Corna congolesi, veleni di Stato

iI presidente della Repubblica Democratica del Congo, Felix Antoine Tshilombo Tshisekedi, 63 anni, è accusato di aver messo incinta la sua ministra degli Esteri, Thérèse Kayikwamba Wagner, 43 anni, antropologa e politologa, con master a Venezia e a Cambridge (Usa).

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Speciale per Africa ExPress
Costantino Muscau
23 febbraio 2026

“Quaranta gradi all’ombra del lenzuolo” è una commedia scollacciata del cinema italiano di 50 anni fa con Barbara Bouchet ed Edwige Fenech. In Congo-K il gossip politico l’ha trasformata in “che cosa succede sotto lenzuola a 40 gradi?”.

Un titolo indagatorio rivolto a due poteri forti del Paese, travolti da (in) solito destino nell’immenso mare di internet: il presidente della Repubblica Democratica del Congo, Felix Antoine Tshilombo Tshisekedi, 63 anni, e la ministra degli Affari Esteri, della Cooperazione e della Francofonia, Thérèse Kayikwamba Wagner, 43 anni, antropologa e politologa, con master a Venezia e a Cambridge (Usa).

Come cantava Don Basilio nella celebre aria de Il barbiere di Siviglia? “La calunnia è un venticello/ Un’auretta assai gentile/Che insensibile/ sottile/Leggermente/dolcemente/Incomincia a sussurrar…”

Il presidente del Congo-K, Felix Tshisekedi e la sua ministra degli Esteri, Thérèse Kayikwamba Wagner

Nel caso in questione, l’auretta è stata sicuramente insensibile, ma assai poco gentile e per niente sottile. E’ stato un vento impetuoso partito dall’Europa e dagli Usa che ha inguaiato il presidente Tshisekedi e imbrattato l’immagine di una sua protetta (politicamente parlando), la Kayikwamba Wagner, da lui messa a dirigere un dicastero cruciale nel maggio 2024.

Qualche mese fa la signora Teresa, figlia di Johannes Wilhelm Wagner, tedesco, cattolico prete spretato per amore della congolese Thérèse Kayikwamba Kabundji, è finita nel tritacarne di un travolgente, maschilista “spetteguless” (come direbbero a Striscia la notizia).

Ministra incinta

Si tratta di questo: sarebbe stata messa incinta nientemeno che dal suo presidente.

A creare e alimentare i rumors sarebbero stati due noti e discussi espatriati congolesi: Claude Pero Luwara, giornalista rifugiato in Belgio e responsabile del canale televisivo CPL.

Luwara si dichiara perseguitato politico e aggredito anche fisicamente dal regime di Kinshasa. Quattro anni fa, è stato radiato dall’Unione nazionale della Stampa del Congo(Unpc): avrebbe insultato il capo dello Stato.

L’altro è Emmanuel Banzuzi, residente in Svezia e responsabile del canale nazionale Bishop. Bazuzi si dichiara “artista, musicista cristiano, blogger, attivista per l’uguaglianza sociale e lo stato reale del diritto nel mio paese”.

Guai sotto le lenzuola

Infine il sito web https://congointelligence.com/, che si definisce “un media americano focalizzato sulla RDC”. E’ infatti una piattaforma abbastanza urlata, di opposizione attiva al governo congolese con sede negli Stati Uniti

Apriti o cielo!

Si sa che per i politici, i veri guai nascono spessissimo sotto le lenzuola. Senza andare molto lontano nel tempo e nello spazio, su imbarazzanti relazioni extraconiugali potrebbe aggiornarci l’ex ministro della Cultura, Gennaro Sangiuliano, 64 anni, e Maria Rosaria Boccia, 43 primavere, (presunte) consulente del ministero per i Grandi eventi. Altro che dire: “Non drammatizziamo, è solo una questione di corna”.

Ex ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano e Maria Rosaria Boccia

In Congo-K, infatti, quella che poteva e doveva essere solo una questione privata (ammesso e non concesso che abbia un fondamento) è diventata un affare politico ad alto rischio.

Già due anni fa era scoppiato lo scandalo che aveva coinvolto l’allora ministro dell’Istruzione, Tony Mwaba Kazadi, 46 anni, che aveva fecondato la sua vice, ora trentaduenne, Aminata Namasia, nel 2019 la più giovane deputata della RDC.

