I finanziamenti italiani e UE agli stupratori sudanesi: 25 eurodeputati scrivono a Roma

Dal Nostro Inviato Speciale
Massimo A. Alberizzi
Nairobi, 28 ottobre 2016

Dopo l’articolo di Africa ExPress che ha denunciato il maldestro tentativo italiano di fornire un aiuto logistico al Sudan per controllare le frontiere e rimandare a casa i profughi in fuga dall’inferno dei loro Paesi, 25 parlamentari europei, guidati dall’italiana Barbara Spinelli e dalla francese Marie-Christine Vergiat, hanno deciso di scrivere ai ministri Alfano (Interni) e Gentiloni (Esteri) e al capo della polizia Franco Gabrielli, per chiedere spiegazioni.

L’articolo di Africa ExPress, “Sudan, nella guerra contro i migranti l’Italia finanzia e aiuta i janjaweed” (riferiva, tra l’altro, che gli aiuti italiani finiranno direttamente nelle mani dei “diavoli a cavallo”, assassini, stupratori e rapitori di bambini, divenuti famosi in Darfur, la regione occidentale del Sudan, per la loro brutalità. Terrorizzavano la popolazione bruciando i loro villaggi.

Gli ex janjaweed hanno abbandonato i cavalli e i cammelli e ora si muovono con i fuoristrada
Gli ex janjaweed hanno abbandonato i cavalli e i cammelli e ora si muovono con i fuoristrada

I migranti che attraversano il Sudan per raggiungere passando per la Libia le coste del Mediterraneo, scappano soprattutto da Eritrea, Somalia, Sud Sudan, dove rischiano di finire sotto il pugno di ferro del regine più repressivo del mondo assieme alla Corea del Nord (Eritrea) o nel tritacarne di due guerre dove i morti che si contano sono soprattutto civili (Somalia e Sud Sudan).

La lettera, che per conoscenza è stata inviata a Filippo Grandi, direttore dell’UNHCR (l’agenzia delle Nazioni Unite che si occupa di proteggere i profughi) e a Lacky Swing, direttore dello IOM (Organizzazione Internazionale per le Migrazioni), chiede chiarimenti sul rimpatrio forzato di 40 sudanesi arrestati alla frontiera di Ventimiglia in agosto e rispediti in fretta e furia a Khartoum.

“Tale espulsione di massa – scrivono i parlamentari europei – ha portato alla luce l’esistenza di un Memorandum d’intesa con il Sudan sottoscritto il 3 agosto a Roma dal capo della polizia italiana Franco Gabrielli e dal suo omologo sudanese, generale Hashim Osman Al Hussein, alla presenza di funzionari del ministero dell’Interno e del ministero degli Affari esteri. Un accordo tenuto a lungo segreto, mai discusso né ratificato dal Parlamento italiano, che prevede la collaborazione delle polizie dei rispettivi Paesi nella gestione delle migrazioni e delle frontiere”.

Il generale capo della polizia sudanese Hashim Osman Al Hussein (foto SUNA)
Il generale capo della polizia sudanese Hashim Osman Al Hussein (foto SUNA)

Qual è la natura degli accordi, anche finanziari, tra Italia e Sudan, si chiedono i firmatari della missiva, preoccupati che il denaro stanziato dall’Unione Europea finisca nelle casse di un Paese che non tiene in alcuna considerazione i diritti umani. Sul presidente sudanese Omar Al Bashir e su alti funzionari del regime al potere, tra l’altro, pende un mandato di cattura emesso dalla Corte Penale Internazionale per crimini di guerra e contro l’umanità, genocidio e stupro.

In cambio dell’erogazione di 1,8 miliardi di euro da parte del Fondo Fiduciario per l’Africa (EUTF), cui l’Italia contribuisce con 10 milioni di euro, “dittature come quella sudanese diventano partner dell’Unione nel processo di esternalizzazione del controllo delle frontiere, ricevendo finanziamenti che mescolano in maniera molto rischiosa gli aiuti allo sviluppo e misure probabilmente repressive contro i migranti”.

Il governo italiano teme il passaggio in parlamento, infatti annovera gli aiuti che si accinge a fornire al Sudan sotto la voce aiuti alla cooperazione allo sviluppo. Un escamotage ingannevole perché si tratta di un vero sostegno militare. Nelle prossime settimane è atteso in Italia un gruppo di sudanesi, probabilmente ex janjaweed. Parteciperanno a un training militare necessario per combattere il traffico di esseri umani Insomma una perfetta guerra ai migranti.

