Il Senegal è (per ora) il Leone del calcio africano

Il Marocco aveva investito molto in questo campionato. E ora la Federcalcio del Regno promette ricorso

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Dal Nostro Corrispondente Sportivo
Costantino Muscau
Nairobi, 19 gennaio 2026

I resti di quello che credeva essere uno dei più potenti eserciti calcistici dell’Africa, se non del mondo, lasciano in lacrime e senza speranza quel campo che avevano disceso con orgogliosa sicurezza.

La nazionale del Senegal (I celebrati Leoni del Teranga) potrebbe giustamente ricorrere al Bollettino della Vittoria (1918, firmato Diaz) dopo il successo sul Marocco (Leoni dell’Atlantide), domenica sera, a Rabat nella Coppa d’Africa 2025.

Puff…. Il pallone pieno di boriosa aspettativa della squadra e dell’intera società magrebine si è sgonfiato come un palloncino.

La nazionale senegalese, “I celebrati Leoni del Teranga” vincitori dell’ambita Coppa delle Nazioni

Il re Leone del calcio africano è il Senegal. Almeno temporaneamente. Perché pende un ricorso dei perdenti.

Tutto era stato apparecchiato per il secondo trionfo, atteso per 50 anni, dei Leoni dell’Atlante nella 35a edizione del torneo pallonaro più prestigioso del continente nero, iniziatosi il 21 dicembre e conclusosi il 18 gennaio.

Per ricordare una debacle simile della squadra di casa occorre risalire ai Campionati Mondiali del 1950. Nello stadio Maracana di Rio de Janeiro, l’Uruguay inaspettatamente piegò per 2-1 il Brasile che si considerava (ed era dato da tutti per certo) Campione del Mondo. Davanti a quasi 200 mila spettatori avvenne quello che poi fu considerato un lutto nazionale, con tanti suicidi a seguire.

Stavolta gli spettatori erano poco più di un terzo e fortunatamente nessuno si è tolto la vita per la batosta. Ma la disillusione è stata profondissima. Il pubblico ha abbandonato gli spalti (non solo perché piovesse tanto..). I giornalisti marocchini hanno disertato la conferenza stampa dei vincitori….

Rabat, Marocco, stadio Prince Moulay Abdellah

Erano stati preparati nove stadi di livello mondiale dotati di una tecnologia che evitasse allagamenti in caso di pioggia (e ce ne è stata tanta!). E di un’altra tecnica di descrizione audio per aiutare i tifosi non vedenti e ipovedenti a seguire le partite.

L’intero Paese era stato costellato di annuncia pubblicitari di Morocco NOW: Invest and Export, la piattaforma industriale statale volta a incoraggiare e cogliere opportunità di investimento, sviluppare un ecosistema per l’imprenditorialità e l’innovazione e stimolare il Paese a livelli di crescita senza precedenti.

“Il calcio come uno dei pilastri per plasmare l’identità e la posizione del Paese nel panorama mondiale; il Re Mohammed VI aveva delineato la sua visione a lungo termine e indirizzato la nazione verso una tabella di marcia lanciata nel 2008, in seguito a costanti investimenti nelle infrastrutture calcistiche nel decennio precedente, in vista anche dei Mondiali di Calcio del 2030”, aveva ricordato sul sito ESPN.com, Ed Dove, 36 anni, giornalista, profondo conoscitore del football africano.

Nuova alba per il Marocco

La conquista della Coppa delle Nazioni doveva essere una specie di nuova alba per il Marocco. Peccato che il sorgere della nuova era fosse stato già oscurato da critiche sulla gestione dei biglietti, degli arbitri, della sanità, della scuola… e delle alluvioni. Proprio tre giorni prima dell’inizio del torneo, nella provincia della costa di Safi, piogge torrenziali avevano provocato decine di morti. Ma l’importante era non rovinare la festa….

A questo ci ha pensato domenica sera un impassibile arbitro della Repubblica Democratica del Congo, 38 anni, Jean Jacques Ndala.

Chiamato a dirigere la finale tra Marocco e Senegal, perché – parole del Comitato organizzatore – considerato uno degli arbitri più esperti e affidabili – il signor Jean-Jacques ha dato il peggio di se stesso.

Incontro delicato

L’incontro calcistico fra i due Leoni sportivi africani infatti era delicatissimo. È vero che tra i due Paesi corre buon sangue (uno scontro tra fratelli, ha scritto un quotidiano senegalese). E questa finale era vista “come una celebrazione di legami secolari. Tra Dakar e Rabat, il rapporto trascende la diplomazia: è spirituale, economico e culturale”.

