La Coppa d’Africa 2017 che si gioca in Gabon, sa di America, d’Asia e soprattutto d’Europa

Dal Nostro Corrispondente Sportivo
Costantino Muscau
Libreville, 16 gennaio 2016

Diverse decine sono giunti dalla Gran Bretagna, Francia, Germania, Italia, Spagna, Olanda, Belgio, Grecia. Altri sono tornati dalla Corea, Cina, Singapore. Qualcuno è volato perfino dal Brasile, dal Canada e dall’Australia. Qualcuno è volato perfino dal Brasile, dal Canada e dall’Australia. E  la chiamano Coppa d’Africa. In realtà è un’Africa che – calcisticamente parlando – sa d’America, d’Asia e, soprattutto, d’Europa. Sulla coppa d’Africa risplende un arcobaleno di Paesi.

I giocatori delle 16 nazioni africane che in Gabon, da sabato 14 gennaio  stanno disputandosi, fino al 5 febbraio, la 31° edizione del  torneo continentale, sono lo specchio del mondo. Dall’Europa sono sbarcati in 220.

Prendiamo la gara d’apertura del campionato, Gabon-Guinea Bissau, giocata alle 17 di sabato nello stadio dell’Amicizia di Libreville, la capitale del Gabon (per chi se ne fosse scordato), dove nel settembre scorso è stato dato alle fiamme il Parlamento.

Samba, mascotte Coppa d'Africa 2017, Gabon
Samba, mascotte Coppa d’Africa 2017, Gabon

Molti gabonesi contestavano la rielezione a presidente di Ali Bongo Ondimba con uno scarto di 5564 voti sul concorrente Jean Ping. Ali è figlio di Omar Bongo, storico padre e padrone del Paese dal 1967 al 2009, anno della sua morte , quando gli succedette appunto Ali, che evidentemente vuole imitare il padre, il quale venne eletto nel 1973, 1979, 1986, 1993, 1998 e 2005. Ma non divaghiamo, anche se è difficile in Africa in genere, in Gabon in particolare separare le vicende calcistiche da quelle (geo)politiche, nazionali e internazionali.

 Ad esempio, parliamo di Jean Ping, il candidato presidenziale battuto da Ali: dopo la sconfitta ha invitato i gabonesi a disertare la competizione biennale non recandosi allo stadio. E a proposito di stadio e stadi, cominciamo dallo stadio d’Angondjè o dell’Amicizia di Libreville: moderno, nuovo, 40 mila posti, costruito nel 2010 con i soldi del governo e da Shanghai Construction General, che ha tirato su anche l’impianto di Oyem , nel nordest dl Paese, che ospita la maggior parte delle partite del gruppo C (Marocco, Costa d’Avorio, Togo e Congo).

Questa struttura è stata inaugurata pochi giorni prima del via (il 9 gennaio), ma conclusa in extremis proprio il 16! La popolazione si era opposta ai lavori e aveva minacciato di boicottare l’inaugurazione, perché l’impresa cinese non aveva mantenuto la promessa di portare l’energia elettrica in tutta la città.

Il 12 novembre la gente era scesa in strada e si era rischiata la rivolta in questo Paese, diviso non solo dall’equatore (“unito sotto la bandiera verde, gialla e blu, simbolo di foreste, sole e oceano”), ma dalla politica dopo le già citate  elezioni presidenziali.

Torniamo a bomba, ovvero alla composizione delle due squadre che si sono affrontate nella gara di apertura e finita, per la cronaca, in parità (1-1) con la cenerentola  Guinea Bissau capace di far sfigurare i più forti padroni di casa. Dei 22 giocatori scesi in campo sapete quanti giocano in Africa? Neppure uno!

Mario Lemina, originario del Gabon, giocatore della Juventus
Mario Lemina, originario del Gabon, giocatore della Juventus

Partiamo dalle “Pantere” del Gabon:  quattro sono accasati in Francia (Ondele,Obiang,Palun, Buanga); due in Inghilterra (Manga e Ndong), uno in Belgio (il portiere Ebang), due in Cina (Malick e Abdoulaye), uno nella nostra Juventus (Lemina) e uno in Germania (il tanto declamato Aubameyang, autore del goal, uno dei tre migliori giocatori africani dell’anno).

