La Guinea Equatoriale sfida la Farnesina: altro italiano in Galera

Speciale per Africa Express
Andrea Spinelli Barrile
Roma, 28 giugno 2015

La situazione degli italiani in Guinea Equatoriale si fa sempre più drammatica: Roberto Berardi, in carcere dal gennaio 2013, attende senza speranze la data del 7 di luglio, quando, secondo il Tribunale di Bata, verrà liberato dall’inferno della galera. Si teme che il regime dittatoriale del sanguinario Teodoro Obiang escogiti un nuovo pretesto per tenerlo chiuso in cella.

Ma c’è anche di peggio. Fabio Galassi, arrestato e detenuto a Bata dal 21 marzo scorso e ancora in attesa di conoscere le accuse, è stato protagonista mercoledì sera di un servizio del telegiornale nazionale guineano sul canale TVGE: in studio il giornalista lo ha accusato di essere stato “beccato con le mani in pasta” mentre tentava la fuga con soldi e documenti della società che amministrava, la General Work.

Appellandolo con l’epiteto di “cabron” (letteralmente “stronzone”) l’anchorman ha lanciato un breve servizio che comprende un’intervista a Galassi, il quale viene mostrato con indosso la divisa del carcere, molto dimagrito rispetto alle immagini mostrate in tv in occasione dell’arresto con il figlio Filippo.

To accompany feature Equatorial Poverty

La General Work, azienda fondata nel 2001 da altri soci italiani, già oggetto in passato di oscure macchinazioni della cleptocrazia al potere in Guinea Equatoriale (Igor Celotti, uno dei proprietari, nel 2007 morì in uno strano incidente aereo dal quale il pilota uscì miracolosamente incolume), da mesi non pagava gli stipendi ai dipendenti e le fatture ai fornitori, situazione aggravatasi dopo che nel novembre scorso la Camera di Commercio del piccolo paese africano aveva dichiarato lo Stato insolvente nei confronti di tutte le aziende straniere.

Un destino comune a molti, anche in tempi più prosperosi, con imprenditori spogliati di tutto e accusati a diverso titolo di questo o quel reato societario e fiscale.

Analizzando lo stile di quel servizio televisivo appare evidente come il tentativo muscolare e mediatico risponda perfettamente alle esigenze diffamatorie del regime.

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A Filippo Galassi invece, figlio di Fabio e anch’egli dipendente della General Work, erano stati concessi gli arresti domiciliari, fino a giovedì. Dopo la messa in onda del servizio infatti la polizia ha prelevato Filippo in casa, pare sostenendo di aver tentato di evadere dagli arresti, e portato in carcere. Con lui c’era anche un suo amico, e dipendente dell’azienda, Daniel Candio, 24 anni di Roma, anch’egli arrestato.

Attualmente tutti e quattro gli italiani nel carcere di Bata si trovano detenuti illecitamente, ognuno per motivi diversi: Berardi, che ha finito di scontare la pena, i due Galassi, dal 21 marzo senza conoscere il reato che avrebbero commesso, e Candio in fermo di polizia oltre le 72 ore previste come lecite dal codice penale della Guinea Equatoriale.

In questo quadro stordisce ancora il silenzio della nostra diplomazia, che sembra impotente spettatore di fronte a queste aperte violazioni delle stesse leggi della Guinea Equatoriale da parte, tra l’altro, di chi le ha scritte e dovrebbe farle rispettare: una questione della quale l’ambasciatrice guineana a Roma è perfettamente al corrente ma della quale non ha dovuto ancora rendere conto a nessuno.

catene ai piedi

L’ambasciata romana è infatti placidamente indisturbata ed è sconvolgente pensare che questo avviene in uno dei momenti più pericolosi per i connazionali in Guinea Equatoriale: negli ultimi mesi il regime degli Obiang ha dato una stretta feroce alla società civile ed agli stranieri e nel paese, racconta qualcuno, si vive “lo stesso clima che c’era in Costa d’Avorio qualche anno fa, prima della guerra civile”.

Cose che a Roma sembrano ignorare completamente: sul sito della Farnesina, infatti, il nome della Guinea Equatoriale non compare da nessuna parte sul portale “Viaggiare Sicuri”, che dovrebbe avvisare i connazionali di questo o quel pericolo. E questo avviene nonostante numerosi giornalisti e testate, come Africa ExPress, continuano a scrivere di violenze settarie, violazioni del diritto e della costituzione, arresti arbitrari.

Andrea Spinelli Barrile
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Corrispondente dall'Africa, dove ho visitato quasi tutti i Paesi