Forse che Renzi e Gentiloni si aspettano che gli ex janjaweed, che ora hanno cambiato nome e si chiamano Rapid Support Forces abbiano cambiato anche abitudini? Quante donne in fuga dal loro Paese, saranno stuprate nel deserto libico da gentaglia coperta dalla bandiera (e dai soldi) dell’Italia e dell’Unione Europea? Quanti uomini saranno uccisi e quanti ragazzini ridotti in schiavitù.

Ragazzine eritree in fuga dal loro Paese
Ragazzine eritree in fuga dal loro Paese

Scrivono infatti le eurodeputate e gli eurodeputati: “Secondo numerose fonti, tra i beneficiari dei Fondi europei per la gestione dei flussi migratori ci saranno le milizie Janjawid, note per la pulizia etnica attuata nel Darfur. Quel che si teme è che simili accordi, anche con il contributo di tali milizie, abbiano come scopo non dichiarato quello di impedire ai profughi eritrei, etiopi e sudanesi di raggiungere la Libia e attraversare il Mediterraneo”.

I firmatari della lettera infine sostengono che il mancato passaggio del Memorandum d’intesa alle Camere costituisce una violazione dell’art. 80 della Costituzione italiana e chiedono che “sia fatta luce sulla natura degli accordi, anche finanziari, con il Sudan. In questo ambito ricordiamo che il fondo fiduciario UE per l’Africa è in gran parte finanziato con fondi per lo sviluppo, e che questi ultimi non devono essere condizionati a politiche di controllo e dissuasione dei flussi migratori”.

Massimo A. Alberizzi
massimo.alberizzi@gmail.com
twitter @malberizzi

 

Ecco il testo integrale della lettera inviata dagli eurodeputati

 Alla cortese attenzione:
del Ministro dell’Interno
Angelino Alfano

del Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale
Paolo Gentiloni

del Capo della Polizia di Stato, direttore generale della Pubblica Sicurezza
Prefetto Franco Gabrielli

e per conoscenza:

all’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR)
dott. Filippo Grandi,

al Direttore generale dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (IOM)
ambasciatore William Lacy Swing

Bruxelles, ottobre 2016

Gentili Onorevoli Angelino Alfano e Paolo Gentiloni, gentile Prefetto Franco Gabrielli,

ci rivolgiamo a voi in merito al rimpatrio forzato avvenuto lo scorso 24 agosto di 40 profughi sudanesi arrestati a Ventimiglia e dintorni, condotti all’aeroporto di Torino-Caselle e caricati su un volo charter Egyptair con destinazione Khartoum.

Tale espulsione di massa, la cui legittimità è stata contestata da associazioni, ong e parlamentari, ha portato alla luce l’esistenza di un Memorandum d’intesa con il Sudan[1] sottoscritto il 3 agosto a Roma dal capo della polizia italiana Franco Gabrielli e dal suo omologo sudanese, generale Hashim Osman Al Hussein, alla presenza di funzionari del ministero dell’Interno e del ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale. Un accordo tenuto a lungo segreto, mai discusso né ratificato dal Parlamento italiano, che prevede la collaborazione delle polizie dei rispettivi Paesi nella gestione delle migrazioni e delle frontiere.

Barbara Spinelli
Barbara Spinelli

Il comunicato diffuso dall’Ambasciata italiana a Khartoum precisa che l’accordo “si iscrive nel più ampio quadro di cooperazione tra Sudan e Unione Europea sui temi migratori: in particolare il Processo di Khartoum, lanciato in Italia nell’autunno del 2014, e il Fondo fiduciario d’emergenza dell’Unione europea per la stabilità e la lotta contro le cause profonde della migrazione irregolare e del fenomeno degli sfollati in Africa, lanciato nel novembre 2015 al vertice di La Valletta”.[2]

In cambio dell’erogazione di 1,8 miliardi di euro da parte del Fondo Fiduciario per l’Africa (EUTF), dittature come quella sudanese diventano in tal modo partner dell’Unione nel processo di esternalizzazione del controllo delle frontiere. Ricordiamo che la Corte penale internazionale ha emesso nel 2009 un mandato di arresto contro il Presidente del Sudan Omar al-Bashir per crimini di guerra e crimini contro l’umanità.

L’Italia contribuisce all’EUTF con 10 milioni di euro, collocandosi tra i primi due Paesi erogatori.

Il Fondo fiduciario di emergenza dell’Unione dovrebbe erogare al Sudan 173 milioni di euro complessivi, destinati allo sviluppo e alla gestione dei migranti, mescolando in maniera molto rischiosa gli aiuti allo sviluppo e misure probabilmente repressive contro i migranti.