Quanto ai debuttanti in assoluto nella Coppa delle Nazioni Africane, cioè i guineensi, detti i Licaoni (nome di battaglia e d’arte obbligatorio per ogni nazionale del continente nero) ben 7 giocano nell’ex colonizzatore Portogallo, due in Grecia, uno in Polonia e uno in Norvegia!  Questa diaspora, ovviamente, non è frutto del caso: l’ex possedimento lusitano sta affrontando una grave situazione di instabilità politico-economica al punto che è stato sospeso perfino il “campeonato  nacional” di football.

Con i licaoni (o djurtus) è stato convocato anche Idrissa Camarà, 23 anni, attaccante che gioca in Italia nientemeno che in serie D, con la romagnola Corregese. Idrissa riassume bene la “sventura” di tanti pedatori di ventura poco baciati dal grande successo: nato in Bissau, cresciuto calcisticamente nel Senegal, finito in Portogallo, poi in serie B in Belgio, quindi a Corregio. Comunque grazie a un suo goal, la nazionale guineense ha sconfitto il Kenya e si è qualificata per la prima volta alla coppa in corso.

Se cambiamo gli schieramenti, il prodotto non cambia di molto. Prendiamo Algeria e Zimbabwe, sfidatesi domenica 15 gennaio.

Le “verdi” Volpi del deserto, o Fennecs, del Nord (Africa), guidati dal belga Leekens, avrebbero dovuto fare un sol boccone degli Warriors, i guerrieri del sud (Africa), che non solo erano considerati una squadra materasso, ma che hanno rischiato di non partecipare alla disfida continentale: il mancato pagamento del premio di qualificazione aveva spinto i giocatori a scioperare e saltare il volo per il Gabon e a non presentarsi alla cena ufficiale con il vice-presidente della Nazione il giorno prima di partire.

 “La realtà è che – ha scritto un commentatore italiano – il movimento calcistico è praticamente in bancarotta, così come  tutto il Paese”. Alla fine si è raggiunto l’accordo e  i giocatori hanno ottenuto i 5 mila dollari che reclamavano, ma non le..maglie. La squadra si è trovata quasi in braghe di tela: le maglie con cui è scesa in campo contro l’Algeria sono state recuperate all’ultimo momento grazie al regalo di una società di Singapore. Tra l’altro lo Zimbabwe è stato eliminato dalle qualificazioni ai Mondiali del 2018 per non avere pagato lo stipendio di 67 mila dollari all’ex allenatore José Claudinei Georgini.

L’Algeria, invece, si presentava come una delle principali favorite: nel 1990 trionfò in casa, in Brasile ha disputato un ottimo mondiale, e annovera il pallone d’oro africano Ryhad Mahrez (che gioca sotto il nostro Claudio Ranieri nel Leicester in Inghilterra), e altri giocatori di livello quali Brahimi (Leicester) , Islam Slimani (Porto), Ghoulam (pilastro del Napoli) Guedioura (Watford, UK), Feghouli (West Ham, UK), Bentaleb (Schalke 04, Germania), Bensebaini (Rennes, Francia). Senza dimenticare altri due che giocano in Italia: Mesbah (Crotone), Taider (Bologna).

 La conclusione del match è nota: il match è finito 2-2, con grande disappunto delle Volpi. La star Mahrez non si è smentita e ha segnato due reti salvando il suo gruppo da una ignominiosa sconfitta. I guerrieri, infatti, erano in vantaggio grazie a un giocatore grane e grosso, ma noto soprattutto per i suoi guai con la giustizia: Nyasha Mushekwy, 27 anni, attaccante di una squadretta cinese di seconda serie, la Dalian Yifang.

Nyasha Musheweki
Nyasha Musheweki

Mushkwi era divenuto tristemente noto nel 2011 perché coinvolto in un giro di scommesse. Se si salvò dalla radiazione, fu solo perché accettò di collaborare con la giustizia. L’anno scorso, invece, ha ricordato la Gazzetta dello Sport, ha attuato lo sciopero della fame contro la ex moglie! Questo perché aveva appreso che la Federazione calcistica del suo paese avrebbe assunto la signora Luminitsa nel dipartimento di marketing. La coppia era ..scoppiata, perché secondo il calciatore, la signora l’aveva tradito con due compagni di squadra.

