Alla Fondation Cartier, una mostra sull’arte e la cultura del Congo dagli anni ’20 ad oggi

Speciale per Africa ExPress
Alessandra Panunzio
Milano, 22 luglio 2015

Lo scorso 11 luglio è stata inaugurata presso la Fondation Cartier pour l’Art Contemporain di Parigi l’esposizione Beauté Congo – 1926-2015 – Congo Kitoko”, curata dall’esperto di arte africana e gallerista francese, André Magnin.

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La mostra, aperta al pubblico fino al prossimo 15 novembre, ripercorre quasi un secolo di storia della variegata produzione artistica della Repubblica Democratica del Congo dagli anni ’20 fino ai giorni nostri, comprendendo varie forme di arti figurative, dalla pittura alla scultura, dalla fotografia al fumetto, senza tralasciare l’espressione musicale.

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L’inizio dell’arte moderna congolese si colloca alla fine degli anni ’20, grazie alle prime opere su carta realizzate da Albert e Antoinette Lubaki e Djilatendo che, nel periodo della colonizzazione belga, ispirano prevalentemente la loro opera alla natura e alla vita quotidiana, alle leggende locali ed ai sogni.

Dopo la seconda guerra mondiale, il pittore francese Pierre Romain-Desfossés si stabilisce in Congo, a Elisabethville, dove fonda l’Atelier du Hangar, scuola di pittura, presso la quale si formano gli artisti Bela Sara, Mwenze Kibwanga e Pili Pili Mulongoy, caratterizzati, ciascuno a suo modo, da un’interpretazione gioiosa e multicolore della realtà.

Alla fine degli anni ’70 un gruppo di artisti che amano definirsi “artisti popolari” si presentano all’interno di una mostra collettiva organizzata a Kinshasa ed intitolata “Art partout” (1978): Chéri Samba, Chéri Chérin e Moke si ispirano al contesto urbano e agli eventi quotidiani, politici e sociali del Congo. Di pari passo prende piede un filone di artisti guidato da Papa Mfumu’eto, che si dedicano con successo al fumetto, e di cui oggi J.-P. Mika – autore della locandina della mostra “Beauté Congo” – è uno degli esponenti più interessanti.

Boxeur

I fondatori del collettivo Eza Possibles, Pathy Tshindele e Kura Shomali, sono esponenti di un nuovo movimento artistico, nato agli inizi degli anno 2000, che rivendica la sua indipendenza dalla formazione tradizionale proposta dell’Accademia di belle arti di Kinshasa e dà vita ad un’espressione artistica estremamente originale attraverso pittura e collage.

Arte congolese

Per la sezione fotografica, l’opera di Jean Depara e Ambroise Ngaimoko è una testimonianza della vita congolese negli anni seguiti alla conquista dell’indipendenza. É principalmente a Depara che dobbiamo i vivaci quadri della animata vita notturna di Kinshasa degli anni ’50 e ’60, ed alcuni straordinari ritratti degli stravaganti dandy locali, i celebri Sapeurs.

La musica fa da sottofondo alla scena culturale urbana del paese, dalla rumba, diffusasi all’inizio degli anni ’50, al jazz, al soul, al rap e alla musica dance, e la mostra “Congo Beauté” le riserva tutto lo spazio che merita dentro e fuori lo spazio espositivo, anche attraverso il programma di eventi musicali Nomadic Nights che accompagnerà l’iniziativa fino alla sua conclusione.

Un’occasione imperdibile per familiarizzare con il volto meno noto dell’universo africano, quello della joie de vivre, della fantasia creativa e di un’inesauribile vitalità, quello che le cronache dal continente generalmente trascurano, o forse più semplicemente ignorano.

Alessandra Panunzio
apanunzio@hotmail.com

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Corrispondente dall'Africa, dove ho visitato quasi tutti i Paesi