Il Memorandum d’intesa con il Sudan ha un ruolo precursore. Interrogato da associazioni, giornalisti e parlamentari, il Prefetto Gabrielli ha peraltro difeso la scelta di non sottoporlo a esame parlamentare: “É uno strumento di cooperazione di polizia e non necessita di un passaggio in Parlamento”.[3] “Quanto alla presunta illegalità dell’accordo in base al quale i migranti sono stati rimpatriati – ha aggiunto in un’intervista successiva – occorre precisare che l’accordo è stato regolarmente firmato con uno Stato che gode del pieno riconoscimento internazionale del nostro Paese”.[4] Un pieno riconoscimento concesso a uno Stato i cui richiedenti asilo, nel 2015, hanno ottenuto dall’Italia la protezione umanitaria nel 60 per cento dei casi.

Secondo numerose fonti, tra i beneficiari dei fondi europei per la gestione dei flussi migratori ci saranno le milizie Janjawid, o Rapid Support Forces (RSF), note per la pulizia etnica attuata nel Darfur. Quel che si teme è che simili accordi, anche con il contributo di tali milizie, abbiano come scopo non dichiarato quello di impedire ai profughi eritrei, etiopi e sudanesi di raggiungere la Libia e attraversare il Mediterraneo.

Marie Christine Vergiat
Marie Christine Vergiat

Lo scorso 30 agosto, durante una conferenza stampa tenutasi a Khartoum presso il ministero della Difesa sudanese, il comandante dell’Rsf Mohamed Hamdan  Daglo (detto Hametti) ha sostenuto di controllare il traffico dei migranti per conto dell’Europa e ha lasciato intendere che, se l’Unione non aumenterà il suo già notevole sostegno economico, le milizie al suo comando potrebbero sospendere le operazioni nel deserto libico e facilitare la ripresa degli attraversamenti del Mediterraneo.[5] Le milizie sono state dispiegate ai confini settentrionali del Paese dallo scorso maggio: in circa tre mesi, in diverse operazioni, hanno fermato almeno 800 migranti, per la maggior parte eritrei, immediatamente rimpatriati. Malgrado la smentita della delegazione dell’UE a Khartoum,[6] Yasser Arman, il segretario generale del Sudan People’s Liberation Movement-North (Splm-N) – il movimento di opposizione armata che combatte il governo di Khartoum nel Sud Kordofan e nel Blue Nile – ha affermato di avere le prove del piano del governo sudanese inteso a rafforzare le Rsf con i fondi europei, affidando loro il controllo dei confini, e si è appellato all’UE perché non contribuisca a prolungare i conflitti aperti in Sudan.[7]

Chiediamo che parte abbia il governo italiano in questo piano, anche alla luce della denuncia avanzata da Yasser Arman: “Abbiamo accurate informazioni secondo cui esiste un piano dell’Unione Europea per finanziare le RSF. In particolare la Germania metterebbe a disposizione il denaro necessario, mentre all’Italia è stato affidato il supporto logistico”.[8] Tale accusa, confermata da fonti diplomatiche ONU a Khartoum, secondo il corrispondente di “Africa Express”,[9] è stata ripresa dall’eurodeputato Ignazio Corrao, secondo il quale “l’Italia sarebbe stata incaricata di fornire supporto logistico alle milizie Janjawid”.[10]

Il dittatore sudanese ricercato dalla Corte Penale Internazionale Omar Al Bashir
Il dittatore sudanese ricercato dalla Corte Penale Internazionale Omar Al Bashir

Rileviamo che il Memorandum d’intesa costituisce un atto politico che si iscrive nel contesto della cooperazione tra Sudan e Unione Europea in materia di immigrazione. La pretesa natura di atto puramente interno e amministrativo è smentita nello stesso Preambolo.[11] Per questo motivo, riteniamo che il mancato passaggio alle Camere costituisca una violazione dell’art. 80 della Costituzione italiana.[12]

Alle autorità italiane, chiediamo inoltre un chiarimento sul rimpatrio forzato dei 40 profughi sudanesi, avvenuto lo scorso agosto.

Domandiamo infine che sia fatta luce sulla natura legale degli accordi, anche finanziari, con il Sudan. In questo ambito ricordiamo che il Fondo fiduciario UE per l’Africa è in gran parte finanziato con fondi per lo sviluppo, e che questi ultimi non devono essere condizionati a politiche di controllo e dissuasione dei flussi migratori.