Gravidanza “per caso”

Il ministro ammise “l’incidente” (!) e confessò, fra l’ilarità generale, che “era avvenuto per caso”.

Stavolta è diverso. L’affare si è ingrossato perché vengono tirati in ballo il numero 1 dello Stato fra i più vasti e importanti del Continente nero e la titolare di uno dei ministeri nevralgici.

Entrambi sono impegnati direttamente a gestire e a tentare di risolvere la guerra che insanguina le regioni nell’est del Paese (Nord Kivu, Sud Kivu e Ituri). Un conflitto sanguinosissimo tra il governo centrale e il gruppo armato M23(AFC sostenuto dal Ruanda. Un Paese, quest’ultimo, che la ministra ben conosce, perché c’è stata per due anni e perché per molto tempo si è occupata della situazione geopolitica nella regione dei dei Grandi Laghi.

Prima di entrare in politica, Thérèse, infatti, si era impegnata nel sociale, lavorando a Kigali, nel 2010, con l’importante Agenzia tedesca (sede a Bonn) per la cooperazione allo sviluppo internazionale (GIZ).

Perfetta in inglese

Se a 16 anni – come ha raccontato – lavorava in un supermarket, l’intelligenza e la determinazione le hanno aperto la strada del successo: parla benissimo l’inglese (e si è visto quando ha incontrato Trump poco tempo fa), ha conseguito un master in Diritti Umani e democratizzazione nel Centro europeo interuniversitario di Venezia e in Pubblica amministrazione alla Harvard Kennedy School (Cambridge, Usa).

Nel 2019 a Nairobi è diventata assistente di Xia Huang, l’inviato speciale delle Nazioni Unite per la regione dei Grandi Laghi. E’ stato allora che ha incontrato per la prima volta il presidente della Repubblica Félix Tshisekedi.

La sua azione diplomatica, non appena insediatasi al ministero, è stata caratterizzata da un obiettivo ben preciso: attaccare la presenza delle truppe ruandesi sul suolo congolese, invitare la comunità internazionale “a intervenire concretamente contro l’aggressione del Rwanda perché la compassione non basta”. Ed ecco che il Ruanda compare anche nell’affaire in cui è stata coinvolta.

Il “venticello” e don Basilio

Il venticello, infatti, canterebbe sempre don Basilio, “Piano, piano, terra terra/Sottovoce, sibilando,/Va scorrendo,/ va scorrendo/Va ronzando, va ronzando/Nell’orecchie della gente/S’introduce, s’introduce destramente/E le teste ed i cervelli/Fa stordire e fa gonfiar/ Dalla bocca fuori uscendo/lo schiamazzo va crescendo/Prende forza a poco a poco/vola già di loco in loco/ sembra il tuono, la tempesta/ che nel sen della foresta Va fischiando, brontolando/E ti fa d’orror gelar…”

Non solo “nel sen della foresta”, si propaga il venticello malefico: il pettegolezzo, grazie a internet, fa il giro di buona parte dell’Africa, dalla Sierra Leone all’Uganda allo Zimbabwe; i social ci sguazzano aggiungendo sempre nuovi particolari: “la ministra è a Bonn, in clinica; la ministra ha ammesso di aspettare un figlio; la ministra si dimetterebbe per prendere il posto, (a novembre nell’assemblea di Phnom Penh in Cambogia) di segretaria generale della “Organisation Internationale de la Francophonie (OIF), scavalcando niente meno che il rappresentante ruandese, Louise Mushikiwabo. La ministra all’interno della famiglia presidenziale ha scatenato il prevedibile putiferio tanto che la First Lady, Denise Nyakeru Tshisekedi, 58 anni, (madre di 5 figli) avrebbe chiesto le dimissioni della signora Teresa in dolce attesa”…

Inutile dire che di tutto ciò non solo non c’è stata mai nessuna conferma ufficiale, ma non esiste uno straccio di prova. Addirittura un sito, il 24 ottobre scorso, è arrivato a sostenere che la ministra sarebbe rimasta incinta per inseminazione artificiale e avrebbe una gravidanza a rischio “aggravata dallo stress da lavoro e dai numerosi viaggi diplomatici”.