Non come tra Algeria e Marocco. Che non si parlano, anzi non perdono occasione per farsi dei dispetti. Prova ne siano i tre tifosi algerini arrestati con queste ….gravissime accuse: aver strappato banconote marocchine in disprezzo del monarca e del Paese; aver rubato un walkie-talkie a un agente della sicurezza, e, udite udite, aver fregato due palloni!

L’evento marocchino poi veniva trasmesso in 180 nazioni. In Francia erano stati organizzati feste e schermi giganti. A Parigi era stato vietato ogni assembramento nei Champs Elysees, pena 135 euro di multa (ma i tifosi hanno disubbidito!).

In Italia l’attesa era spasmodica: sono poco più di 100 mila i senegalesi e quasi 400 mila i marocchini residenti nella penisola. E le celebrazioni della comunità più integrata sono esplose in diverse città, (come dimostrano tanti video postati su YouTube): da Milano, a Torino, a Genova, a Varese, in Emilia Romagna si sono viste centinaia di persone in piazza, caroselli di auto, fumogeni, sventolio di bandiere verdi-giallo-rossa.

Oltretutto, la disfida di Rabat era molto europea. Tra i 56 giocatori convocati delle finaliste, da questa settimana 15 calciatori del Senegal e 14 del Marocco tornano a giocare nel nostro continente. I tesserati per club europei sono ben 44 (25 nel Senegal e 19 nel Marocco). E quelli nati in Europa sono 27, rispettivamente 13 e 14.

“È una finale che fotografa alla perfezione il nuovo volto del calcio africano, fatto di talento locale e figli della diaspora”, aveva scritto Filippo Maria Ricci nei giorni scorsi sulla Gazzetta della Sport.

Uno di essi è Brahim Diaz, 26 anni, spagnolo ma di padre marocchino che ha scelto la terra del Tramonto per interesse, altro protagonista, in negativo, con l’arbitro, della surreale, rocambolesca folle , a suo modo indimenticabile, serata di domenica. Negli ultimi minuti della partita, il signor Ndala ha annullato un goal (regolare) al Senegal, e poco dopo ha concesso un rigore (molto dubbio) al Marocco.

A quel punto, i Leoni del Teranga hanno ruggito. Il pubblico ha tentato un invasione di campo, i giocatori, purtroppo sollecitati dal loro allenatore, il campo lo hanno abbandonato e si sono ritirati negli spogliatoi.

Per fortuna, il leader del Senegal, Saido Mane’, 33 anni, bravissimo con i piedi, (viene stimato uno dei migliori giocatori africani di tutti i tempi ), ma anche con la testa sulle spalle, convince e i compagni tornare sul prato.

Sa benissimo che in caso di abbandono sarebbero andati incontro a pesanti squalifiche a livello internazionale. La partita riprende con il rigore tirato e sbagliato in modo infantile e demenziale da Brahim Diaz, che pure gioca nel Real Madrid ed è giudicato la stella del suo Paese.

Ai supplementari però arriva il gol dei Leoni del Teranga e per il Marocco si apre la voragine della disperazione. Lacrime amare, sotto la pioggia, dolore, rimpianto, delusione. È un fallimento, che sicuramente non bloccherà la via intrapresa di modernizzazione non solo sportiva del Paese. Ma potrebbe rischiare di modificare l’interesse della popolazione per la priorità degli investimenti, appannare l’immagine che il regno alawide mira di consolidare a livello continentale. Comunque non è finita.

Il giorno dopo la folle partita, lunedì 19 gennaio, la Federcalcio marocchina ha annunciato che ricorrerà alle vie legali presso la CAF (Confederation Africaine de Football) e la FIFA (Federazione Internazionale) perchè “si pronuncino su quanto messo in atto ieri sera dal Senegal”.

In questo è appoggiata da due potenti sponsor, Patrice Motsepe, presidente del CAF e Gianni Infantino, presidente della FIFA. La disfida dunque rischia di andare ben oltre i tempi supplementari e magari di incrinare i rapporti fra i due Paesi fratelli.

L’Africa non finisce proprio di stupire. Dopo aver mostrato peggio e il meglio del calcio nella notte di Rabat, dal Mali giunge la notizia che pallone e ciarlatani vanno spesso a braccetto.

Arrestato ciarlatano maliano

C’è sempre qualcuno che promette mirabilie, il paradiso in terra o, almeno, la fontana di Trevi. È stato arrestato dalla polizia nella capitale Bamako, un santone, Karamogo Sinayoko, per sottrarlo alla furia di una folla di tifosi. Avevo giurato loro che, grazie alle sue capacità mistiche, il Mali avrebbe vinto la Coppa d’Africa. Dietro versamento di soldini. E infatti il santone ha intascato l’equivalente di oltre 30 mila euro. Che in un Paese come il Mali, afflitto da povertà (e terrorismo islamico), non sono pochi…

Costantino Muscau
muskost@gmail.com
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