla vittoria, il 31 marzo scorso, per1-0 , sui cosiddetti “Reggae boys” della Giamaica. “È sicuramente la rete più importante della mia carriera, sono immensamente felice di averla segnata per la squadra, per la nazione e per la gioia che porta alle persone“, ha commentato l’autore, Axel Tuanzebe, 28 anni, già del Manchester United, ora del Burnley.

Axel ha la cittadinanza inglese, ma è originario di Bunia, una città vicino al lago Alberta, che si trovò al centro della cosiddetta seconda guerra del Congo (1998-2003). Ora il Congo è coinvolto da tempo nel conflitto che insanguina l’est del Paese.
Qui il sanguinoso confronto con il gruppo ribelle M23/AFC non è certo cessato nonostante la presunta pace inventata da Trump. Il calcio, però, come spesso succede, lenisce dolori anche delle guerre e suscita speranze o illusioni.
Aspirazioni di gloria malgrado il conflitto
Per questo la festa nazionale dichiarata dal governo è stata una ubriacatura collettiva anche se non condivisa da tutti i 110 milioni di congolesi, dato che l’annuncio ufficiale è stato fatto di sera tardi. Ora si coltivano sogni di gloria sulla scena mondiale , considerato che il girone non presenta ostacoli insormontabili .
È venuta l’acquolina in bocca ai giocatori, di cui si è fatto interprete – parlando con il sito della FIFA – il centrocampista Samuel Moutousamy, 30 anni, francese naturalizzato congolese (gioca nell’Atromitos greco. “Ho sempre avuto questo sogno, non posso mentire — ha detto -. Sogno questo momento da quando ho iniziato a giocare a calcio.
Auguri anche dal nemico
Il giorno stesso in cui firmai con le giovanili del Lione (nel 2011), io e la mia famiglia ci dicemmo che il sogno finale era giocare un Mondiale. Ce l’abbiamo fatta”. E ora, quindi, avanti tutta. Perfino con gli auguri di un carissimo nemico: il Ruanda. È noto che tra Kigali e Kinshasa non corra buon sangue, ma scorrano insulti e sangue negli ultimi anni. Il Paese di Paul Kagame, infatti, supporta con uomini e mezzi l’M23. Ebbene, il I aprile, la portavoce del governo ruandese, Yolande Makolo, ha esaltato il risultato ottenuto dai Leopardi, sottolineando come il calcio possa unire le diversità e ha aggiunto: ”Questo spirito di unità è troppo prezioso per essere trasformato in odio”.
È vero che il ramoscello d’olivo ruandese è stato offerto al Congo il I aprile, ma anche alla vigilia di Pasqua. Se però servisse a stemperare le tensioni e ad avviare un percorso di pace nel Kivu, si avrebbe la prova che il pallone è più potente di Trump.
Costantino Muscau
muskost@gmail.com
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