Colpo di cannone

Per questo avrebbe preferito cambiare aria e ricoverarsi in un ospedale tedesco. Come canta sempre don Basilio: “Alla fin trabocca e scoppia, si propaga, si raddoppia/E produce un’esplosione/ Come un colpo di cannone/Un tremuoto, un temporale/ Un tumulto generale/ Che fa l’aria rimbombar”.

Il colpo di cannone, il rimbombo nell’aria tocca l’apice nella prima decade di novembre, quando la vittima di queste dicerie (“Il meschino calunniato/ Avvilito, calpestato/Sotto il pubblico flagello”) grida: ora basta! Un sito arriva addirittura a porre un velenoso quesito: questo papà celebre, distribuendo figli a destra e a manca, ha veramente il tempo di occuparsi del suo Paese?

Altre fonti della diaspora congolese sostengono che “fondi pubblici per 30 milioni di dollari sarebbero stati stanziati e dati a madame con l’obiettivo di mettere a tacere i media indipendenti e critici del regime e della gravidanza da inseminazione artificiale. E fin qui si potrebbe essere nella normale strumentalizzazione politica di un fatto privato.

Ma si è scatenata anche una serie di commenti virulenti, spesso venati di misoginia e sessismo, che hanno spinto la responsabile della diplomazia congolese a rompere il silenzio e a scendere in campo a viso aperto con un comunicato ufficiale contro.

Causa per diffamazione

Ha infatti annunciato di aver incaricato il potentissimo studio legale di Bruxelles, ALTIUS (ha un organico di 90 professionisti) di avviare un procedimento legale per diffamazione e violazione della privacy. Il ministro di Stato ha scritto: “Mi assumo pienamente la responsabilità di proteggere mio  figlio” e di proseguire il mio lavoro “con serenità e concentrazione, questi attacchi hanno tentato di “offuscare un momento di intimità e gioia familiare ”, di screditarmi, di indebolire la mia voce nell’esercizio delle  funzioni diplomatiche. Al di là della mia persona, questa azione fa parte della lotta di tutte le donne contro la violenza, sia fisica che verbale, e contro la denigrazione sessista ancora presente nelle nostre società; chiedo una presa di coscienza collettiva del rispetto della privacy delle donne pubbliche. Nessuna donna, pubblica o privata, dovrebbe vedere il suo corpo ridotto a campo di battaglia”.

Un appello che rischia di cadere nel vuoto. Il giorno successivo alla denuncia della ministra, il sito https://congointelligence.com/  ha così reagito, citando anche gli elogi del  Corriere della Sera): “Rachida Dati, la ministra della Giustizia francese, single e incinta, non ha sporto denuncia contro i giornalisti. Ma nella RDC, la ministra degli Esteri Kayikwamba, incinta tramite inseminazione artificiale del bambino avuto da Félix Tshisekedi, ha sporto denuncia contro CongoIntelligence.com e diversi media della diaspora: ma perché?”

Detrattori politici

Tre anni fa, Aminata Namasia (la viceministra rimasta incinta per… caso) dichiarò: “Ho una vita che deve essere rispettata da tutti, al di là dei miei doveri ufficiali. I detrattori politici possono attaccare le mie opinioni e azioni politiche, piuttosto che diffamarmi”.

Eh, già, “ma queste notizie spopolano sui media”, commentò Barca Horly, un giornalista congolese di Times.cd., che evidentemente non conosceva don Basilio. “Ma che mondo è questo? E’ un mormorio tra la gente e tra le celebrità”. E concludeva: “chiunque non abbia vissuto in Congo non ha visto nulla!”

Venisse da noi, pochi anni fa Filippo Ceccarelli per Longanesi scrisse “Il letto e il potere –  storia sessuale d’Italia da Mussolini a Vallettopoli bis” . “Leader erogeni, predatori di gossip, ruffiani di lungo corso… dal moralismo dei nonni alla più evoluta spudoratezza. Il popolo di un tempo oggi si chiama pubblico, dunque nulla è privato”. Mazzabubù …quante corna ci stanno quaggiù!

Costantino Muscau
muskost@gmail.com
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