In attesa di una gentile risposta inviamo distinti saluti,

Barbara SPINELLI – GUE/NGL
Marie-Christine VERGIAT – GUE/NGL
Maite PAGAZAURTUNDÚA RUIZ – ALDE
Ana GOMES – S&D
Ignazio CORRAO – EFDD
Laura FERRARA – EFDD
Josu JUARISTI ABAUNZ – GUE/NGL
Estefanía TORRES MARTÍNEZ – GUE/NGL
Bodil VALERO – Greens/EFA
Tamás MESZERICS – Greens/EFA
Dimitrios PAPADIMOULIS – GUE/NGL
Stefan ECK – GUE/NGL
Kostadinka KUNEVA – GUE/NGL
Malin BJÖRK – GUE/NGL
Eva JOLY- Greens/EFA
Fabio Massimo CASTALDO – EFDD
Julie WARD – S&D
Elly SCHLEIN – S&D
Tania GONZÁLEZ PEÑAS – GUE/NGL
Rina Ronja KARI – GUE/NGL
Marina ALBIOL GUZMÁN – GUE/NGL
Paloma LÓPEZ BERMEJO – GUE/NGL
Bart STAES – Greens/EFA
Patrick LE HYARIC – GUE/NGL
João PIMENTA LOPES – GUE/NGL

[1] Memorandum d’intesa tra il Dipartimento della Pubblica Sicurezza del Ministero dell’Interno italiano e la Polizia nazionale del Ministero dell’Interno sudanese per la lotta alla criminalità, gestione delle frontiere e dei flussi migratori ed in materia di rimpatrio, 3 agosto 2016, http://www.asgi.it/wp-content/uploads/2016/10/accordo-polizia-Italia-Sudan_rev.pdf.

[2] Firmato memorandum di intesa tra Italia e Sudan su migrazione, “Stranieri in Italia”, 5 agosto 2016, http://www.stranieriinitalia.it/attualita/attualita/attualita-sp-754/firmato-memorandum-di-intesa-tra-italia-e-sudan-su-migrazione.html.

[3] Migranti rimpatriati in Sudan, tutto regolare”, “L’Avvenire”, 28 settembre 2016. http://www.avvenire.it/Cronaca/Pagine/migranti-rimpatriati-in-sudan-gabrielli.aspx.

[4] Migranti: Dipartimento Ps, regolare rimpatrio 40 sudanesi, “Libero”, 6 settembre 2016, http://www.liberoquotidiano.it/news/ultim-ora/11960544/migranti-dipartimento-ps-regolare-rimpatrio-40-sudanesi.html.

[5] Sudan says it is combating illegal migration ‘on behalf of Europe’, “Sudan Tribune”, 30 agosto 2016, http://www.sudantribune.com/spip.php?article60087.

[6] Sudan. L’UE smentisce che fondi europei finanzino i Janjawid, “Nigrizia”, 7 settembre 2016, http://www.nigrizia.it/notizia/sudan-lue-smentisce-che-fondi-europei-finanzino-i-janjaweed.

[7] Bianca Saini, Khartoum non si accontenta, “Nigrizia”, 5 settembre 2016, http://www.nigrizia.it/notizia/khartoum-non-si-accontenta.

[8] Massimo A. Alberizzi, Sudan: nella guerra contro i migranti l’Italia finanzia e aiuta i Janjaweed, “Africa Express”, 4 settembre 2016, http://www.africa-express.info/2016/09/05/sudan-nella-guerra-contro-i-migranti-litalia-finanzia-e-aiuta-i-janjaweed/.

[9] Ivi.

[10] Ignazio Corrao, L’aiuto italiano/europeo alle milizie Janjaweed per fermare i migranti, 7 settembre 2016, http://www.ignaziocorrao.it/laiuto-italiano-europeo-alle-milizie-janjaweed/.

[11] Memorandum d’Intesa, Preambolo: «Le Parti intendono promuovere e sviluppare la collaborazione di polizia per la prevenzione e il contrasto alla criminalità nelle sue varie forme, con particolare riferimento […] a tratta di persone e traffico di migranti, immigrazione irregolare, […] gestione delle frontiere e dei flussi migratori e in materia di rimpatrio, nonché della prevenzione e contrasto del terrorismo internazionale».

[12] Costituzione della Repubblica Italiana, Parte II, Titolo I, Sezione II: «Le Camere autorizzano con legge la ratifica dei trattati internazionali [cfr. art. 87 c. 8] che sono di natura politica, o prevedono arbitrati o regolamenti giudiziari, o importano variazioni del territorio od oneri alle finanze o modificazioni di leggi [cfr. artt. 72 c. 4, 75 c. 2, V]».

Please follow and like us:

Corrispondente dall'Africa, dove ho visitato quasi tutti i Paesi