Speciale per Africa ExPress
Davide Banfi*
29 marzo 2026
Israele prepara una zona cuscinetto fino al Fiume Litani mentre i bombardamenti provocano oltre un milione di sfollati. Il leader di Hezbollah, Naim Qassem, invoca l’unità nazionale contro quella che definisce “un’aggressione israelo-americana”.

Nel Libano meridionale gli sfollati sono ormai oltre un milione e si moltiplicano quotidianamente i villaggi evacuati dall’esercito. Ma a preoccupare non è soltanto l’intensità degli scontri tra Israele e Hezbollah: cresce anche il timore che il conflitto possa seguire una traiettoria già vista altrove, quella della Striscia di Gaza.
Impianti idrici colpiti, l’allarme delle ONG
Secondo diverse organizzazioni umanitarie, tra cui Oxfam, anche le infrastrutture civili stanno pagando un prezzo sempre più alto. La ONG accusa Israele di aver colpito nelle ultime settimane diversi impianti idrici nel Paese, con modalità che ricordano quanto già avvenuto in Palestina. “Questa strategia, che mira a privare la popolazione di beni essenziali come l’acqua, è vietata dalle convenzioni di Ginevra e costituisce un crimine di guerra”, ha dichiarato Paolo Pezzati, portavoce per le crisi umanitarie di Oxfam Italia. Secondo l’organizzazione, in appena quattro giorni sono state bombardate almeno otto infrastrutture idriche da cui dipendevano più di settemila persone nella Valle della Bekaa.
I Piani di Tel Aviv
Come già affermato nelle settimane precedenti dal ministro della Difesa israeliano Israel Katz, l’obiettivo è creare una zona cuscinetto nel sud del Libano. Secondo le dichiarazioni del ministro, la fascia di sicurezza potrebbe estendersi fino al Fiume Litani, circa trenta chilometri a nord del confine con Israele.

Nella stessa area alcuni ponti sono stati distrutti dall’esercito israeliano perché, secondo Katz, sarebbero stati utilizzati da Hezbollah per il passaggio di combattenti e armi. Secondo il governo israeliano l’operazione militare avrebbe l’obiettivo di proteggere le comunità del nord del Paese dagli attacchi missilistici di Hezbollah, che per mesi hanno costretto migliaia di israeliani a lasciare le proprie case.
Invasione ed escalation
L’invasione terrestre israeliana, iniziata il 3 marzo, è stata presentata da Tel Aviv come risposta ai bombardamenti lanciati da Hezbollah contro il nord di Israele. Il movimento sciita libanese alleato di Teheran ha infatti colpito Israele in rappresaglia per l’uccisione della guida suprema iraniana, l’ayatollah Ali Khamenei, eliminato il 28 febbraio scorso in un attacco condotto da Stati Uniti e Israele.
Da allora, secondo il ministero della Salute libanese, le vittime civili hanno superato il migliaio, tra cui oltre cento bambini e decine di operatori sanitari e soccorritori, mentre i feriti sono più di tremila.
La linea di Hezbollah
In questo contesto di crescente escalation, anche Hezbollah rafforza la propria narrativa di resistenza. Mercoledì 25 marzo il segretario generale del movimento sciita, Naim Qassem, ha invocato “l’unità nazionale” in Libano per contrastare quella che ha definito un’aggressione israelo-americana. In un discorso riportato dal quotidiano libanese This Is Beirut, Qassem ha presentato il Paese di fronte alla scelta tra resa e resistenza, sostenendo che le operazioni di Hezbollah rappresentano una risposta difensiva agli attacchi israeliani.
Il leader del movimento ha inoltre respinto l’ipotesi di disarmo o negoziati nelle attuali condizioni di guerra, affermando che limitare l’arsenale di Hezbollah renderebbe il Libano più vulnerabile. Una posizione che si scontra con quella del governo guidato dal primo ministro Nawaf Salam, che ribadisce il principio del monopolio statale delle armi.
La fragilità politica ed economica del Paese, unita allo scontro diretto tra Israele e Hezbollah, alimenta il timore che il conflitto possa seguire una dinamica simile a quella già vista nella Striscia di Gaza dopo l’attacco di Hamas contro Israele nell’ottobre 2023.
Davide Banfi*
davidebanfi02@gmail.com
© RIPRODUZIONE RISERVATA
*Studente al terzo anno di triennale in Scienze della Comunicazione presso l’Università degli Studi dell’Insubria di Varese
Vuoi contattare Africa ExPress?
Manda un messaggio WhatsApp con il tuo nome e la tua regione (o Paese) di residenza ai numeri
+39 345 211 73 43 oppure +39 377 090 5761
Ci si può abbonare gratuitamente ad Africa Express sulla piattaforma Telegram al canale https://t.me/africaexpress
e sul canale Whatsapp https://whatsapp.com/channel/0029VagSMO8Id7nLfglk
