Lo scarso giudizio dei media italiani nel gestire il caso di Silvia Romano

Speciale per Africa ExPress e per Senza Bavagio
Filippo Senatore
Milano, 15 maggio 2020

Silvia Romano 24 anni rapita e tenuta prigioniera per 18 mesi è libera. La notizia ha rotto la monotonia di oltre due mesi di bollettini medici per la pandemia del secolo. Tutto il nostro sistema di informazione è ruotato intorno al Covid-19  Non solo. C’è la mesta coincidenza della rievocazione di un rapimento finito male 42 anni  fa. Cinque uomini della scorta e Aldo Moro uccisi Dalle Brigate Rosse. Tristezza che si aggiunge al dolore. Adesso  c’è la notizia  meravigliosa.

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L’ostaggio è libero e in buona salute. Non comprendiamo la gestione dell’evento mediatico che è andato oltre ogni ragionevolezza. Silvia Romano, 24 anni , una vita davanti andava tutelata nella sua sfera privata e intima. Normalmente in altri Paesi per fatti analoghi non fanno vedere l’ostaggio liberato anche per non darla vinta ai delinquenti sequestratori. La Rai e le altre tv hanno esagerato. Innanzitutto il collegamento in diretta dell’arrivo a Ciampino dell’aereo   e lo sbarco di Silvia l’hanno esposta a curiosità morbose. L’abito, le anticipazioni sulla conversione religiosa.

E poi il collegamento dalle case dei vicini a Milano, quartiere Casoretto. Insomma una informazione strombazzata con noterelle superflue da talk show. Silvia per prima cosa dovrebbe stare in quarantena con i suoi familiari . Anche qui la stampa a insinuare  subdolamente che i genitori sono separati e lei starà nella casa della mamma. Si poteva evitare questa notizia?

Poi ci sono gli odiatori sulla rete che la minacciano di morte. Il solerte magistrato milanese l’ha convocata in una caserma  milanese di via Lamarmora  nonostante il vicolo sanitario già detto. Poteva farne a meno?  Alla Rai 3 non è sfuggita la notizia della sua uscita  e ha fatto un servizio dove ha ripreso anche l’abitazione della ragazza al Casoretto. E i giornali sono usciti con il fotogramma del portone  di casa di Silvia. Se i cosiddetti anonimi odiatori della rete volessero colpirla i media  avrebbero fatto a costoro un bel servizio. Parafrasando  il grande Gino  Bartali  questo tipo di informazione è tutto sbagliato  è tutto da rifare . Un po’ di rispetto del cronista soprattutto in questo periodo di Ramadan.

Filippo Senatore

Corrispondente dall'Africa, dove ho visitato quasi tutti i Paesi

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