Dramma dei pendolari in Kenya: il centro commerciale di Nairobi è off limit per i minibus

Dal Nostro Corrispondente
Franco Nofori
Mombasa, 12 dicembre 2018

Chiunque abbia frequentato l’Africa con una certa assiduità, non avrà mancato di rilevare una alquanto bizzarra caratteristica: quella di fare l’esatto contrario di ciò che viene fatto nel resto del mondo. Questa singolare peculiarità, si manifesta sia nelle abitudini di vita, sia nelle norme che regolano la struttura sociale del continente. Nelle ex colonie britanniche si circola a sinistra, ma nelle strade a più corsie, quasi tutti i veicoli (soprattutto quelli pesanti) percorrono ostinatamente quella di destra; i sorpassi non si compiono spostandosi verso il centro strada, ma tenendosi accostati alla banchina; la dowry (dote), non viene pagata dal padre della sposa al promesso marito, ma è quest’ultimo che deve provvederla al primo. Gli esempi di questa filosofia di vita “al contrario” potrebbero riempire una lunga lista.

i matatu (14 posti) bloccati a Nairobi dall’ordinanza del governatore Mike Sonko

Non sorprende quindi più di tanto la recente decisione del governatore di Nairobi, Mike Sonko, di vietare l’accesso alla zona commerciale della città ai mezzi destinati al trasporto pubblico. Negli anni precedenti il centro cittadino era già stato reso inaccessibile ai boda-boda (motorette taxi) e ai tuk-tuk (moto-furgoncini taxi). Gli unici mezzi che restavano a disposizione del pubblico per raggiungere i luoghi di lavoro, erano quindi i minibus passeggeri; i famigerati matatu che, insieme ai parenti minori, boda-boda e tuk-tuk, rappresentano l’afflizione di tutti gli automobilisti per la loro guida spericolata e trasgressiva. In un primo tempo il divieto del governatore Sonko, riguardava indistintamente tutti i mezzi adibiti al trasporto passeggeri, ma le violenti proteste, sia degli operatori, sia degli utenti, inducevano presto Sonko a derubricare l’ordinanza, limitandola ai matatu che non trasportano più di quattordici passeggeri.

La congestione del traffico a Nairobi, favorisce l’attività dei venditori ambulanti

Il fatto è che proprio questa tipologia di minibus è quella che assolve al 75 per cento i bisogni dei pendolari che, ogni giorno si muovono dalle popolose periferie per raggiungere i luoghi di lavoro nella capitale. Che il traffico a Nairobi sia talmente congestionato, da essere sempre più vicino all’immobilismo, è un fatto innegabile. Nairobi, dopo Calcutta, ne sarebbe la città più afflitta al mondo (fonte numbeo.com), ma non sarebbe stato più saggio seguire l’esempio di tutte le grandi metropoli che, creando zone a traffico limitato, le hanno riservate proprio ai mezzi pubblici proibendone, invece, l’accesso a quelli privati? Ma anche in questo caso, fedele alla propria consolidata filosofia, il Kenya, ancora una volta, ha voluto distinguersi facendo l’esatto contrario.

Il palazzo del governatorato di contea a Nairobi

Gli sventurati pendolari, ancora prima di questo divieto, erano già soggetti a estenuanti percorsi di due/tre ore per raggiungere i luoghi di lavoro dalle proprie dimore e viceversa. Oggi, i poveretti sono scaricati ai confini della zona proibita e devono percorrere a piedi i chilometri che li separano dalle proprie destinazioni. In pratica, il tempo dedicato agli spostamenti, aggiunto a quello specificamente lavorativo, può anche raggiungere le sedici ore giornaliere. Chi vuole quindi utilizzare un po’ di tempo per se stesso, per la famiglia o per le incombenze domestiche, dovrà inevitabilmente strapparlo a quello normalmente destinato al riposo, creando così un esercito di zombi che si recherà al lavoro il mattino successivo. Il breve video che segue mostra il disagio dei pendolari in tutta la sua drammaticità.

Il governatore Mike Sonko

Contro la decisione del governatore Sonko è pendente un ricorso presso l’alta corte di Nairobi e si saprà presto se la stessa sarà confermata o abortita, ma è paradossale che un governo che si è fortemente indebitato con l’estero per avveniristiche infrastrutture, non sia finora riuscito a organizzare un efficace sistema di trasporto pubblico e si trovi costretto ad avvalersi dell’iniziativa di privati, così come non ha saputo affrontare la spaventosa congestione del traffico nella capitale, creando sottopassi, svincoli, bypass, che possano, ad esempio, escludere la circolazione dei mezzi pesanti nelle stesse aree oggi vietate ai matau, i quali, malgrado ogni giudizio sul loro discutibile comportamento, restano comunque, per la gente comune, l’unica possibilità per spostarsi da un luogo all’altro.

Franco Nofori
franco.kronos1@gmail.com
@FrancoKronos1

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