I profughi eritrei a Lampedusa e le promesse mancate dell’Italia

NOSTRO SERVIZIO PARTICOLARE
Cornelia I. Toelgyes

1 novembre 2013
Non è facile fare il punto della situazione; abbiamo una sola certezza : sono decedute 367 persone e abbiamo i nomi di 365, pubblicati in un sito proprio pochi giorni fa. I familiari non hanno avuto timore nel farli pubblicare. Non hanno paura dell’ira, delle ripercussioni di Isayas Afeworki, il presidente eritreo. La perdita di un familiare, di una persona cara, cancella anche questo: la paura.

Il dittatore mostra, invece, qualche segno di irrequietezza. Qualcuno ha affisso i nomi dei deceduti in una pizza di Asmara. Le persone si avvicinano, piangono,, pregano. Questo non piace alla “piovra”, che ha i suoi tentacoli ovunque. Infatti per lui i morti di Lampedusa sono una sconfitta. Indirettamente deve ammettere ciò che ha sempre negato: “Qui in Eritrea il tasso di emigrazione è pari a zero”, quando il mondo intero, ONU compresa, sa, che ogni mese moltissimi giovani fuggono da questo paese, nel quale non trovano né futuro, né pace.

Negli ultimi giorni ha fatto arrestare più o meno 150 cristiani mentre erano riuniti in preghiera. In un raid sono stati fermai 1500 giovani nella sola Asmara e sono stati inviati nei centri di addestramento militare in varie parti del paese; altri sono stati fermati in varie città, ma i suoi fedeli militari hanno espresso i loro dubbi. Il dittatore ha dovuto chiedere aiuto ai mercenari etiopici, miliziani antigovernativi rifugiati in Eritrea.

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E

In Italia il dopo Lampedusa si presenta così: i sopravvissuti si trovano ancora nei centri di prima accoglienza, dove le condizioni di vita non sono delle migliori. Inoltre, spesso le nostre autorità si avvalgono di mediatori culturali /interpreti che sono spie del governo Eritreo, un fatto denunciato proprio in questi giorni da don Mussie Zerai, un sacerdote eritreo, sempre in prima linea nella difesa dei diritti umani. Don Zerai chiede inoltre che venga aperta un’inchiesta su due natanti che avrebbero ignorato l’SOS del barcone. Forse anche questa strage si sarebbe potuta evitare. Continuo a ripetere che molte persone non esistono per la distrazione di altri, ahimè.

Mi chiedo inoltre se il governo italiano e l’Unione Europea hanno veramente l’intenzione di proteggere i profughi o se lasciarli nei tentacoli della piovra eritrea anche qui. Che fine hanno fatto le promesse dei primi giorni dopo la tragedia? “Mai più respingimenti”, avevano assicurato, tra le altre cose, le autorità. Sta di fatto che pochi giorni fa il ministero della Difesa ha dichiarato in una nota che ha preso il via, a Tripoli, la prima fase del progetto per l’addestramento delle nuove Forze Armate e di Sicurezza libiche da parte dei militari italiani, regolato dal “Memorandum of Understanding”, firmato a Roma il 28 maggio 2012. Il loro compito sarà quello di impedire che i profughi raggiungano l’Italia. E’ questo l’obbiettivo “umanitario” che si vuole raggiungere? I rifugiati cercano – lo dice la parola stessa – un rifugio. Tenerli lontani con la forza non risolve il problema, lo procrastina solamente.corpi dei morti

Rileggendo un articolo dettagliato di Marina Rini sulla situazione dei centri di addestramento militare in Eritrea, pubblicato nel settembre 2002 dal Magazine del Corriere della Sera, voglio ricordare il racconto di un giovane eritreo, che ormai vive e lavora da anni in Norvegia. E’ venuto a Lampedusa per identificare la salma della sorella e per assistere alla commemorazione ad Agrigento, sotto l’occhio vigile dell’ambasciatore Eritreo. “Mia sorella – ricorda – mi ha chiamato, dicendomi di voler lasciare il paese, il servizio militare obbligatorio. La picchiavano, la maltrattavano. Le mandai un po’ di denaro. Una notte ricevetti una terribile telefonata. Era caduta nelle mani dei trafficanti del Sinai. Affrontammo anche questa tragedia e come per miracolo un giorno mi disse al telefono di essere in Libia, di aver trovato uno scafista, disposto a portarla in Italia. Le inviai altri soldi. Ora lei è qui, in Italia, ed io non ho più lacrime per piangere. Sentirò il rimorso per tutta la vita”.