Non sono queste le uniche amenità che fanno da contorno alla manifestazione più importante del continente. Vogliamo ricordare che cosa è successo al campione del Gabon, Pierre-Emerick Aubameyang? La compagnia aerea gli ha perso i bagagli e, lui, vanesio come pochi, ha dovuto saltare una serata di gala per non presentarsi in tuta sportiva. Con suo grande disappunto, come ha fatto sapere sui social.

E vogliamo parlare della calorosa (e non solo per i 27 gradi ambientali) cerimonia inaugurale del 14 gennaio nello stadio dell’Amicizia? I 40 mila spettatori in attesa di Gabon-Guinea Bissau, dopo essere stati ben bene surriscaldati e spinti a ballare sugli spalti dal rapper francese di origini senegalesi, Booba, a un tratto si sono fermati e ammutoliti in attesa dell’esecuzione degli inni nazionali dei due paesi. Potevano ben aspettare. Il tecnico aveva perso la chiavetta con i due inni e quindi è stato..suonato il silenzio! Alla fine il pubblico stanco di aspettare, si è messo a cantare senza musica. E la partita poi è potuta cominciare.

Ma torniamo ancora a bomba, ovvero alla legione degli “stranieri” convocati per la Coppa.

Prendiamo le formazioni del match tanto atteso tra Costa d’Avorio, campione in carica favorito per il bis, e Togo (lunedì 16 gennaio). Fra gli 11 “Elefanti” (questo il soprannome degli ivoriani) scesi in campo nel primo tempo, solamente il portiere Sylvain Gbohouo gioca in patria. Gli altri 10 vivono e scalciano in Europa: Eric Bailly (United, Uk), Kodja (Aston Villa, Uk), Zaha (Crystal Palace, Uk), Kalou (Hertha, Germania), Aurier (Psg, Francia), Serey e Traoré (Basilea, Svizzera) e Kessié, attesissimo quanto deludente, dell’Atalanta. Traorè, poi, è un caso emblematico: ha militato in due formazioni australiane e del paese dei canguri ha perfino il passaporto.  

Avrebbe addirittura voluto giocare con la nazionale australiana, ma non gli è stato consentito perché aveva già indossato la maglia del paese natale. Tanti altri giocatori, invece,  pur nati in Europa, hanno rinunciato a giocare in Belgio, Portogallo, Svizzera, Svezia, Inghilterra, Francia e schierarsi dalla parte delle radici: sono tornati a casa (dei genitori), con un’emigrazione al contrario. Secondo un calcolo della Gazzetta dell Sport sono ben 53 i giocatori delle nazionali di Congo, Marocco, Algeria, Mali, Senegal nati nel vecchio continente.

Sempre per la cronaca, il risultato finale di Costa d’Avorio-Togo è stato di parità senza reti. Una sorpresa, l’ennesima delle prime tre giornate del torneo nel quale su 6 partite ben quattro sono finite in pareggio. E solo due con una vittoria: il Senegal, che ha sconfitto la Tunisia 2-0 (15 gennaio) e (16 gennaio) la Repubblica Democratica del Congo (noti anche come Leopardi) che ha fatto il colpaccio piegando 1-0 il Marocco, detti pure <I leoni dell’Atlante>. Il cammino è ancora tanto e 32 partite sono lunghe da giocare da qui al 5 febbraio e di colpi gobbi ne vedremo altri.

Il Marocco è uno dei grandi favoriti, infarcito pure lui di nomi illustri, quali lo juventino Benatia, il napoletano El Kaddouri,e poi Gonzalez (Benfica), Da Costa (Olympiacos, Grecia). Per farla corta: della rosa del Marocco solo uno “ruggisce” in casa. Tutti gli altri si esibiscono in Italia, Francia, Olanda, Spagna, Portogallo, Grecia, Inghilterra, Germania, Belgio.

E’ proprio vero: è un Africa che sa d’America, d’Asia, d’Australia, ma, soprattutto, d’Europa. E c’è ancora chi, in Europa, vuole costruire muri.

Costantino Muscau
muskost@gmail.com

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Corrispondente dall'Africa, dove ho visitato quasi tutti i Paesi