Mentre i potenti davanti alla tragedia di Lampedusa si girano nuovamente dall’altra parte, noi, semplici cittadini del mondo, continuiamo ad esprimere la nostra indignazione ed è proprio l’indignazione profonda l’unica strada che porta verso un mondo migliore, quel mondo che dovremmo consegnare ai nostri figli.

Cornelia I. Toelgyes
corneliacit@hotmail.it
twitter @cotoelgyes

About the song in the video:

Song “Are You Listening” – The lyrics and presentation of this song seems so suitable for the pain and suffering of the Eritrean people and specially those who has been the victims of drowning, human trafficking and organ harvesting looking for a better life in Europe and in the west. May God rest their soul in peace.

Originally the song ….. In January 2010 after Haiti had a devastating earthquake, Kirk Franklin got an ensemble of gospel artists together to sing the song he wrote, called “Are You Listening”. They included: Yolanda Adams, Jeremy Camp, Shirley Caesar, Dorinda Clark-Cole, Natalie Grant, Fred Hammond, Tamela Mann, David Mann, Mary Mary, Donnie McClurkin, Bishop Paul S. Morton, J. Moss, Smokie Norful, Marvin Sapp, Karen Clark-Sheard, Kierra Sheard, BeBe Winans, Cece Winans, and Marvin Winans. The content of the song was so suitable for the pain and suffering of the Eritrean people and specially those who has been the victims of drowning, human trafficking and organ harvesting looking for a better life in Europe and in the west. May God rest their soul in peace.

ARE YOU LISTENING
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I was hungry you feed me
Naked you clothed me
They will know us by our love

Can’t imagine how it felt as layed there
Through the dark through the heat through the cold
With your friend by your side held his hand and watched him die
And you cried as you prayed for his soul

I can’t imagine how it felt as you stood there
Through the winds that would just not go away (um huh)

Kiss my wife tell my son my work on earth is done
You’re the one that can still hear them say (ooh)

Is there anybody out there listening
And does anybody know my name
No my friend we were not there
But we’re here and we care
And yes we feel your pain (ooh yes)
And yes we feel your pain

I can’t imagine how you felt as you sat there
Trying to hide the fear upond your face

As the earth begins to cry and you ask the preacher why
Tonight we can hear the children say (hear them say)

Is there anybody out there listening
And does anybody know my name (anybody)
No my friend we were not there
But we’re here and we care
And yes we feel your pain (ooh)

And does anybody out there know me (Do you know me)
Can you stop the clock make this go away(make it do away)
No the cross we can not bare but god can and he cares
And yes he feels your pain (we can feel the pain)
And yes he feels your pain

And can anybody see because my faith is getting weak
Don’t know how much more I can take
Hear my heart and please don’t delay (lay)

Is there anybody out there listening
And does anybody my name
No my friend we were not there
But we’re here and we care(oh oh)
And yes we feel your pain (YEAH)

Is there anybody out there listening
(Does anybody know) does anybody my name
(Does anyone know my name)
No my friend we were not there
And I look right hear and I care (we hear and we care)
And yes (yes)he feels your pain (I feel your pain) (yeaaaah)

Does anybody out there know me(know me)
Please stop the clock and make this go way (you can make it go away)

No that cross I can not bare but he can and he cares
And (yes) feels your pain (oh yes)
And yes he feels your pain
And yes he feels your pain(feels your pain)(thank you jesus)

The clock is ticking we hear you (oh my oh my) we see you
He’s got the whole world in his hands (oh ohh)
He’s got the whole world in his hands (you and me sister you and me brother)

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Corrispondente dall'Africa, dove ho visitato quasi tutti i Paesi